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Ascolti

Un’affascinante serie di concerti per i Rolling Stones la loro tournee americana del 2015,soprattutto perché per la prima volta dagli inizi settanta viene riproposto,tra gli altri brani,l’intero “Sticky Fingers” del 1971,con la registrazione dell’intero spettacolo il 20 maggio al “Fonda Theatre” di Los Angeles,un piccolo teatro sull’Hollywood Boulevard da circa 1300 posti.L’album in questione arriva dopo i capolavori “Beggars Banquet” e “Let it Bleed”,quest’ultimo conosciuto come il disco che presentò il nuovo chitarrista Mick Taylor al posto di Brian Jones,allontanato per i suoi eccessi,che troverà poi la morte poco tempo dopo.Considerato uno dei grandi capolavori del gruppo,ricordiamo “Pietra Miliare Onda Rock” e tra  primi cento album più belli di sempre,in “Sticky Fingers”-mitica fu anche la copertina con una vera cerniera che aprendola poneva alla luce il pacco degli Stones-trovano spazio brani celebri come l’eterna “Brown Sugar” e per il periodo la significativa “Sister Morphine” scritta in collaborazione con Marianne Faithfull l’allora compagna di Jagger,la bellissima ballata “Wild Horses” che venne registrata ancor prima da Gram Parsons e tanto tanto blues,da sempre il vecchio amore del gruppo.Ma il brano capolavoro è “Can’t You Hear Me Knocking” che con una durata originaria di oltre sette minuti lascia spazio a un superbo assolo di chitarra di Taylor che se la gioca alla pari con Carlos Santana,oltre a un immenso passaggio di sassofono che completa divinamente il brano rendendolo a oggi uno dei pezzi più riusciti e originali dell’intera produzione Stones.Il concerto registrato,complice l’intima atmosfera del piccolo teatro lontanissima come tipologia dai grandi stadi dove il gruppo è solito esibirsi,risulta straordinario e a parte il classico inizio di “Start me up” giusto per scaldare la platea si concentra sull’intero album con una scaletta diversa rispetto al disco,probabilmente quella originaria di registrazione,in un crescendo di emozioni che non vorrebbe mai vedere la fine,con gli Stones in grande spolvero nonostante gli anni che passano per tutti ma evidentemente non così per loro.La classica chiusura con “Jumpin Jack Flash” sigilla una serata di musica fantastica,beato davvero chi era lì,che comunque non dimentichiamo trae spunto quasi del tutto da un album storico e veramente bellissimo che consiglio a tutti di recuperare e riascoltare. (5/8/2021) ****

Singolare la vicenda dell’album del cantautore Roberto Vecchioni “Montecristo”,sottotitolo “La città senza Donne”,pubblicato originariamente nel 1980 dalla casa discografica Philips con cui aveva ripreso i contatti dopo la non felice esperienza dell’anno precedente di “Robinson” edito dall’allora etichetta emergente Ciao Records fondata nel 1978 dall’ex batterista dei “Profeti” Osvaldo Bernasconi e rimasta in attività fino ai primi anni ottanta.Fu proprio la stessa Ciao Records,una volta venuta a conoscenza che Vecchioni sarebbe tornato alla Philips e a disco ultimato,vincendo la causa per inadempienza del contratto,a bloccarne la ristampa non permettendo fino all’ottobre 2020,quando evidentemente si è trovato il modo di risolvere il problema,di ristampare il disco né in vinile né in compact disc.Le nuove edizioni peraltro a colori e con ulteriori disegni,tutti di Andrea Pazienza,sono belle e molto ricche nei contenuti a riaffermare la validità di un progetto che anche allora colse nel segno proponendo una inedita svolta rock nel percorso musicale del cantautore,con il sottotitolo che omaggia in negativo il film di Fellini-cui Vecchioni resta legato-facendo da sfondo a una serie di titoli prevalentemente al femminile.Spicca “Ciondolo”,il capolavoro del disco,dalla incredibile durata,almeno per un cantautore,di oltre nove minuti con un azzeccato arrangiamento in chiave jazz,sul tragico risvolto di un amore finito male.Ulteriori brani da segnalare “La Strega”,sulla madre della sua ex moglie evidentemente non molto amata,”Madre”,un caro omaggio a chi l’ha cresciuto,ma soprattutto la splendida “Canzone da Lontano”,dedicata alla figlia che per evidenti motivi di lavoro non ha potuto seguire e vedere come avrebbe voluto.Complessivamente un ottimo disco da riscoprire,ora che si può acquistare in una veste nuova,moderna e attuale,da riascoltare riflettendo con esso sul mondo femminile,non sempre rose e fiori,secondo il punto di vista del caro Vecchioni. (18/6/2021) ****

Pubblicato nel dicembre 1970 “Lizard” è il terzo album del gruppo britannico “King Crimson” e in un anno appena ne erano cambiate di cose dal mitico e insuperabile esordio “In the Court of the Crimson King” presentato ufficialmente live nel luglio 1969 a Londra-Hyde Park davanti a oltre trecentomila persone in occasione del concerto gratuito “The Stones in the Park” che i “Rolling Stones” organizzarono per presentare il nuovo chitarrista Mick Taylor e in omaggio allo scomparso Brian Jones.La critica e le riviste musicali furono così entusiaste dell’esibizione di Fripp e soci che l’uscita dell’album non poteva che essere un successo e detto tra noi resta ancora oggi un disco meraviglioso e insuperabile.Le gioie dell’esordio però passarono presto con il cantante-bassista Greg Lake che stanco del dittatore Fripp,bocciò alcuni suoi brani che più tardi troveranno posto nella produzione del trio E.L.& P.,lascerà per questa nuova avventura musicale.Così già nel loro secondo pur bello “In the Wake of Poseidon” del maggio 1970 la formazione era stravolta con l’unica certezza del poeta Pete Sinfield ai testi e dello stesso Fripp per le parti musicali e così sarà per quasi per tutti i dischi a seguire con il gruppo che via via troverà ispirazione dai nuovi arrivati che si avvicenderanno negli anni,rimanendo il chitarrista Fripp unico punto di riferimento del progetto.Dovendo scegliere un album tra tutta la meraviglia di suoni e atmosfere composte dal gruppo in quegli anni definirei “Lizard” uno dei più belli e completi della loro produzione.Una sequenza di brani,stavolta interamente scritti dalla coppia Sinfield/Fripp,tutti affascinanti,senza debolezze,senza cadute di tono,in un mix di progressive e pezzi più misurati e orecchiabili che difficilmente si è ritrovata nelle opere a seguire.Dalla traccia d’apertura “Cirkus” alla gioiosa “Happy Family”-dedicata ai Beatles appena sciolti-,dalla meravigliosa “Lady of the Dancing Waters” che chiude il primo lato,alla lunghissima “Lizard” che occupa tutto il secondo lato accompagnata in alcune parti dalla voce celestiale del cantante e compositore degli “Yes” Jon Anderson.Un album pressoché senza difetti che chiude in bellezza la prima parte di carriera dei “King Crimson” che avranno in seguito nel loro arco molte altre frecce da scoccare tra le quali i bellissimi “Larks Tongues in Aspic”,”Red” e “Islands”.Ma “Lizard” è un qualcosa che rimane nel cuore dell’ascoltatore più degli altri ed è come qualità dell’insieme molto vicino a quell’esordio tanto celebrato e osannato che decretò i “King Crimson” una band da ricordare nel tempo. (14/4/2021) ****

La fortuna di Mike Oldfield,polistrumentista inglese dalle incredibili capacità e dal grandissimo talento,fu che il produttore britannico Richard Branson fondando nel 1972 la casa discografica Virgin decise che “Tubular Bells”,la prima opera del musicista che fino ad allora aveva rimbalzato da un rifiuto all’altro,dovesse essere il primo titolo del nuovo catalogo e uscì nel 1973.Seguito da un enorme e imprevedibile successo il disco vanta ad oggi il numero uno nella Chart e oltre duecento settimane in classifica grazie anche al suo parziale abbinamento al film campione d’incassi “L’Esorcista”.La magia delle due lunghe suite,una per facciata nei vecchi vinili,fu prontamente replicata l’anno seguente con l’uscita di “Hergest Ridge” in omaggio alla località inglese al confine col Galles dove Oldfield amava ritirarsi nei suoi momenti di vacanza.Il risultato fu ancora molto prestigioso con l’album che arriva come il precedente al primo posto,scalzando proprio “Tubular Bells” dalla cima alla classifica,confermando il musicista inglese come uno dei nomi più accreditati nel “Progressive-Rock” inglese di quel momento.Purtroppo la formula fino ad allora vincente fu ripetuta forse troppe volte nel tempo,riproponendo quasi all’infinito suite strumentali piuttosto simili,per questo l’attenzione degli ascoltatori dal successivo “Ommadawn” del 1975 diminuirà ma Oldfield negli anni saprà rinnovarsi e trovare nuovi percorsi,sconfinando con una serie di brani cantati anche nel pop,arrivando con “Crisis” del 1983,una giusta misura tra vecchio e nuovo,a ritrovare gran parte del successo passato.Dovendo comunque scegliere tra le opere della sua prima parte di carriera “Hergest Ridge” rimane senza ombra di dubbio,come costruzione e struttura musicale,uno degli episodi più belli per certi versi più ammaliante di “Tubular Bells” e sicuramente da riscoprire e da riascoltare più volte senza la paura di annoiarsi ma lasciandosi incantare dalle sue bellissime ed eteree melodie. (8/2/2021) ****

Era il 1977 quando usciva il disco della “Locanda delle Fate” intitolato “Forse le lucciole non si amano più”,nel frattempo la “Premiata Forneria Marconi” pubblicava “Jet Lag” il loro ultimo disco della meravigliosa avventura americana e il “progressive” italiano e internazionale agonizzava,seppure tanti altri dischi di questa natura sono usciti successivamente ma ormai senza più alcun interesse.Si potrebbe decretare dunque questo album come il canto del cigno di un genere che anche da noi aveva già dato tutto il possibile,si pensi alle “Orme”,al “Banco del Mutuo Soccorso”,ai “New Trolls”,agli “Osanna” e alla stessa “PFM” solo per citare i gruppi più importanti.Eppure questo primo e unico disco della “Locanda delle Fate” rimane un piccolo grande capolavoro innanzitutto per l’originalità del prodotto che pur attingendo ai capolavori dei primi anni settanta sviluppa un proprio percorso che amalgama a dovere e con grande padronanza vecchie e nuove sonorità intelligentemente aggiornate rispetto ai tempi ormai passati.Da segnalare poi la bravura di un gruppo di ragazzi che seguendo la maestria del pianista Michele Conta,allora appena uscito dal conservatorio,sommata alla duttiltà del batterista Giorgio Gardino e ai testi del cantante Leonardo Sasso elaborò una serie di brani eccezionali,fondendo il progressive col pop,con una musicalità davvero unica senza per questo scadere nel commerciale.Infine il tema di fondo del disco,la nostalgia,la fine di un epoca e della propria gioventù,impregnata di una malinconia latente percepita in quasi tutti i brani ma soprattutto in “Profumo di colla bianca” dove le parole rivolte alla propria infanzia con alla base un tappeto musicale emozionante ne fa il vero capolavoro dell’intero lavoro.Un disco unico che ha sorpreso anche me,non conoscendolo affatto fino a poco tempo fa,da ascoltare e riascoltare all’infinito,segnalando anche che su You Tube sono presenti filmati recenti del gruppo oltre al debutto storico in Rai,in un nostalgico bianco e nero,per la presentazione del disco nel lontano 1977. (28/12/2020) ****

I “Midlake” sono un gruppo rock statunitense di musicisti formatasi in Texas agli inizi degli anni duemila e proprio nel 2001 iniziano il loro percorso rilasciando una prima pubblicazione-un EP-che vende pochissime copie.Il primo album vero e proprio dal titolo “Bamnan and Slivercork”risale invece al 2004 e con un tour di successo in Europa iniziano a fare sul serio facendosi notare a un pubblico sempre più vasto.Abbandonano comunque subito le sonorità piuttosto psichedeliche e sperimentali del primo disco con l’uscita del secondo “The Trials of Van Occupanther” andando a recuperare sonorità folk dei primi anni settanta,quelle per intendersi dei vari “Crosby Stills Nash and Young” e simili.Considerato il loro disco più bello la rivista musicale britannica “New Musical Express” lo inserisce tra i migliori dischi del 2006 ma altri si spingono oltre fino a classificarlo come uno dei più bei dischi degli anni duemila.E hanno ragione perché questo album con le sue morbide e dolci ballate,le sue favole e personaggi immaginari,rammentano molto i primi “Genesis”,scorre davvero con piacere all’ascolto e per quelli come me che ascoltano regolarmente dischi folk risalenti ai primi anni settanta è stato un vero e proprio tuffo nel passato,riconoscendo inoltre il coraggio per una band odierna di avventurarsi a ripercorrere quei passaggi musicali,oggi fuori moda e dimenticati,superati dai generi che sono presenti oggi nelle charts internazionali.Tra i brani più significativi da segnalare le tracce centrali,soprattutto la magica “Young Bride” assistita anche da un video affascinante reperibile su You Tube,dove davvero l’orecchio gode sia per la bellissima voce di Tim Smith,autore tra l’altro di tutti i brani,sia per le parti musicali sicuramente all’altezza di quel periodo d’oro che i più avanti negli anni ricorderanno sicuramente molto volentieri.Disco da far girare fino allo sfinimento e consigliato a tutti voi con grande gioia. (19/10/2020) ****

Singolare la storia di Robert Wyatt musicista e polistrumentista nato a Bristol in Inghilterra nel 1945 e già  da adolescente iniziatore di quel movimento musicale progressive inglese noto come “Scena di Canterbury”.Il suo primo gruppo di un certo spessore,gli “Wilde Flowers”,non arrivò a pubblicare neppure un album ma fu la base di partenza per sviluppare con una parte di esso idee e soluzioni musicali più sperimentali-l’altra parte amante di un sound più melodico andrà a formare i “Caravan”-e così nacquero i “Soft Machine” con i quali Wyatt pubblicherà quattro dischi con il terzo,chiamato appunto Third,considerato il capolavoro della band.In seguito il musicista inglese non rinuncerà a continuare la sua ricerca musicale che attinge molto alle sonorità del jazz,considerata la sua grande passione,fondando i “Matching Mole”,storpiatura francese del nome della vecchia band,ma dopo due album l’incidente che lo colpì nel 1973,la caduta da una finestra che lo rese paralizzato dalla vita in giù,lo costrinse ad abbandonare il gruppo per dedicarsi così a progetti individuali dovendo anche fare a meno di suonare la batteria,suo primo strumento,sviluppando melodie basate prevalentemente sulle tastiere.Nasce già durante i mesi ospedalieri e di riabilitazione dall’incidente “Rock Bottom”,uscito poi nel 1974,dalla sofferenza di aver perso una parte di se,dalla vicinanza della sua compagna che farà parte del progetto con versi poetici di rara bellezza,da un nuovissimo Robert che invece di mollare la vita la cavalca con ancora più determinazione tuffandosi arrivando al fondo dell’esistenza del suo rock-rock bottom-per poi risalire con nuove e affascinanti sonorità,più maturo,più saggio e più dolce,regalando al mondo un capolavoro assoluto con sei brani immensi.Un disco non facile al primo ascolto,un’opera introspettiva difficilmente classificabile,pacata e struggente,ma che trova la sua massima espressione via via che la si ascolta,come è successo al sottoscritto,arrivando piano piano ad assimilarla nel profondo per poi non abbandonarla più,quasi fosse un esigenza da avvertire e periodicamente da soddisfare. (24/8/2020) *****

Uscito i primi di ottobre del 2019 “Magmamemoria” è il quarto album della siciliana Claudia Ragona in arte “Levante”,una bella carriera la sua iniziata nel 2014 con “Manuale Distruzione”.Il primo inciso per una grossa major la “Warner” l’album in questione,anticipato dai singoli “Andrà Tutto Bene” e “Lo Stretto Necessario” quest’ultimo in duetto con la conterranea Carmen Consoli,non aggiunge e non toglie nulla allo stile della cantante,evidenziando come sempre le sue doti quali la bella voce e l’immensa rabbia interiore che sviluppa e che fa uscire nelle sue canzoni ma rimanendo ancorato a un genere musicale un po’ troppo strillato,poco acustico,con una serie di canzoni a base elettronica piuttosto simili e perfino difficili da ricordare,tranne forse per i due singoli sopra citati e la finale “Arcano 13” dedicata al padre scomparso,un comune difetto di questa generazione di cantanti in questo periodo storico.Attendo “Levante” in futuro per una nuova prova che metta in evidenza la sua bravura in maniera più convincente che possa così elevarla ulteriormente,ne ha sicuramente le capacità. (7/10/2019) **

Un rientro direi molto positivo nel 2019 sul mercato discografico per la cantante romana Paola Turci a due anni dall’ultimo “Il Secondo Cuore”.Il nuovo album “Viva da Morire” pubblicato in marzo trova nel singolo “L’Ultimo Ostacolo” un gioiello e il punto di forza riuscendo comunque a mantenere una buonissima qualità anche negli altri brani e tra gli altri spiccano “Non ho Mai” ,”Molto di Più”,”Piccola” oltre al secondo trascinante singolo che dà il titolo all’album.Nel complesso una nuova ottima prova per questa cantante al suo quindicesimo disco che nel corso della sua carriera,addirittura messa in pericolo dallo spaventoso incidente dell’agosto 1993 dove rischiò davvero tanto,si è sempre contraddistinta per la grandissima professionalità e sicuramente anche per il suo carattere e la sua forza di volontà della serie “crederci sempre e non arrendersi mai”,sempre pubblicando ottimi album con canzoni sicuramente superiori alla media.Ad avercene cantautrici così,disco certamente da ascoltare. (10/6/2019) ***

In questo mondo musicale fatto prevalentemente di canzoni rappate o in alternativa strillate ascoltare l’ultimo album di Elisa uscito a fine 2018 sembra di tornare ai vecchi tempi,almeno per me e la mia generazione,quando i cantautori si esprimevano in maniera tranquilla avvalendosi per lo più di chitarra e pianoforte.La bravura di Elisa non è mai stata in discussione,resta l’unica figura italiana a comporre e cantare in lingua inglese con grande naturalezza ottenendo grande successo anche in Europa e in USA dove negli anni ha effettuato molti tour sempre ben accolti.”Diari Aperti” è il suo secondo disco interamente in italiano dopo “L’Anima Vola” del 2013 e comprende diversi pezzi acustici come “Promettimi” e “Con te mi Sento Così” oltre ai singoli “Se Piovesse il tuo Nome” in collaborazione con Calcutta e “Anche Fragile” interamente composto dalla stessa Elisa.Si poteva fare sicuramente meglio sul duetto con De Gregori “Quelli che Restano” visti i talenti in gioco,comunque l’album merita un ascolto essendo uno dei pochi in circolazione diciamo “meravigliosamente” tradizionale. (12/3/2019) ****

Uscito nel settembre 2018 “Egypt Station” è il nuovo disco di quello che definisco uno dei migliori compositori e musicisti del nostro tempo “Paul McCartney”,uno dei pochi al mondo capace di chiudersi in sala di registrazione con le sue composizioni,suonare tutti gli strumenti,mettere tutto assieme e uscire con il disco finito.Esordito direttamente al #1 in USA e al #3 in UK questa nuova opera non aggiunge e non toglie nulla a tutto quello che questo straordinario artista ha prodotto dopo i “Beatles”,semmai ne consolida la fama a settantasei anni suonati e capace ancora di sorprendere.Inutile dire che i brani migliori sono le ballate che rimangono il suo forte-ma se la cava bene anche con il rock-e questo disco come d’altra parte tutti gli altri accontenta tutti infilando una serie di piacevoli pezzi che scorrono via veloci nella sua migliore tradizione.Si ricordano “Happy with You” e “I Don’t Know” tra le ballate e “Come on to Me” oltre “Fuh You” tra i brani più mossi.Un disco comunque da ascoltare (27/11/2018) ****

Edoardo D’Erme,ventottenne di Latina in arte “Calcutta” nome che decide di lasciare per se anche dopo l’abbandono dell’altro compagno di avventure Marco Crypta,esordisce nel 2012 come solista con l’album “Forse…” seguito nel 2015 da “Mainstream” dove finalmente ottiene visibilità,un disco d’oro e di platino anche grazie ai suoi singoli su cui spicca “Cosa mi Manchi a Fare”.Il nuovo “Evergreen” del 2018 consolida la sua notorietà riproponendo in maniera ancora migliore la sua formula composta da pezzi orecchiabili,morbidi,cantati con garbo,senza eccessi,sullo stile di una vecchia canzone italiana,apparentemente superata dalle mode attuali che privilegiano rap e brani “talent”,mai dimenticata del tutto.Basta ascoltare “Pesto”,uno dei pezzi migliori direi un vero gioiellino,per capire che la canzone urlata ed estrema non è nelle corde di questo cantautore,ottimo compositore di testi e musica anche per altri tra cui Nina Zilli e Francesca Michielin.Per questo l’ho ascoltato molto volentieri e lo consiglio anche a tutti voi. (3/6/2018) ***

Dua Lipa nasce a Londra da genitori albanesi di Pristina e muove i primi passi nel mondo dello spettacolo come modella ma ben presto grazie a YouTube si fa conoscere anche come cantante.La svolta nel 2015 a vent’anni di età con un contratto che la porta a pubblicare un primo singolo “New Love”,il successo arriva col secondo “Be the One”.Nel 2017 l’album “Dua Lipa”,che comprende i precedenti singoli,riscuote in Inghilterra un grande successo arrivando al #5 della chart rimanendo in classifica per mesi.Un disco molto piacevole sorretto da una voce molto bella oltre a una presenza scenica che non passa inosservata.Consigliato davvero. (5/9/2017) ****

Una vera sorpresa questo “The Search of Everything”,album del cantautore e polistrumentista statunitense John Mayer,che arriva nel 2017 dopo sei produzioni in studio e un paio dal vivo tutte superpremiate dalle classifiche di vendita.Disco veramente bello che spazia dal pop al blues #2 in USA e #16 in UK dove Mayer rivela ottime doti di musicista spaziando dalla chitarra al pianoforte oltre a una bella voce che rende l’ascolto molto piacevole.Anticipato dall’ottimo singolo “Still Feel like Your Man” nella list troviamo altri pezzi interessanti tra i quali “Rosie” e “Love on the Weekend” e c’è lo spazio anche per un brano strumentale,quello che dà il titolo all’album.Da ascoltare senza se e senza ma. (3/7/2017) ****

Il cantante e produttore canadese Abel Tesfaye,nato da etiopi emigrati in Canada negli anni ottanta,confeziona il suo terzo album nel novembre 2016 dopo l’esordio risalente al 2013 e il fortunato “Beauty behind the Madness” del 2015 e riesce a comporre un’ottima raccolta di brani in stile elettropop dove l’elettronica e la melodia nella maggioranza dei casi si sposano magnificamente.Un album godibile all’ascolto dove spesso sono presenti campionature di altri brani di successo,un esempio su tutti “Secrets” dove si riconosce nel ritornello un famoso brano dei “Tears for Fears”.Nonostante la lunghezza un po’ eccessiva il disco scorre via veloce fino ad arrivare alla vera perla uscita come terzo singolo “I Feel it Coming” brano molto accattivante e che chiude nel complesso un buonissimo prodotto. (7/3/2017) ***

La mia ricerca indirizzata a ritrovare il sound dei cantautori degli anni settanta ha trovato in questo artista quello che desideravo.Il calabrese Dario Brunori,in arte “Brunori SAS” al suo quarto disco in uscita nel gennaio 2017,sorprende per la poesia dei testi e per il suono spesso acustico molto “settanta” delle sue canzoni.Anticipato dal singolo “La Verità”,una vera e propria perla corredata da un intenso e commovente video,nel corso del disco sviluppa una tematica tesa a interrogare le nostre certezze,quello di cui abbiamo bisogno e che spesso ritroviamo all’interno di un nido familiare,sicuro e impenetrabile.Davvero un ottimo disco che soddisferà tutti gli ascoltatori della mia generazione. (23/1/2017) ****

C’è voluto un po’ di tempo per decretare questo ottavo disco in studio del cantautore Daniele Silvestri uscito all’inizio del 2016 davvero un ottimo lavoro.Innanzitutto per il numero delle tracce,18 in tutto,veramente tante ma soprattutto perché trattasi di una selezione molto intima e profonda che necessita giustamente di molti ascolti per riuscire ad assimilare le tante sfumature presenti nel disco.La serie dei singoli è iniziata con “Quali Alibi” traccia simpaticissima tutta giocata tutta sull’uso e la composizione delle parole come solo Silvestri riesce a fare ed è proseguita con la splendida “Acrobati” supportata da un video bellissimo e con un testo profondo che riflette i temi cari al cantautore quali il diverso,il tema del lavoro,l’amore e la perdita dello stesso ma soprattutto il tentativo di rimanere alti e distaccati da una realtà triste e sconsolante lontana dai veri valori dell’uomo.Altri brani interessanti sono “Pochi Giorni” terzo singolo oltre a “Così Vicina” e “Alla Fine”.Un gran bel lavoro,uno dei migliori dell’artista romano,sicuramente il più completo il più intenso e chiudo con la bellissima frase finale di “Acrobati”…Dall’alto c’è sempre qualcuno che guarda…guarda… (12/12/2016) ****

Basta un’occhiata alla copertina perché il ricordo prenda il sopravvento e il riferimento leonino al primo album del 1969 sia più che evidente.Uscito nell’Aprile 2016 questo è il quarto capitolo di una bellissima trilogia ferma a “Santana III” del 1971,compiuta con una serie di musicisti straordinari rimasti nel cuore di tanti rivelatosi durante il famoso concerto di Woodstock.Ricostituita la band originaria dell’epoca con Greg Rolie,Neal Schon e soprattutto il giovane e mitico batterista Mike Shrieve,il grande Devadip Carlos Santana riesce a costruire un album di ottimo livello con brani rock,blues e latini mescolati sapientemente secondo la tradizione dello storico gruppo.Non mancano gli strumentali con la bella “Filmore East” e la struggente “Suenos” e tra le cantate segnalo l’ottima “Blues Magic”.Disco impreziosito in due pezzi dalla bella voce di Ronald Isley degli “Isley Brothers” oltre che da una grande carica che avvolge tutti i brani che non fa rimpiangere affatto i vecchi fasti del passato. (24/11/2016) ***

Dopo l’affascinante e fortunato progetto discografico “Il Padrone della Festa” condiviso con Max Gazzè e Daniele Silvestri ecco il nuovo lavoro di Niccolò Fabi,uscito a fine aprile 2016,ultimo capitolo di una bellissima carriera iniziata dal suo esordio con il singolo “Dica” seguito a breve dalla partecipazione a Sanremo 1997 con “Capelli” premiato dalla critica.”Una Somma di Piccole Cose” è un album intimo,essenziale,prevalentemente acustico e interamente suonato dall’artista sullo stile di “Nebraska” di Springsteen che in maniera ottimale si plasma sulla figura e sulla voce del cantautore da sempre raffinato nella sua musica e nei suoi testi sfiorando in alcuni casi la pura poesia.Un gran bel disco davvero che suona in maniera simile dall’inizio alla fine ma che contiene delle vere e proprie chicche tra le quali “Filosofia Agricola”,”Le Chiavi di Casa” ma soprattutto la potente “Una Mano sugli Occhi” un vero e proprio bilancio di una vita di coppia assoluto capolavoro del disco. (10/10/2016) ****

Un grande ritorno quello del cantautore americano nel 2015,soprattutto se si pensa che l’ultimo album di inediti chiamato “October Road” risale al 2002.Anche se chi lo conosce bene non si scompone più di tanto per le nuove composizioni c’è da dire che la soddisfazione per lui sessantasettenne di arrivare con il suo diciassettesimo disco al numero uno di Billboard e al numero quattro in UK non ha sicuramente prezzo.Da ascoltare più di una volta. (15/9/2016) ***

L’occasione di vederlo in televisione dal vivo il pretesto per ascoltare il nuovo lavoro di un artista che ho seguito fin dal suo esordio con quel singolo “Ci Stiamo Sbagliando” che fu una vera rivelazione nel lontano 1984.Uscito nell’autunno 2015 questo album riflette tutte le caratteristiche di un artista che tanto ha dato alla musica italiana,basti solo pensare ai moltissimi testi scritti per gli Stadio.Sforzo musicale direi più che buono questo “Pop-Up”,riproponendo in grande spolvero l’autore forse più umile e intimo tra tutti gli italiani e rende davvero omaggio a una carriera di tutto rispetto In particolare ascoltando “Bologna è una Regola” ho riassaporato i suoni e le emozioni degli anni ottanta,sono arrivati i brividi e credo che solo questo splendido brano valga il disco e da segnalare anche la simpatica “Happy”.Bravissimo Luca da parte mia una grandissima stima. (10/7/2016) ****

Per il gruppo dei fratelli Butler “The Psychedelic Furs” dopo l’esordio nel 1980 con il disco omonimo è il quarto album “Mirror Moves” registrato nel 1984 quello più conosciuto,#15UK ,#43US e forse anche il più bello.Da segnalare la hit mondiale “Heaven” ma la song più bella resta “The Ghost in You” dove si riflette su un amore perduto.”Inside of you the time moves and she don’t fade…”. (18/6/2016) ****

Avendo seguito solo marginalmente le carriere di Niccolò Fabi,Daniele Silvestri e Max Gazzè sono rimasto sorpreso e molto contento di questo album a sei mani uscito nel 2014,musicale,brillante,ben suonato.Tanti i pezzi interessanti,spiccano su tutti “L’amore non Esiste” e “Life is Sweet”,ma il brano per me più bello rimane quello che da il titolo al disco “Il Padrone della Festa”. (8/5/2016) ****

Nel movimento “Acid Jazz”,rivelatosi a metà degli anni 90 con gruppi come “Incognito”,”The James Taylor Quartet”,”Brand New Heavies”,si inserisce una realtà tutta italiana,i “Funky Company”.Questo album del 1996 è una vera e propria chicca con brani bellissimi come “Rescue Me”,”You Should Believe” e una voce femminile di valore tale Jenny Bersola.Compone quasi tutto il tastierista Ivano Borgazzi davvero un gran talento per un disco davvero meraviglioso. (14/4/2016) ****

Visti recentemente dal vivo sotto la guida dello storico chitarrista Al McKay-in questo disco presente per l’ultima volta-è sempre il momento per riascoltare questo doppio album del 1980 chiamato “Faces”.Disco doppio e davvero monumentale della storica band,racchiude al suo interno un buon funky e un ottimo R&B,con alcune perle come “Back on the Road”,”Song in my Heart” e “And the Love Goes On”.Ottimo mix e giusto compromesso tra vecchie sonorità e nuovi sound. (11/3/2016) ****

Consiglio vivamente questo magico disco del 1978 composto e suonato dal genio di Steve Hackett ex componente della storica band dei Genesis.Rock,melodia,tante belle canzoni alternate a parti interamente stumentali e tanti ospiti illustri,da Richie Havens per la calda “How Can I” a Randy Crawford che interpreta il brano più bello “Hoping Love Will Last”. (28/2/2016) ****

Un piacere riascoltare il capolavoro dei Travis “The Man Who” del 1999 con brani bellissimi,tanta melodia e…tanto dei Beatles.Mai più si esprimeranno a questi livelli,si rasenta il capolavoro. (19/1/2016) ****

Esordio al fulmicotone per il gruppo inglese dei “Pasadenas” che nel 1988 raggiungono il numero 3 in classifica in Inghilterra con un album spumeggiante,ballabile e pieno di brani orecchiabili.Spicca su tutte il singolo “Riding on a Train”. (18/12/2015) ****

Dall’Islanda arriva nel 2011 una rivelazione assoluta,il gruppo dei “Of Monsters and Men” e immediatamente arriva il successo,con la sua opera prima “My Head is an Animal”,raggiungendo addirittura il numero 6 nella Billboard americana e il numero 3 nella classifica inglese.Giovani e bravi davvero una ventata di freschezza per tutto il panorama musicale mondiale. (16/11/2015) ****