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Ecco che ci risiamo

Piuttosto scioccante,per noi abitanti di Prato,la recente notizia del coinvolgimento di un parroco della nostra diocesi in serate e festini a sfondo sessuale,con invitati reclutati su internet e fiumi di droga al seguito,per di più anche sieropositivo da molti anni,chiaramente nascondendolo a tutti.Le forze dell’ordine nel seguire il compagno del suddetto prete,nel compito di ritirare un pacco proveniente dall’Olanda e contenente la famosa droga liquida definita “dello stupro”,ha identificato anche lui stesso,presente al ritiro del collo,dando così il via all’indagine culminata con le ammissioni del diretto interessato sulla sua tossicodipendenza e sulle serate omosex organizzate allo scopo.Fin qui direi tutto “tristemente” accettabile,se non fosse per il fatto che tutta la droga veniva pagata con i soldi della parrocchia che seppure ricca non poteva certo alla lunga sostenere tutti quegli ammanchi.Ma quello che è ancora più grave resta il fatto che da mesi e mesi tutto ciò era a conoscenza del Vescovo e nonostante i fatti abbastanza evidenti e la revoca del potere di firma sul conto della parrocchia non si è provveduto a rimuovere il prete all’istante e a denunciare in procura la vicenda,permettendo allo stesso di continuare a ricevere soldi dai suoi parrocchiani,andando di casa in casa o sfruttando carte ricaricabili,con la scusa che tutto quello che veniva donato era destinato a famiglie povere e bisognose.Lo stesso Vescovo sembra abbia acconsentito nel non girare il coltello nella piaga,cercando di guadagnare tempo e consigliando al prete di ipotizzare problemi di salute per giustificare il suo futuro allontanamento,non rivelando cioè nulla di nulla a nessuno,se non fosse che poi la vicenda è esplosa in tutta la sua gravità provocando giustamente l’ira e la rabbia di chi si è fidato della persona e si è visto sfilare soldi in nome dell’umana carità.Per tutto questo non credo bastino le sue scuse,avvenute in chiesa la domenica successiva alla notizia,ma ci vorrebbero sacrosante le sue dimissioni perché con queste responsabilità non penso sia possibile avere in lui più alcuna fiducia.Ecco che ci risiamo.Uno dei problemi della Chiesa,forse il più importante,rimane da sempre la mancanza di trasparenza,il carattere di accettare che un uomo del loro ambito può anche rivelarsi tutt’altro,la forza di rimuovere immediatamente le cause di un problema anche se questo costa consensi,l’essere rigidi e inflessibili di fronte a certi comportamenti che anche a essere cristiani “doc” non verranno mai e poi mai accettati e perdonati,il perdono vero e proprio non spetta a noi ma al nostro Creatore,se mai si crede ce ne sia uno.Caro Papa Francesco,la formula della toppa a coprire le vicende dubbie e poco chiare,che si rivela e si è sempre rivelata nella storia della chiesa alla fine peggiore del buco,funziona sempre meno anzi non funziona proprio più ed è ora che tutto il tuo esercito lo capisca,con le buone o con le meno buone,pena la mancanza di credibilità che,dalla pedofilia,agli attici ristrutturati con i soldi delle offerte,gli immobili acquistati e rivenduti alla ricerca di un profitto come una qualsiasi società finanziaria,alle questioni di cronaca nera non ancora risolte,la gestione dei soldi dello Ior non sempre cristallina,ha raggiunto livelli estremi nella popolazione e prima che la situazione degeneri definitivamente non si capisce perché non si possa agire diversamente e cambiare modus operandi una volta per tutte,provvedendo quando c’è da provvedere e accettando la vita per quello che è,a volte positiva e a volte negativa,sempre comunque umana. (27/9/2021)

Draghi uber alles

Con la recente approvazione della riforma della giustizia,una delle condizioni essenziali per accedere ai soldi del Recovery Fund,tutto si può dire di Mario Draghi tranne che le cose non riesca a portarle a termine.Certo le resistenze sono state parecchie,le minacce sono aleggiate più di una volta,si è fatto in alcuni casi la voce grossa ma alla fine della fiera,sotto la minaccia del “voto di fiducia”,tutti si sono sciolti come neve all’equatore.Tutto bene dunque ma non troppo,perché se è vero che da una parte le cose si riescono finalmente a fare dall’altra appare l’inquietudine che Draghi per un motivo o per l’altro possa lasciare e che una crisi di governo seguito da elezioni possa rimettere tutto in discussione.Sicuramente gli allettanti soldi che l’Europa ha promesso sono un bel motivo per non cambiare nulla fino a che non siano tutti in cassa ma per le forze politiche come fare a ingoiare bocconi amari a ripetizione fino ad allora rimane un bel mistero che capiremo solo vivendo e se non ci si ferma solo al giorno per giorno,avendo una visione più ampia della faccenda,rimangono alcune amarezze difficili da digerire.Innanzitutto il fatto che solo con un fucile puntato alla tempia e con una sorta di “dittatore in miniatura” si riescono a fare le cose e non con una coscienza nazionale di tutti i partiti e movimenti vari che in una emergenza come questa non dovrebbero avere bisogno di niente e di nessuno per darsi una mossa,ce la dovrebbero fare in autonomia senza i cosidetti “uomini forti”.Poi l’ulteriore logica considerazione che segue,se con questo modus operandi i cambiamenti arrivano velocemente perché non approfittarne anche per risolvere altre croci nazionali come l’immigrazione,l’evasione fiscale,l’abbassamento delle tasse,la questione meridionale,il dilemma del pubblico impiego,le future pensioni che saranno,l’asfissiante burocrazia e in ultimo effettuando la famosa “spending review”-o taglio alle spese che dir si voglia-,da anni acclamata e mai realizzata veramente.Magari con la minaccia di andarsene il nostro premier potrebbe risolvere anche altro che non sia solo la gestione dei soldi europei,peraltro importante ci mancherebbe,ma si vede che certe questioni mancando lo sprone suddetto,sbagliando,sono classificate come meno importanti.Rimangono gli spauracchi,l’eventuale anticipata uscita di scena dello stesso Draghi,la scarsa riuscita nel mettere in atto la famosa crescita che rimane l’unica possibilità per abbattere il nostro “rosso in banca” oltre all’entità del nostro debito stesso che anche a giugno rispetto a maggio risulta cresciuto di dieci miliardi,rendendo in parte vano il primo versamento europeo di venticinque,tornando così piano piano a ritornare poco credibili verso le istituzioni a cui dobbiamo rendere conto e questa volta sarebbe la fine per noi,forse per la stessa Europa.Si sa che la speranza è sempre l’ultima a morire,nel nostro caso sarebbe indispensabile averne più di una per potersele giocare via via che se ne vanno. (18/8/2021)

Cinque stelle…cadenti

Mentre scrivo è in atto la più grave crisi del M5S da quel lontano ottobre 2009,quando il famoso comico Beppe Grillo girando le piazze italiane iniziava con i suoi “vaffa” la storia di questa nuova creatura politica.Sono passati più di dieci anni e dopo alcune fasi alterne il movimento è riuscito ad andare al governo del paese,forte di oltre il 30% di preferenze nelle elezioni del 2018,prima con la Lega-la forza che allora riuscì maggiormente a distinguersi-poi l’anno dopo con il PD-unica possibile alternativa per non ripassare attraverso le urne-sempre sotto la guida delle stessa persona,un avvocato prestato alla politica,una figura che doveva essere sopra le parti ma che ormai le ha interpretate tutte,l’ormai conosciuto Giuseppe Conte.Nel frattempo la pandemia ha sconvolto socialmente e economicamente la nazione,ecco quindi la necessità di un governo di salvezza nazionale che possa superare i partiti tradizionali con la fiducia verso l’Europa da riconquistare per accedere alle enormi somme di denaro che la stessa ha messo a disposizione e come logica conseguenza l’avvento dell’unica figura possibile per poter compiere il miracolo di quadrare il cerchio,quel Mario Draghi che questa volta proverà a fare per l’Italia quello che anni fa fece per l’Europa,semplicemente salvarla.In questo contesto il M5S non solo non è cresciuto nei sondaggi ma è addirittura crollato a un circa 15% da quel 30 che riuscì a ottenere e non per un motivo solo.Una prima ragione rimane quella per cui da sempre simili movimenti funzionano ottimamente solo quando sono all’opposizione,così possono inneggiare,condannare,insultare,protestare liberamente e senza molto riguardo,al governo purtroppo ti devi adeguare,trovare soluzioni che non sempre rispecchiano chi ti ha eletto oltre ad accettare compromessi che la politica ogni giorno ti mette davanti.Un’altra resta quella che se non sfondi a livello locale,piazzando sindaci e governatori e soprattutto con questi facendo bene,non puoi pensare di continuare a prendere voti nazionali in eterno,gli elettori prima o poi si stufano di non essere rappresentati e regolarmente migrano verso lidi più sicuri,che sia il caro vecchio PD o il centrodestra con la Lega,insomma forze che localmente contano e che nel bene o nel male governano gran parte dell’Italia essendo molto più radicati sul territorio.La terza potrebbe essere quella che spesso movimenti di questa natura si intestano battaglie di principio-vedesi la TAV o la TAP o l’ILVA-che poi vengono regolarmente perse,deludendo così il suo seguito,perché si scontrano con la logica della vita che strada facendo impone una via diversa,spesso opposta.La coerenza poi-quarta ragione-non è mai stata una prerogativa dei 5S che hanno cambiato in questi dieci anni innumerevoli volte idea su tutto e il contrario di tutto,questo alla lunga pesa sul conto dei voti,e anche se questa virtù non è mai stata in generale alla base della politica c’è un limite a tutto e forse il loro è già stato ampiamente superato.Certo anche altre cose non hanno aiutato come il reddito di cittadinanza,principio di base giusto e onesto,ma in gran parte disatteso perché tra chi se ne è approfittato e chi un lavoro non l’ha mai trovato,a poco è servito se non a spendere un sacco di soldi che potevano essere destinati verso il mondo del lavoro in altro modo.Diventato ormai oggi un partito vero e proprio,questo M5S potrà contare su altri due anni,il tempo per tornare alle urne,al fine di riorganizzarsi,trovare un capo politico vero,Grillo purtroppo non lo è ne è solo il creatore,per riuscire a non dissolversi verso quel 10% che all’apparenza potrebbe sembrare anche tanto ma decreterebbe la sua fine politica,con l’unica possibilità a quel punto di tornare all’origine e ripescare quei “vaffa” già da un po’ di tempo dimenticati. (10/7/2021)

L’importante è non esagerare

Da tempo ormai,dalle radio alle televisioni passando per i giornali,l’attenzione viene posta sui contrasti estremi,sulle esagerazioni,sulle contrapposizioni,in maniera così strutturale,direi anche molto furba,così che di un qualsiasi semplice argomento che potrebbe essere liquidato con poche righe o parole,per passare magari a qualcosa di più importante,se ne fa un fatto di principio,un tema monumentale e apparentemente irrisolvibile.Il giornalismo in genere,ormai malato cronico e in molti casi anche privo di buon senso,non perde occasione per metterci di fronte periodicamente a un diverso problema,apparentemente senza via d’uscita,dove quello che conta rimane inevitabilmente lo sbranarsi tra correnti di pensiero diverse e nient’altro.Negli ultimi tempi il virus,ancora ben lungi dal non parlarne più nonostante l’estate che come si sa diminuisce tanto di suo i casi,con il suo show mediatico che deve continuare a tutti i costi come all’inizio e non si capisce il perché,forse un giorno ce lo spiegheranno.Poi la questione razziale,con i più o meno giustificati inginocchiamenti dovuti,come se non fosse chiaro che il razzismo,se mai davvero esiste qui da noi,non si combatte con i gesti e le parole ma con la legge che già esiste e ancor prima e in maniera definitiva dall’insegnamento nelle scuole.Nonostante si inventi o si proponga sempre qualcosa di nuovo-la legge Zan ne è un esempio-esistono già gli articoli che puniscono le discriminazioni di qualsiasi genere,che siano rivolte alla pelle delle persone o ai gay,lesbiche,trans e via dicendo,basterebbe applicare alla lettera quelle leggi per scoraggiare tutti coloro che non si sa perché,forse per distinguersi a loro volta,vedono nell’altro diverso da loro un motivo di offesa o di pericolo.Tutti gli esseri umani sono uguali di fronte alla legge,indipendentemente dal paese di provenienza,dalla religione o dall’orientamento sessuale e questo già è previsto ampiamente dalla nostra legislazione ma si sa che in Italia avere già un codice e una costituzione che difende tutti-intendiamoci tutto rimane migliorabile e anche le pene possono essere ulteriormente inasprite-molte volte non basta,bisogna purtroppo alimentare il dibattito fino allo sfinimento di tutti noi che dopo un po’ nulla possiamo se non mandare a quel paese tutti coloro che non smettono mai di parlare convinti di aver ragione e di fare il bene di tutti noi e che invece spesso e volentieri tirano solo l’acqua al proprio mulino politico.Alla fine di tutto si può dibattere,come tutto può essere migliorato,fondamentale resta sempre in ogni scuola di pensiero il non esagerare,successivamente stringere le fila e un bel giorno anche finirla. (29/6/2021)

Un Calcio alla noia

Due formazioni contrapposte che rincorrono una palla da posizionare nella rete avversaria per vincere una sfida intrattenendo positivamente chi guarda e fa il tifo,questo è il calcio,ma da parecchio tempo questo sport non diverte più come una volta e anche se giocato ad alto livello sono maggiori i momenti di debolezza e di noia che quelli di attenzione e interesse.Si spiega così il tentativo di alcuni club di creare una competizione maggiore-definita poi SuperLega-dove si possano incontrare solo le grandi squadre e i grandi campioni per,almeno sulla carta,poter regalare maggiori emozioni rispetto a una Champions attuale che,diciamocelo francamente,inizia a essere interessante solo a partire dagli scontri diretti,relegando la fase a gironi a un qualcosa di interlocutorio.Il progetto è naufragato ma il concetto di base non è tutto da buttare,potrebbe però essere sfruttato inizialmente dai tornei nazionali con le prime quattro o cinque squadre di ogni Lega promosse a una competizione europea-siamo in Europa,no?-aprendo finalmente alla possibilità che una formazione minore vinca un campionato nazionale per ambire così successivamente al circuito maggiore.L’eventuale futura Champions potrebbe quindi essere raffinata ulteriormente ma secondo il merito,quindi non più di diritto,in un torneo finale,crema della crema.Hanno poi ragione chi dice che i giovani sono sempre meno interessati al calcio,oggi in effetti piuttosto noioso per chi lo vede e potrebbero a riguardo essere cambiate alcune regole per velocizzare il tutto e renderlo più attraente.La prima vietando i passaggi all’indietro verso i portieri,oggi gli stessi in una partita toccano più palle di un attaccante,modificando un’abitudine del calcio moderno con la sua impostazione del gioco dal basso,non dimentichiamo col rischio di lasciarci le penne ogni tanto in passaggi sbagliati,obbligare poi di regola lo stesso portiere,alla fine dell’azione,al rinvio verso metà campo,come d’altra parte avveniva una volta.Un altra opzione potrebbe essere battere con i piedi i falli laterali,magari dalla metà campo in poi,causando nella vicinanza dell’area più possibilità di lanciare palle nel suo centro,condizione essenziale per creare occasioni da goal.Si dovrebbe poi agire anche sui fraseggi eccessivi fuori dall’area,a volte lunghi e stancanti,vivacizzare anche qui il gioco riportando in auge in modo maggiore il vecchio caro cross nella mischia in quanto oggi per statistica il più dei movimenti fuori area si risolvono con un nulla di fatto con la palla che spesso da inizio area ritorna a metà campo e poi al portiere.Ci sarebbe quindi la possibilità di muoversi in questo senso e individuare qualche cambiamento vincente per rivitalizzare questo calcio già da tempo in difficoltà,purtroppo continuando così non basterà la fine della pandemia per salvarlo. (24/5/2021)

 Sequestri fasulli

Piuttosto scioccante è stata la notizia di qualche giorno fa dove,in seguito all’arresto di tre persone,veniva a galla la certezza che due degli ultimi sequestri di persona di italiani avvenuti all’estero erano fasulli.I due imprigionati,tale Sandrini e tale Zanotti entrambi del bresciano,si erano messi d’accordo con gli arrestati per andare in Siria o in Turchia farsi prelevare da bande locali accuratamente della partita per poi spartirsi l’eventuale riscatto che l’Italia in questi casi è sempre pronta a pagare.Trattasi sicuramente di figure allo sbando,magari piene di debiti,che avvicinate da esseri senza scrupoli non ci hanno pensato due volte nell’attuare il geniale piano per tirarsi fuori dai guai.Il problema per loro si è fatto incubo quando le bande locali,ricevuti gli ostaggi,non hanno rispettato i patti e mossi dal desiderio di guadagnarci due volte li hanno venduti a veri terroristi,diventando così il sequestro reale a tutti gli effetti.Una truffa vera e propria che li costringerà a risponderne alle autorità,con lo stato italiano a fare la bella statuina che per evitare seccature paga e in assenza di cambiamenti futuri pagherà sempre,in un girotondo di situazioni che,dai vari cooperanti di fantomatiche organizzazioni umanitarie fino a tutti quelli che si avventurano in quei posti senza un vero perché,continua da anni senza regole e senza nessuno che se ne assuma la responsabilità.Molti di noi si ricorderanno le varie Vanessa e Greta-Siria 2015-,fino alle due Simona-Iraq 2004-,per non parlare di Silvia Romano rapita recentemente in Kenya e pure convertita all’Islam,una vicenda ancora avvolta nel mistero.Apparentemente oche giulive spinte anche da buoni propositi ma che non si sono mai domandate quali sono i reali pericoli nel muoversi in quei contesti,forse pure mal consigliate,il più delle volte mosse da fallimenti personali e in fuga dalle proprie famiglie,visto che per fare del bene e aiutare il prossimo non c’è assolutamente bisogno di andare così lontano.Ecco che alla luce odierna dell’inchiesta in corso,oltre ad augurarsi in futuro regole severe per chi si addentra senza valide motivazioni in quelle realtà e di conseguenza responsabilità certe,mi domando se alla base di altri sequestri,compreso quelli sopra citati,ci sia stato un risvolto di quella natura.Magari tutti le altre vicende del passato sono pulite ma un controllino sui conti correnti degli interessati e su quelli dei loro cari ad ampio raggio io lo farei,non si sa mai che alla fine della fiera non venga fuori qualcos’altro degno di nota da segnalare e accuratamente da denunciare. (28/4/2021)

Positivi e negativi

All’avvicinarsi delle seconda Pasqua blindata,per gli effetti al momento senza fine del Covid,tutti noi non solo siamo stanchi per il perdurare di questa situazione ma forse anche un po’ risentiti per il fatto che forse non è più così certo che in quest’anno sia stato fatto tutto il possibile per limitare i mille disagi che abbiamo dovuto sopportare.Quello che più salta agli occhi,fin dall’inizio dell’evento,rimane la decisione,credo la prima nella storia dell’umanità,di trattare virus influenzali,per la loro natura estremamente contagiosi e quindi difficilmente tracciabili,con un modus operandi degno di patologie ben più gravi e di minore entità e di conseguenza dividere la popolazione indipendentemente dalla loro salute in “positivi” e “negativi” con tutti i problemi o conseguenze anche e soprattutto di natura sociale e psicologica.In passato le varie epidemie influenzali,a volte anche piuttosto gravi come le “asiatiche” degli anni sessanta,sono state affrontate curando chi aveva bisogno lasciando tutto aperto e non è che allora le persone non morivano,solo che lo si consideravano eventi ineluttabili facenti parte della nostra vita,al contrario di oggi dove le prime notizie di qualsiasi giornale o Tg riguardano il virus,sovraesponendo l’evento così che appaia ben più grave di quello che è in realtà.Lo so che chi ha avuto delle perdite tende a pensarla diversamente ma le morti del passato.non conosciute e poco pubblicizzate,certamente non valevano di meno.Ho sempre pensato e creduto che questa natura di virus vada combattuta sul campo permettendo agli stessi di circolare e contaminare la popolazione così da renderla più forte in futuro e visto che il 95% di chi è interessato o non ha sintomi o li ha in forma lieve rimane difficile digerire che per quel cinque per cento si debba inscenare una simile tragedia nazionale.Il virus fa il suo mestiere,siamo noi che non abbiamo fatto e continuiamo a non fare il nostro che sarebbe quello non certo di chiudere tutto e di rendere la vita più complicata a tutti noi ma di avere piani alternativi per aumentare i posti letto,i dottori,gli infermieri,migliorare la medicina del territorio con i dottori di base che oggi sono diventati poco più che semplici impiegati,assieme a tutte quelle strutture dedicate allo scopo di salvaguardare la salute di chi è una vita che paga per avere una sanità efficiente ma che poi si ritrova su un ambulanza fermo in fila in attesa di poter avere un letto disponibile.Davvero non so,forse va bene così,forse non interessa spendere di più per la sanità neppure in emergenza,forse c’è qualcos’altro sotto a livello mondiale che non conosciamo ma che sono sicuro tra qualche anno verrà fuori,magari gli asintomatici non creano problemi,le chiusure non servono più di tanto a combattere il virus,sui vaccini lo scopo era quello di inocularli a tutti due o tre volte prima di passare a cure diverse,vedremo,il tempo sempre galantuomo ci riserverà sicuramente delle sorprese.Al momento stiamo assistendo al “delitto perfetto” dove l’assassino-Covid ha compiuto il suo omicidio e tutti noi lo abbiamo subito da impotenti,al momento non essendo riusciti a incolpare nessuno,per non parlare delle prove che anche se uscissero nessuno pagherà mai per questo misfatto.L’unica speranza non sono i vaccini,sono arrivati,arriveranno sempre più numerosi e alla fine avanzeranno,ma che davvero non ci sia niente sotto e che entro breve tempo di positivi e negativi non se ne parli più ma si curi chi ha bisogno senza fare tante storie,nel mondo sempre così è stato fatto e l’umanità non si è estinta,insomma una sana e onesta normalità deve tornare a prevalere,soprattutto non deve assolutamente passare la battuta per la quale negli anni passati si doveva stare alla larga dalle persone negative,durante quest’ultimo periodo dalle persone positive e nel futuro prossimo dalle persone. (23/3/2021)

E’ arrivato l’autore

Quasi come una profezia,nel vecchio “Passaggio” individuavo sei personaggi politici in cerca di una motivazione o almeno di un prossimo futuro,ecco arrivato l’autore che risponde all’anagrafe al nome di Mario Draghi.Era nell’aria da tempo e lo stallo della politica,il suo non voler decidere,il non riuscire a trovare un minino di accordo appena certificata la crisi di governo ha solo accelerato le cose.Ora eccoli tutti a imbarcarsi sul carro del vincitore,tutti tranne FDI scelta oculata visto l’immenso incremento percentuale dell’ultimo periodo e una parte del M5S,quelli ancora legati ai vaffa di Grillo e vera natura del movimento.Diciamocela con sincerità conviene a tutti appoggiare Draghi,anche perché l’alternativa sarebbe quella di tornare al voto e prendersi ognuno una parte di patata bollente molto pericolosa e direi ingestibile,sperare insomma che ce la faccia a salvare il paese da una catastrofe sociale e economica al momento solo rimandata.Vista l’emergenza ancora in corso paradossalmente quando il virus mollerà la presa il nuovo premier si troverà un mostruoso debito da gestire oltre a un cumulo di macerie in stile Amatrice da ricostruire il più velocemente possibile visto lo scadere dei fondi europei al mancato stato di avanzamento delle famose riforme che l’Italia attende ormai da trent’anni.Non appoggiare Draghi significa principalmente sperare che fallisca e che prima o poi molli l’incarico,per l’impossibilità di continuarlo,ma significherebbe l’inizio della fine per noi e forse per la stessa Europa,anche se io qualche dubbio che tutte le forze in campo accettino incondizionatamente l’obbligato da farsi ce l’ho,però dentro di me spero che almeno in occasioni come questa tutti si scordino chi sono,chi rappresentano e davvero tutti i propri interessi di parte,ma credetemi sarà durissima.Draghi oggi come oggi può essere davvero “l’autore” che la politica aspettava da tempo a patto che il nostro parlamento si ricordi dell’ultimo conflitto mondiale e di quale livello di unità nazionale è stata necessaria per ricostruire il distrutto e per gettare le basi per nuovi decenni di sviluppo,di lavoro e di crescita,sperando che la natura dei vari partiti resti sospesa per riavviare nuove lotte e competizioni politiche una volta che l’Italia sarà al sicuro da ogni pericolo sociale,economico e finanziario. (22/2/2021)

Sei politici in cerca d’autore

Considero in parte tempo perso parlare di politica all’indomani della risicata fiducia ottenuta al Senato da parte del governo giallo-rosso del premier Conte,in quanto tanto si è detto e tanto è stato scritto che ogni commento ulteriore in merito all’ennesima mercificazione che la classe politica mette in atto ogni qual volta si sente minacciata da possibili ritorni alle urne indigna davvero tutti e neanche poco.La mia attenzione si rivolge a sei politici attualmente in ballo che come nell’opera del grande Pirandello non sono per niente arrivati al loro obiettivo ma purtroppo per loro e soprattutto per noi sono ancora in cerca di un autore che possa dargli un senso.Il primo risulta senza dubbio Renzi che dopo essere stato l’artefice della probabile crisi,peraltro con svariate ragioni a seconda di molti,rimane comunque in un limbo nebuloso poco chiaro che non gli permette di sostare né da una parte né dall’altra anzi a dirla tutta pare molto più pendere verso il suo opposto e a detta di molti osservatori compreso il sottoscritto starebbe aspettando il momento opportuno per effettuare un’incorporazione di ciò che è rimasto e di quello che alla fine di questa operazione rimarrà nelle file di Forza Italia,oggi come oggi dal punto di vista politico piuttosto insignificante,per creare un nuovo centro destra europeo e moderato sulle ceneri del partito berlusconiano ormai arrivato ai titoli di coda dopo alcune defezioni importanti e altre che col tempo sicuramente arriveranno.Il secondo è Grillo non un vero e proprio politico ma in quanto origine del M5S come se lo fosse che al tempo dei “vaffa” aveva in mente un movimento capace di imporsi a livello nazionale così tanto da riuscire ad aprire il parlamento come una scatoletta di tonno ma che poi si è dovuto arrendere,la forza della politica nuda e cruda è risultata più forte di lui e delle sue idee e anche lui con le sue figurine si è dovuto adeguare al vitto e all’alloggio che passa il convento,restando così al momento in attesa di far uscire un nuovo progetto dal cilindro per cercare di far sopravvivere la sua creatura ultimamente piuttosto allo sbando.Il terzo per naturale conseguenza è il mitico Di Maio capace di governare con Salvini e di essere d’accordo con lui in tutto e per tutto,ma che poi non gli è parso il vero di riciclarsi nel successivo e per certi versi diversissimo governo,dal lavoro agli esteri,con una facilità maggiore che per ognuno di noi fermarsi a prendere un caffè.Oggi in cuor suo,anche se non lo dice apertamente,ambisce al posto di premier in sostituzione di Conte ma non lo otterrà e forse sarebbe meglio che non gli succedesse mai,questo non per lui ma perché non se ne sente a tutti i livelli davvero il bisogno.Eccoci al quarto politico in esame Zingaretti presidente della regione Lazio e segretario PD che ancora non riesce a decidere cosa fare da grande perché non solo non brilla più di tanto né in un ruolo né nell’altro ma addirittura è stato capace di usare Renzi come ariete per togliersi dai piedi o almeno ridimensionare profondamente il premier Conte troppo ingombrante e possibile futuro pericolo per la questione di un suo partito personale che varrebbe circa un dieci/quindici per cento,molti voti di questi sicuramente arriverebbero dal serbatoio PD oltre che dal M5S che scenderebbero ancora andando così a toccare possibili minimi in caso di future elezioni,ma poi non abbastanza convinto o forse impaurito nel dargli la spallata definitiva rimanendo anche lui in cerca di un da farsi.Su Salvini,il quinto osservato,non trovo molto da dire tranne che è riuscito nell’incredibile e non facile risultato di farsi odiare così tanto sia da gran parte della classe politica,sia dall’Europa,sia da una fetta importante della popolazione che nonostante ancora presenti sondaggi favorevoli gli è preclusa a prescindere la possibilità di ritornare al governo a tal punto che qualsiasi altra opzione risulta agli occhi di tutti migliore di una sua futura presidenza del consiglio.Questo è un grosso problema in quanto ogni paese europeo ha una sua destra all’interno della sua compagine politica che con il principio dell’alternanza governa o meno ma quella di Salvini viene vista come la peggiore possibile forse e soprattutto per la sua intransigenza su alcuni temi cari all’Europa,per una sua mancata riuscita nel rinnovarsi per moderarsi un po’,ma per il bene della democrazia spero che riesca a trovare un autore che lo aiuti in tutto questo.L’ultimo capitolo è per il nostro presidente Conte,un anonimo avvocato prestato alla politica che doveva esaurire il suo compito con la fine del suo primo governo ma che poi prendendoci gusto ha insistito dando la sensazione che pur di resistere e non mollare la poltrona val bene accettare qualunque cosa e qualsiasi partito che ti appoggia e ancora oggi ne abbiamo la riprova con in atto da parte sua ogni metodo possibile e immaginabile per rimanere in sella,neanche Andreotti nei suoi giorni migliori era arrivato a tanto almeno lui volta per volta si dimetteva.Purtroppo tutto questo viviamo oggi nel teatrino della nostra politica ma almeno fosse davvero una commedia dell’assurdo come Pirandello l’aveva immaginata,invece per nostra sfortuna è tutto vero. (22/1/2021)

L’imprevisto indesiderato

Eccoci arrivati finalmente alla fine del 2020,un anno terribile se non altro per ciò che è successo a livello sanitario con questo indecifrabile virus e successivamente per la sua gestione a tutti i livelli che ha lasciato alquanto a desiderare.Dopo una prima fase di shock,quando tra capo e collo ci è capitato questo triste evento il mondo prendeva atto che un riassetto o reset che dir si voglia sarebbe stato comunque necessario,una seconda fase dove ci siamo resi conto che si poteva e si doveva fare qualcosa di più e meglio soprattutto a livello organizzativo per mettersi al sicuro dalle eventuali ondate successive ampiamente previste con strutture e progetti alternativi-i cosiddetti  piani B-per poter curare quante più persone possibile,una terza fase definita quella dei colori in cui tutti abbiamo iniziato a essere davvero stanchi di queste restrizioni e alquanto desiderosi di lasciarsi il tutto alle spalle una volta per tutte ed ecco infine oggi la quarta fase,quella dei vaccini e quella delle varianti del virus,in sostanza quella che forse anche nel 2021 tutto questo non finirà.Francamente non lo so se tutto quello che è successo rimane frutto del caso o se c’è stato un preciso disegno alle spalle e anche se mi sono fatto un’idea la devo tenere per me perché senza prove non si va da nessuna parte.So soltanto che visti i numeri a livello nazionale,ma ancor di più mondiale,questo virus è molto ma molto piccolo paragonato ai mali dell’universo, a oggi poco più del 3 per cento in Italia i contagi relativi alla popolazione,più o meno lo 0.20 per cento i decessi,numeri molto bassi direi e che poco giustificano le paure celebrate se non per altri motivi più o meno oscuri che col passare del tempo verranno alla luce.Certo chi ha perso qualcuno o chi ha visto la sofferenza nelle terapie intensive giustissimo che la pensi diversamente,magari i numeri non gli interessano,ma questo alla fine rimane questo Covid-19,i dati effettivi non sono certo discutibili.Da gennaio 2021 spero che il mondo si rianimi,provi a reagire,fino a oggi ha subito i numeri e la voce grossa dei virologi atti a far impaurire più che a riflettere e ragionare,soprattutto consideri questa pandemia un’opportunità per rivedere i propri comportamenti e gli errori del passato per modificarli velocemente e non ripeterli più.Questo mondo avendole passate tutte in tutti i sensi non può farsi fermare o condizionare da un evento che seppure doloroso e fastidioso deve lasciare il tempo che trova,rimane invece necessario trovare tutte le soluzioni possibili e immaginabili per assistere tutti nel migliore dei modi ma non certamente quelle di bloccare la gente in casa con l’agonia del tampone,dell’infetto e conseguentemente del positivo e del negativo,tutto questo rimane pura follia.Dobbiamo invece riprendere in mano la nostra esistenza e continuare a vivere,un anno già lo abbiamo perso e gli studenti ormai quasi due,speriamo davvero che continuando il gioco della vita non si peschi l’imprevisto peggiore,ricordando l’eterno “Monopoli”,quello di tornare al primo gennaio 2020,sarebbe davvero il colmo e mi aspetterei una forte reazione da parte di tutti anche se ormai chi ha cavalcato questa vicenda ha capito benissimo su cosa può agire per impaurirci e fermarci,la nostra salute,chissà come mai oggi così nel cuore dei governanti di tutto il mondo. (31/12/2020)

Un Presidente “ponte”

La vita del settantottenne futuro presidente degli Stati Uniti Joe Biden è stata segnata da almeno due episodi molto tristi riguardanti la sua famiglia.Il primo nel 1972 quando la moglie,in auto con i tre figli,ebbe un incidente stradale in cui perse la vita lei e il più piccolo che all’epoca aveva solo tredici mesi.Il secondo durante la presidenza Obama quando il figlio maggiore Beau muore a quarantasei anni per un tumore al cervello.Nel frattempo dopo aver cresciuto i figli praticamente da solo si è risposato nel 1977 avendo dall’attuale moglie una figlia nel 1981.Al suo attivo una carriera politica di tutto rispetto ritrovandosi però praticamente fuori gioco alle primarie del 2008 per gli scarsi risultati ottenuti ma trovando in Obama l’uomo-Presidente che lo rilancia volendolo al suo fianco per i due mandati che conosciamo.Vincendo le primarie nel 2020 sfida Donald Trump e anche se quest’ultimo resisterà fino alla morte non accettando il risultato delle urne e a meno di improbabili ribaltoni si ritroverà a giurare per diventare definitivamente il 46° presidente USA il prossimo 20 gennaio 2020.Per la sua vittoria direi decisiva la scelta della sua vice,la indo-giamaico-americana Kamala Harris,che oltre a essere donna con quelle origini e pure giovane-56 anni-ha incarnato la figura ideale per raccattare i voti femminili e di tutte le minoranze possibili e immaginabili cosa che sicuramente ha fatto la differenza visto l’ottimo risultato ottenuto.Joe Biden quindi è riuscito nell’impresa,non sempre facile e scontata,di prendere due piccioni con una fava cioè garantirsi la presidenza offrendo al popolo americano la sua esperienza non solo di politico navigato ma anche per gli otto anni di vicepresidenza,la Harris difficilmente sarebbe passata in maniera diretta,e avere accanto una figura come la senatrice della California garantendo così al suo partito un futuro di continuità.Proprio la sua età avanzata,assieme a non pochi problemi di salute,potrebbe far si che Biden inizi la sua storia di presidente ma non la finisca,non necessariamente per morte,proprio perchè lo stress,gli impegni serrati e la natura del suo mandato implica figure forti e sane cosa che il nuovo presidente proprio per i suoi trascorsi non è,diventando quindi il “ponte” ideale tra l’esperienza del passato e la gioventù di un possibile futuro che porterà la Harris a diventare la prossima candidata alla presidenza e eventualmente vincendo prima donna della storia USA a ricoprire tale ruolo. (30/11/2020)

Cartellino rosso Covid

Già nel “Passaggio” del 18/11/2017 a seguito della figuraccia mondiale della mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018 evidenziavo problemi presenti nel mondo del calcio diventati in questo periodo sempre più esasperati dall’emergenza Covid.La mancanza di pubblico negli stadi,i mancati introiti pubblicitari e una scellerata gestione del denaro complice un sistema falso e malato stanno mettendo in seria difficoltà le società e i loro bilanci sono sempre più tendenti al rosso mentre come stranezza assoluta i portafogli dei calciatori,almeno quelli di livello,sono sempre più gonfi.Purtroppo si continua a insistere con questo “modus operandi”.con i procuratori miliardari che fanno il bello e cattivo tempo con i loro assistiti consigliandoli cambi di casacca continui così che il loro conto in banca lieviti,con l’assurda formula del “cartellino” cioè della proprietà quando i professionisti,qualunque sport pratichino,dovrebbero essere assimilati a lavoratori dipendenti o a professionisti autonomi-in realtà questo sono-con tanto di busta paga o fattura da emettere nel caso si scelga la strada della partita iva.Le proprietà non dovrebbero esistere,da quando un operaio o un tecnico è proprietà dell’azienda per cui lavora?,e tutti questi movimenti di milioni di euro dovrebbero diventare un ricordo del passato.Le società assumono calciatori per i loro obiettivi e questi dovrebbero avere la possibilità di essere liberi di fare una semplice raccomandata e di andare a giocare/lavorare in un’altra squadra.Lo so il tutto risulta troppo semplice e molto utopistico oltre che rivoluzionario ma sarebbe l’unica soluzione per riformare un calcio ormai fuori controllo e non più sostenibile.Con gli stipendi da pagare e gli introiti che arriverebbero solo dalla pubblicità,dagli incassi,stadi,gadget eccetera,e venendo meno il mercato delle vacche tutto si ridimensionerebbe e probabilmente forse sarebbe la volta buona che il sistema possa riuscire a riequilibrarsi,magari una squadra minore possa farsi valere,come una volta,quando anche il Cagliari,il Bologna o la Fiorentina vincevano il campionato.Aspettiamo fiduciosi un cambiamento con la presa d’atto della situazione in corso,l’importante è che i soldi che oggi mancano alle società non li chiedino a noi,cosa invece probabile visto che al calcio tutto si perdona e tutto si concede,ma se la risolvino per conto proprio e in attesa di riforme più importanti per ora ridimensionino i bonifici mensili ai loro giocatori che a differenza di molti comuni mortali arriveranno comunque lo stesso a fine mese. (27/10/2020)

Per favore smettetela

Tutti noi credo sfiniti dal lock-down primaverile attendevamo l’estate convinti che come gli “esperimenti precedenti”perpetrati sulla specie umana anche questo ultimo prodotto di laboratorio se ne andasse col caldo lasciandoci liberi di vivere la nostra vita in santa pace.Così non è stato e dopo il macello estivo delle varie zone di villeggiatura dove a tutto si è pensato tranne che al virus siamo ancora qui con i “numeri della pandemia” che ogni giorno ci ripetono in sostanza,numero più numero meno,che questo Covid non se ne andrà mai,che si continuerà ancora per molto tempo con l’attenzione scrupolosa e ossessiva dei primi momenti,che fino al vaccino tutto questo non finirà e allora campa cavallo,il nostro obiettivo di liberazione si sposta come minimo alla metà dell’anno prossimo salvo imprevisti.Non essendo negazionista ma semplicemente obiettivo,almeno quando si può esserlo,spero che tutta questa macchina mediatica si fermi al più presto perché così continuando non si aiuta una nazione che ha già pagato un prezzo altissimo e che ancora non ha finito,probabilmente gli effetti reali li vedremo verso la fine dell’anno anche se spero mitigati il più possibile.Io che in primavera avrei chiuso la nazione solo il tempo di aggiustare il tiro sui posti di ricovero in ospedale e sulle terapie intensive,diciamo al limite un paio di mesi giusto per organizzarsi,oggi penso sia arrivato il momento di “sdoganare” il Covid considerandolo uno dei virus influenzali che da decenni periodicamente si ripresentano,certamente più contagioso e più cattivo quindi da trattare con attenzione e con la massima prudenza,ma che alla fine nulla potrà contro un mondo che ne ha passate di tutti colori,dal nucleare,alle molte guerre e ai conflitti più disastrosi oltre a tutte le altre pandemie e che davvero non si riesce a capire come lo stesso mondo si sia fatto infinocchiare da quest’ultimo arrivato,un genere umano che comunque vada ha tutte le carte in regola per affrontarlo sul campo e non con la paura addosso di uscire di casa e questo vale anche e soprattutto per il mondo della scuola in questi giorni alle prese sulla sua riapertura.Una “nuova normalità” dovrebbe essere la giusta parola d’ordine per i prossimi mesi,lasciando correre i contagi anzi arrivando a non conteggiarli proprio neanche più,prestando attenzione solo ai veri indicatori importanti cioè i ricoveri e le terapie intensive,curando dunque chi ha veramente bisogno di essere curato considerando gli asintomatici non certo dei malati come oggi si vuol far credere.Certo tutto può cambiare e peggiorare ma a oggi,visti i numeri in ballo a livello italiano ma anche mondiale,questa rimane l’epidemia dello zero virgola se si considera quanti siamo nel pianeta e non si riesce a capire come non si possa affrontarla in maniera più tranquilla e razionale,a meno che non ci sia un disegno dietro atto a far continuare questo terribile e disastroso status quo.Lo so rimane un’opinione personale certamente non condivisibile e un po’ estrema ma l’alternativa se ci pensiamo è sicuramente peggiore,continuare con questo stato d’ansia,di incertezza e di stallo riversato per intero sul mondo del lavoro,sul sociale,sulla scuola ancora per molti mesi rimane una prospettiva devastante sotto ogni punto di vista ricordando che il vaccino potrebbe anche non arrivare mai o se magari arriverà il virus,variando,avrà già cambiato faccia e per tutto questo diamoci allora tutti una mossa soprattutto mentale perché molte volte ricordiamolo la toppa rimane soluzione peggiore del buco soprattutto se non è del giusto colore. (19/9/2020)

La norma e l’eccezione

Il viadotto “Polcevera” di Genova,noto anche come ponte “Morandi” dal nome del suo progettista,il 14 agosto 2018 crollava a causa soprattutto della scarsa attenzione sulla sua manutenzione,il tutto sommato a problemi strutturali e di deterioramento negli anni che altri ponti simili,ad esempio in Libia e in Venezuela,hanno avuto.Metabolizzate le 43 vittime che rimarranno nella memoria di tutti,ancor più importante era dare un segnale di rinascita e di orgoglio non solo per la città Genova ma anche per l’Italia intera ed ecco che in poco meno di due anni un nuovo ponte denominato S.Giorgio,su progetto di Renzo Piano,viene inaugurato gridando davvero al miracolo in quanto rispetto agli standard davvero poco è stato il tempo a disposizione per costruirlo se si contano anche i tanti giorni spesi a demolire il vecchio compresi i palazzi che sopravvivevano in maniera piuttosto pittoresca al di sotto del ponte precedente.A questo punto un’osservazione arriva spontanea,tutto questo lavoro in così poco tempo fa piacere assai ma dobbiamo renderci conto che non è certo la norma ma una sporadica eccezione dovuta principalmente a motivi di interesse nazionale oltre che politici e che questo purtroppo in futuro quasi sicuramente non si ripeterà.Sappiamo quanto incide la burocrazia in Italia e quanti enti o uffici si devono contattare per poi mettersi d’accordo nel dare il via a un’opera,qualunque essa sia,quindi in futuro se si vuole dare un vero e duraturo segnale di cambiamento oltre che all’Europa anche a tutti gli investitori esteri che sono nel dubbio se investire o no in Italia bisognerà cercare in tutti i modi di invertire le due parole,la norma deve diventare l’eccezione e viceversa.Succederà questo a breve termine?No purtroppo,non con questo governo e soprattutto non con questa classe politica preoccupata più di tirare l’acqua al proprio mulino,come i tre fratelli e un cugino del detto toscano,che a pensare all’interesse del popolo e della nazione che dovrebbe essere il primo obiettivo di chi va a governare.Ci vorrà tempo,nuove figure in ogni campo sia politico che giudiziario,forse un governo nazionale di largo respiro per provare a riscrivere interamente tutte quelle leggi che possano permettere all’eccezione ponte “S Giorgio” di diventare la normalità e all’insieme delle varie tangenti,mazzette,aumenti di budget,progetti fermi sulle scrivanie per tornaconti personali di essere declassato in eccezione,sperando di poter vedere questo cambiamento a breve,il tempo passa e quello a disposizione diminuisce sempre più. (8/8/2020)

Le mele marce

Ogni volta che viene fuori uno scandalo riguardante le forze dell’ordine,siano carabinieri polizia o altro,istintivamente si tende a catalogare l’accaduto come un episodio isolato e a classificare i personaggi interessati come elementi marci in un contesto generale da sempre considerato sano e al di sopra di ogni sospetto.Ma proprio come Gian Maria Volonté nel film di Elio Petri del 1970 nella parte di un commissario che sicuro della protezione di tutto il suo staff uccide la fidanzata e sparge prove a suo carico per sfidare i suoi stessi colleghi sicuro di farla franca solamente per il posto che occupa,anche questi carabinieri di Piacenza,incriminati per tutta una serie di reati anche piuttosto gravi compiuti non in una settimana ma in diversi anni,devono aver avuto la sensazione di farla franca comunque,di non essere in alcun modo dei sospettati,sorretti dalla divisa che tutti i giorni indossavano e da un ambiente sicuramente protetto a tutti i livelli.Dopo il clamoroso caso Cucchi e la vicenda Aldrovandi,sommate a una serie di irregolarità che vanno dalle carceri di Torino a altri episodi più o meno gravi,parlare di mele marce risulta purtroppo riduttivo.Probabilmente è una parte del sistema che è impostato così e chissà quanti altri casi potrebbero saltare fuori se solo la reticenza che sopravvive all’interno delle caserme venisse meno.Certamente la stragrande maggioranza degli uomini delle istituzioni sono figure senza macchia ma il crescente numero di personaggi in divisa corrotti e pure criminali possono davvero mettere in crisi lo stato come l’intera sua credibilità e credo sia giunta l’ora di intervenire prontamente con indagini senza paura,facilitando le denunce all’interno delle caserme,con condanne severe e rigorose che creino esempi da poter esibire a tutti coloro che verranno.Purtroppo decenni di democrazia possono creare una sorta di limbo intoccabile dove per chi è all’interno può risultare semplice perdere il controllo convinto che ogni cosa possa essere commessa e fatta poi con gli avvocati giusti e i processi accomodanti pure perdonata.Questo se può essere sopportato in senso generale non lo è certamente all’interno delle istituzioni dove si presuppone che all’origine tutto sia svolto e compiuto a norma di legge garantendo doveri e diritti di tutti anche e soprattutto degli indagati,proprio come all’interno della chiesa fanno ribrezzo tutti quei sacerdoti che mettono le mani addosso su coloro che dovrebbero proteggere.La speranza resta quella che con questa ultima vicenda si sia varcato un limite importante dove a questo punto diventi un obbligo intervenire con forza a tutti i livelli,anche i più alti,in maniera che un veloce rinnovamento possa avvenire riflettendo che su chi veste una divisa,qualunque essa sia,gravano una serie di responsabilità,di attenzioni verso gli altri,di rispetto dei diritti e delle leggi di gran lunga superiore rispetto a noi comuni mortali ma evidentemente per qualcuno o per una parte del sistema non è più così.Dobbiamo fare invece l’impossibile perché tutto questo non accada mai più e che le persone tornino a scandalizzarsi con forza sulla singola mela marcia invece di pensare che in fondo tutto il mondo ormai sia così e che non valga la pena credere più a nulla. (24/7/2020)

Lo sfogo mal indirizzato

Complice alcuni poliziotti americani che con i loro comportamenti ci hanno messo seriamente del loro,assistiamo in questo periodo già complicato di suo per gli strascichi del Coronavirus a un movimento pressoché globale atto a distruggere tutti quei simboli che nel passato più o meno hanno avuto a che fare con il confronto/scontro tra bianchi e neri o comunque con i problemi razziali in genere.In una recente dichiarazione il noto giornalista e storico Paolo Mieli affermava che non solo condannava tutto lo sfogo rivolto prevalentemente alle statue e ai monumenti oggetto del contendere ma che addirittura dipendesse da lui vedrebbe positiva una legge in costituzione che ponesse tutto questo fuori legge e mi associo decisamente a tutto ciò ritenendo alquanto stupido e illogico distruggere quei simboli solo perché quel personaggio,nel suo contesto storico,tra le molte cose positive,non si capirebbe altrimenti l’istituzione di un eterno riconoscimento,risulta anche qualcosa di poco chiaro e/o discutibile almeno visto con gli occhi di oggi.Tutti i monumenti o statue di qualsiasi figura,anche se oggi scomoda in alcuni suoi comportamenti del suo tempo,ritengo giusto sopravvivano al loro posto se non altro per avere la possibilità di ricordarli e giudicarli ogni volta che li vediamo rileggendo il loro percorso,valutando i loro meriti e criticando i loro errori almeno per non ripeterli più e sarebbe già tanto questo.Purtroppo la storia è piena di fatti il più delle volte negativi,sono proprio quelli che fanno rumore,e se ci sfoghiamo con il nostro passato in questa maniera non svolgiamo un buon servizio alle nuove e future generazioni che dovrebbero venir su in grado di avere il giusto spirito critico per capire cosa è stato buono e cosa cattivo per l’umanità nel suo complesso senza mai giudicare un singolo aspetto delle varie vicende.Spero tutto questo passi presto,che i personaggi storici ritrovino la loro collocazione e che invece che sfogare la rabbia verso un passato che comunque vada non verrà mai cancellato questa sia invece indirizzata,sempre se possibile nelle giuste modalità,verso il nostro presente che oggi come allora non è per niente positivo e trasparente come sembra essendo zeppo di personaggi ambigui,sfruttatori del lavoro altrui,evasori,figure che vivono alle spalle degli altri,per non dire veri e propri criminali.Lasciamo per cortesia la storia nei libri da studiare a scuola e anche nell’insegnamento cerchiamo di non essere mai estremi ma di valutare i fatti nella sua interezza,non in base a episodi isolati,lottando dunque con tutte le nostre forze affinché ogni evento del nostro passato sia utile soprattutto al fine di evitare in futuro simili comportamenti ambigui e che tutto il resto passi come protesta unicamente distruttiva sia contro un negozio o una banca o un monumento e per questo a pieno titolo essere classificata come comune delinquenza.Onestamente nel mondo moderno,tralasciando le derive dittatoriali,non si è mai visto progredire e migliorare rovinando o spezzando ciò che non ci risulta simpatico soprattutto perché la nostra storia anche nei suoi momenti più bui merita di essere affrontata e giudicata ma mai e poi mai cancellata. (17/6/2020)

Quattro osservazioni e una vergogna

In piena emergenza Covid dopo le prime considerazioni sugli effetti che da sempre al mondo provocano questi eventi globali che spesso ne approfitta per riordinarsi,rigenerarsi e poter ripartire in maniera più giusta ed equilibrata corretti i vari eccessi,a fatti avvenuti,una serie di osservazioni nascono spontanee.La prima riguarda il sociale,il fatto che forse si poteva gestire il tutto in maniera più soft,diciamo a metà strada tra il rigore cinese e la libertà di movimento dei paesi del nord europa,permettendo così ai cittadini di avere più possibilità di movimento con le dovute precauzioni ma senza dover mostrare documentazioni oltretutto abbastanza ridicole e infantili.Inoltre alcune realtà commerciali potevano comunque rimanere aperte organizzandosi con prenotazioni ed entrando pochi per volta,si poteva inoltre pensare di fare meno file davanti ai supermercati se si  obbligava la grande distribuzione ad attrezzarsi meglio e in maniera più affidabile nelle consegne alimentari a domicilio,nel complesso forse così ci sarebbe stato un’alleggerimento generale della pressione e la nostra vita da reclusi sarebbe stata sicuramente migliore.La seconda di natura medica mi ripete che in questi casi come avvenuto in passato,si guardi i filmati video in b/n sull’influenza del 1969/70 che fece allora più di ventimila morti,la convivenza con i virus resta un fattore determinante la popolazione comunque prima o poi ne verrà sfiorata o colpita,dobbiamo solo avere dalla nostra una sanità efficiente,piani alternativi per le emergenze con strutture pronte e predisposte per essere attivate in pochissimo tempo con all’interno tutti i dispositivi medico-sanitari necessari,dopo di che si chiede solo al sistema sanitario di curare e salvare più persone possibili e ricordiamo che in tempi di guerra,perché di questo spesso si parla di una vera e propria guerra,non tutti potevano essere salvati e molti soccombevano senza colpa di alcuno.Questa rimane la vita ma quando la stragrande maggioranza delle persone sane sono rinchiuse in casa altro non si può pensare che solamente la paura di non poterle curare,negli anni tagli infiniti alla sanità e dimezzamento dei posti in terapia intensiva hanno di fatto creato i presupposti di ciò che è successo,fa si che l’unica soluzione ma non la più sensata sia scappare dal virus e non affrontarlo sul campo.La terza si sofferma sull’economia con i suoi dolori visto il lock-down prolungato e sarebbe il momento di riaprire gradualmente il tutto anche perché di fatto nel nostro paese più del cinquanta per cento delle attività sono già aperte quindi tanto vale aumentarlo questo numero.Inoltre questo potrebbe essere il periodo una volta per tutte di tagliare le spese inutili della politica,snellire la burocrazia ormai insopportabile,recuperare i soldi dell’evasione fiscale in maniera più rapida e decisa e mostrarsi all’Europa forti e decisi nel tagliare i nostri costi e il nostro debito,ora o mai più.La quarta inevitabilmente riguarda la politica con le sue divisioni e i suoi litigi e ricordando che seppur giusto avere differenti visioni sull’emergenza non dovrebbero esistere in questi casi un governo e un’opposizione ma un’unica nazione in lotta con tutte le sue forze per il raggiungimento della soluzione della crisi in atto,il conseguente bene dei propri cittadini e il far valere le proprie ragioni in Europa da sempre restia ad aprirti l’ombrello quando piove,l’unità,la determinazione e la forza di un paese unito e importante a livello industriale come l’Italia può fare la differenza quando vai a chiedere alcune cose soprattutto se sono anche giuste.Rimane la vergogna,quello che non mi sarei mai aspettato in questo periodo a cavallo delle festività della Pasqua cioè l’assenza da parte della Chiesa delle benedizioni nelle case.Una cosa anche buffa visto che gli stessi sacerdoti sono da sempre in prima fila tra i malati e dove c’è bisogno di aiuto e di assistenza visto che molti di loro hanno pure esperienze estere in paesi difficili dove lì davvero si rischia la pelle non solo per un contagio influenzale.Soprattutto rimane una decisione che non ho capito per lo scarso rischio che ci poteva essere nell’effettuare una benedizione su una porta di casa magari accompagnata da qualche parola di conforto che visto il momento e il periodo magari a qualcuno poteva essere di sollievo,ma visto sentito e letto che nessuno ci ha fatto caso forse ha creato meraviglia solamente a me. (15/4/2020)

Il mondo si riordina

Ci aspetta un periodo economico difficile dopo che un virus misterioso non si sa se volutamente o casualmente è piombato sul nostro mondo,sulla nostra quotidianità che risulta in queste ore piuttosto stravolta.Il pianeta sempre in questi casi si rigenera,riprende fiato,taglia i rami secchi,corregge gli eccessi di un sistema per lo più occidentale che non può sempre crescere all’infinito non tenendo conto di tutti quelli che rimangono indietro che non ce l’hanno fatta o che non riescono a tenere il passo per via di una serie infinita di esagerazioni che riguardano il sociale,il finanziario e pure il lato umano.Viviamo un po’ tutti,io non escluso,al di sopra delle nostre possibilità con stili di vita che spesso non ci riguardano e troppo spesso lo facciamo proprio a scapito di una parte della popolazione che prima o poi dovrà pure essere presa in considerazione.In questo periodo,all’interno della nostra bolla ricca e luminosa,probabile che per lo più si salvi chi con lungimiranza ha tenuto conto del risparmio e chi ha prestato attenzione ai propri cari più che a se stesso con una saggezza che virus o non virus dobbiamo tutti con l’occasione ritrovare dentro di noi.Non dobbiamo pensare di essere invincibili o potenti ma essere un po’ meno egoisti e più solidali perché come vediamo basta che si insinui in noi un essere piccolo e invisibile e tutto cambia,il valore della nostra vita improvvisamente crolla.In economia e in finanza forse la mossa che si aspettava,i mercati si puliranno dagli eccessi e da quanti pensavano di guadagnare all’infinito non considerando affatto la prospettiva del medio e lungo termine,cosa buona e giusta per gli investimenti e per una tranquillità che pure la loro famiglia merita.Insomma questa vicenda che ricorderemo in futuro,questo è certo,ci faccia riflettere e di conseguenza speriamo riflettano anche i nostri governanti quando in passato tagliando a più non posso la sanità,solo nel Lazio negli ultimi anni oltre dieci ospedali chiusi e abbandonati,oggi piangono che i posti disponibili scarseggiano e forse neanche basteranno.Basterebbe spendere bene i soldi dei contribuenti,eliminando tante spese inutili,facendola finita una volta per tutte con l’esaltazione del dio denaro e pensando di più a proteggere la gente che si sacrifica e paga da una vita anche per non essere lasciata al suo destino,sperando di liberarsi presto da questo incubo e applicando in futuro ciò che di più prezioso abbiamo cioè la “ragione”,riservandoci in un secondo momento eventualmente di dissentire sui provvedimenti presi nello specifico e sul loro controllo,sulle politiche che hanno preso il sopravvento in un clima di paura come questo,ci sarà tempo almeno fino all’inizio dell’estate prossima. (13/3/2020)

Italia di rendita

La nostra cara Italia troppe volte denigrata e indicata come entità povera in realtà è un paese piuttosto ricco solo che la sua ricchezza rimane in mano a pochi,mal distribuita,ormai da tanti anni proveniente soprattutto dalle rendite di capitale più che dalla produzione di beni e servizi.Una nazione che da tempo si è fermata e ha preferito delegare alcune attività in altri paesi,con l’immigrazione che in parte ha coperto quei settori lavorativi definiti poveri e umili.Ha inoltre da tempo smesso di lavorare cedendo o affittando alle nuove leve emergenti i propri beni di famiglia con gran parte della nostra gioventù che non studia e non lavora e vive in casa dei genitori con la ricchezza familiare risalente al periodo d’oro degli anni 70-80,il nostro vero boom economico con i suoi titoli di stato al quindici per cento annuo,che è in fase di esaurimento da oltre un ventennio.Senza volersi soffermare su chi ha scelto la strada dell’illegalità per andare avanti e riconoscendo che esiste comunque un certo movimento nei negozi,nei ristoranti,nella spesa in generale e accettando il fatto che molte direi moltissime spese di oggi passano attraverso le fatidiche “rate” che ormai coprono ogni tipo di bene,dobbiamo comunque affermare che gran parte di questo più che discreto livello di vita è coperto dalle rendite accumulate dalle famiglie in quegli anni oltre a una consistente e importantissima quota proveniente dalle pensioni degli anziani alcune anche molto alte perché basate sul vecchio sistema retributivo ma tutto questo è destinato a finire prima o poi o comunque a ridursi sensibilmente.In questi casi il futuro arriva solo ed esclusivamente dalle politiche governative volte a garantire un lavoro certo e non precario ai nostri giovani almeno per cercare di limitare i loro sempre più frequenti trasferimenti all’estero corredato e ampliato da soluzioni economiche che privilegino la produzione più che la rendita diminuendo quindi il costo del lavoro alle imprese facilitando così le assunzioni che dovranno però essere più affidabili.Il lavoro in grande misura si crea soprattutto facendo ripartire i cantieri e le grandi opere semplificando le procedure e dando per legge scadenze di fine lavori così severe e certe da disincentivare i lavori infiniti a cui noi italiani siamo così tanto affezionati provocando così un effetto positivo a cascata sull’intero mondo lavorativo.Un reddito di sussistenza più che di cittadinanza ci può anche stare ma dovrebbe essere volto solo ed esclusivamente a creare forza lavoro più che a mantenere uno status quo a cui la nostra natura italiana e il nostro carattere tiene tanto.Insomma evitare per quanto possibile il far si che l’accresciuta ricchezza dell’uno causi l’impoverimento dell’altro,prestando attenzione a tutto il quadro economico e sociale e riequilibrando di volta in volta il sistema anche se ciò può causare per i governi in carica e per le scelte prese una momentanea perdita di consensi.Il beneficio sicuramente in positivo ce lo ritroveremo più avanti nel medio e lungo periodo e sarà tutto a vantaggio delle generazioni future ma così continuando,il non scegliere e il non agire per non perdere voti,il percorso verso un baratro più o meno profondo rimane l’unica certezza questo è sicuro. (21/2/2020)

Ritorno al passato

Con l’intenzione di quasi tutte le forze politiche di venirsi incontro con una nuova legge elettorale che preveda un ritorno al puro proporzionale qualcosa da festeggiare c’è ed è il triste ritorno al passato.In Italia purtroppo con l’infinita e assurda paura che qualcuno governi davvero e non con gli eterni compromessi di adesso,alle elezioni non riesce a vincere veramente nessuno con l’antico proposito di mettersi d’accordo dopo le elezioni invece che farlo prima come logica suggerirebbe.Sono sempre stato piuttosto contrario a questo tipo di legge elettorale fino dai tempi del referendum del 1993,vittoria netta del maggioritario,poi sensibilmente ridimensionato dalla legge Mattarella che prevedeva comunque un recupero proporzionale del 25% in modo da far rientrare dalla finestra tutte quelle forze che sarebbero state bocciate alle elezioni e quindi fatte uscire dalla porta principale.Lo so che in democrazia tutti dovrebbero aver diritto a un posto al sole e a far valere le proprie ragioni ma nel nostro paese ci prendiamo troppo gusto in questo e i distinguo fra le varie correnti di pensiero spesso e soprattutto negli stessi schieramenti politici si fanno talvolta imbarazzanti.Così vale tutto e il contrario di tutto,oggi si propone domani si dispone,domani l’altro si smentisce,la settimana dopo si modifica e così via dicendo.Auspico per il bene della nazione che almeno si riesca a far passare uno sbarramento forte,almeno un cinque per cento,in modo da scoraggiare la formazione di tutti quei partitini che diciamocelo chiaramente rompono solo le uova nel paniere,non avranno mai la forza per fare nulla di decisivo in tutta la loro esperienza politica condizionando però terribilmente ogni scelta parlamentare.Credo che già adesso all’interno del nostro panorama politico ci sia tanta democrazia e molti partiti,il singolo si dovrebbe riconoscere in uno di questi piuttosto che crearsi un proprio spazio personale di conseguenza frenare o non far passare provvedimenti che molte volte sono voluti dalla maggioranza del paese.So che sarà difficile,si invocherà al sacrosanto diritto della democrazia,ma sotto sotto è la paura che qualcuno prenda il potere,il tanto citato al giorno d’oggi “uomo forte”,e che per cinque anni provi davvero a cambiare questo paese secondo la volontà del popolo italiano.In quel momento per contrastarlo parlare di una nuova dittatura all’orizzonte sarà obbligato per non parlare  della magistratura che sicuramente all’occorrenza si attiverà con le sue inchieste a orologeria,senza riflettere che in una vera democrazia dovrebbero decidere i cittadini ma ad oggi tutto questo resta purtroppo una pura ed eterea illusione. (17/12/2019)

Bravi ragazzi

Soffermandoci sull’informazione ciò che leggiamo sui giornali a proposito dei giovani d’oggi non è molto rassicurante,quando non si stampano con la macchina di notte al ritorno dalla discoteca magari impasticcati o ubriachi si azzuffano in maniera violenta tra loro,quando non sparano a caso per un presunto torto subito se la prendono con la loro ex amata perseguitandola in tutti i modi possibili per non rammentare quella tragica notte di violenza a Roma dove un ragazzo reclutato per un possibile festino a base di droga e alcool non ne esce vivo sotto le grinfie di due sballati da paura.Evidentemente c’è qualcosa che non va soprattutto perché nella maggior parte dei casi si corre quasi sempre a ripetere,come un disco rotto,che non c’erano segnali al proposito e che mai si sarebbe pensato a tutto ciò concludendo che in fondo tutto sommato si trattava di “bravi ragazzi”.Ma anche se i bravi ragazzi di solito si svincolano a priori da fatti e situazioni del genere resta il disagio per tanti di cadere dalle nuvole a cominciare dai genitori,parenti,amici e insegnanti.Certo la famiglia di oggi non compie più il suo dovere di educatore,relegando alla scuola e alla società questo compito,presa com’è a star dietro al suo mondo principalmente per far quadrare i conti ma anche diciamola tutta per mandare avanti i fatti loro.D’altro canto la scuola da anni non riesce a incidere più di tanto sulla quetione bloccata da questioni di privacy e da un meccanismo complessivo che nel tempo si è completamente ribaltato.Un tempo gli insegnanti spesso si sostituivano alla famiglie e intervenivano quando vedevano che qualcosa non quadrava,oggi non possono più farlo perché verrebbero crocefissi ed esposti al pari di quello vero.Si è dunque allargata la forbice ed è in questo spazio che tutto questo disagio nasce,prolifera e si sviluppa e se non si riesce ad accorciare le distanze,a stringerla questa forbice,prevedo andrà sempre peggio in futuro.C’è bisogno dunque di una grande e nuova collaborazione scuola-famiglia,magari con incontri obbligatori in modo da monitorare meglio le situazioni che eventualmente preoccupano riuscendo magari in qualche caso a intervenire in tempo.Certo rimane sempre la giustizia che entra in funzione quando deve ma anche se molto severa rischia di non risolvere alla radice il problema,un po’ come l’air-bag che scatta quando è troppo tardi cioè a incidente ormai avvenuto. (23/10/2019)

La solitudine dell’anima

Anche se la notizia è gradualmente scomparsa dai TG e dai giornali continuo a riflettere sulla vicenda di Andrea Zamperoni,lo chef lodigiano morto a New York in circostanze abbastanza documentate ma non del tutto chiarite.La domanda che mi pongo rimane sempre la stessa e cioè cosa ha spinto un ragazzo giovane e apparentemente senza grossi problemi a frequentare una figura femminile oscura come quella all’interno di quell’albergo malfamato,luogo di passaggio di personaggi dediti alla droga e alla prostituzione per ricercare chissà che cosa,espressione rivolta a chi in prima analisi poteva farne anche ampiamente a meno.Dico in prima analisi perché evidentemente questo ragazzo,se ciò che ci hanno raccontato è vero,aveva sicuramente qualcosa che gli mancava qualcosa che pensava di poter comprare con i soldi,qualcosa da provare anche solo una volta nella vita con il pensiero spesso fasullo di avere in mano la situazione e di poter smettere in qualsiasi momento.Per una persona come me che per sua natura ha timore anche della propria ombra rimane impensabile finire sotto le grinfie di una infima prostituta in un posto triste come quello dove anche se gira tutto per il verso giusto come minimo c’è il rischio di venire ripuliti di quello che in quel momento possiamo offrire,orologio,cellulare,soldi,oro e argenti vari.Quindi ci deve essere certamente qualcosa di più profondo alla base di tutto e questa cosa probabilmente si chiama “solitudine”.Puoi essere un responsabile ad alto livello di un ristorante importante,puoi guadagnare bene e puoi anche non avere problemi fisici evidenti di quelli che limitano la vita ma se ti senti solo e abbandonato dal mondo,un essere insignificante e poco attraente,imbranato e forse poco adatto a stare assieme ad una donna diciamo normale ecco che l’intera vita tua è costantemente messa in discussione.Bisogna essere forti e molto solidi per sopravvivere al mondo d’oggi,con i social che mitizzano e valorizzano in apparenza sempre i migliori e i più bravi,con le televisioni che fortificano e premiano comunque i belli e i vincenti lasciando così alle persone normali quasi sempre soltanto le briciole.Bisogna reagire fortemente alla solitudine creandosi delle passioni a cui dedicarsi,coltivando le giuste e misurate amicizie e pensando che comunque vada è sempre meglio stare un po’ da soli che andare verso il rischio e il pericolo quando insomma non ne vale la pena.Ma per la solitudine più maligna quella dell’”anima” anche tutto questo può non bastare.Serve un profondo convincimento interiore e personale sul fatto che una persona importante e di valore non può assolutamente rischiare il noto per l’ignoto anche solamente per il fatto che il mondo e se non altro un gran numero di persone hanno bisogno di lui,del suo lavoro,della sua competenza,insomma che esista e che la salute e lo stare bene della sua figura possa riversarsi anche sugli altri ma purtroppo a differenza della maggioranza delle persone e con un grande dispiacere personale Andrea non l’ha capito o non se ne è reso conto,insomma per farla breve non ce l’ha fatta. (21/9/2019)

Il concetto di povertà

Non c’e giorno che i vari telegiornali insieme a quasi tutta la stampa non aprano i loro servizi sul tema dell’immigrazione,le ONG,i migranti salvati e affogati con gran parte di noi che non essendo d’accordo su come il tutto viene gestito il più delle volte vengono dipinti come insensibili o incoscienti,bastardi se non veri e propri “fascisti” e in questo caso la vera tristezza rimane l’uso distorto di questa particolare parola,quasi come se non si conoscesse il reale significato e ciò che rappresentò per l’Italia in quel particolare periodo storico ma debbo dire che succede spesso anche per altre affermazioni,un’altra è la parola “razzista” spesso usata troppo e male.L’anomalo e attuale governo dobbiamo ricordarlo è stato costituito innanzitutto come unico possibile ma anche e soprattutto perché incarnava allo stesso tempo l’attenzione del Movimento 5 Stelle sui temi eterni della corruzione,degli sprechi e del mondo del lavoro oltre ai temi cari alla Lega,sicurezza,lotta all’immigrazione clandestina,taglio delle tasse.Tutti e due stanno cercando di darsi da fare nei loro ambiti quindi anche la destra,piaccia o non piaccia,sta agendo verso quegli obiettivi e uno dei più difficili da trattare,vista la grande opposizione in merito,rimane quello di fare o non fare sbarcare tutti quelli che si presentano davanti alle nostre coste siano in solitaria o con l’appoggio delle ONG ricordiamo realtà ignote ai più non sapendo neppure chi le finanzia,di sicuro si sa che sono in parte d’accordo con i trafficanti di uomini,le prove in questo senso sono state ampiamente raccolte.Purtroppo l’Europa in questo senso risulta non pervenuta,tutta intenta a difendere i propri interessi individuali e indirizzata a trattare le vicende degli sbarchi volta per volta senza un vera programmazione e arroccandosi sulla regola del primo sbarco e del porto sicuro alla fine sono sempre l’Italia oltre a Malta-che però fa orecchie da mercante-le figure che se ne devono sempre occupare.La vera realtà percepita da tempo dalla gran parte dei cittadini è che non è davvero possibile far entrare chiunque si presenti in questo modo indiscriminato,senza regole,senza avere un piano di cosa fargli fare,come e quando insegnarli la nostra civiltà e soprattutto dove mandarli ad abitare,possibilmente in una vera e propria abitazione evitando accampamenti zingareschi per cercare di ridurre al minimo i disagi nelle varie zone preposte allo scopo.Ma soprattutto ciò che deve essere chiaro è che tutta la povertà,non riguarda solo la Libia ma almeno mezzo mondo,tecnicamente non riesce a inserirsi interamente in Europa quindi non rimane che pensare e cercare di attuare altri piani credibili di redistribuzione delle ricchezze come per esempio fu il piano Marshall nel dopoguerra.La sete di potere dei vari governatori e presidenti dei molti paesi interessati,soprattutto africani,la loro ingordigia nello sfruttare le varie ricchissime risorse di quelle realtà fa si che loro si riempiano comunque le tasche di ogni ben di Dio e non esiste dittatore a cui non siano stati attribuiti tesori infiniti spesso depositati all’estero in posti sicuri ma le loro popolazioni soffrono la fame.Dobbiamo a questo punto cercare di invertire questa tendenza in ogni modo e assicurarsi che parte delle ricchezze derivanti dai vari accordi commerciali siano girate alle popolazioni come prima regola senza se e senza ma e pretenderlo in generale a priori.Per adesso continuando in questo malsano e improbabile percorso si rimane con il reale dubbio di una volontà atta a impoverire i paesi occidentali importando manodopera a basso costo che non può far altro che livellare le paghe e i compensi di tutti,con lo scopo di approfittarne sempre più a scopo di lucro.Fosse per me non esisterebbero i due euro l’ora a nero per raccogliere i pomodori ma evidentemente chi deve controllare è impegnato a fare altro cioè mantenere il più possibile lo status quo e si può anche capirne il perché.Il concetto di povertà deve essere rivisto e ripensato a partire dalla nostra povertà casalinga,quella di chi ha perso tutto nel lavoro,chi per motivi famigliari si è trovato davvero con il culo per terra,i nostri anziani che vivono con poche centinaia di euro al mese per poi contestualmente affrontare con coscienza quella internazionale dove sicuramente c’è tanto da lavorare e da impegnarsi per cercare se non di cancellare almeno di alleviare il più possibile le condizioni di disagio dei nostri simili ma con metodo,con rispetto,con la ragione e con la consapevolezza che gran parte della povertà resta certamente provocata e voluta,non dobbiamo per forza sentirci in colpa noi per ciò che accade oggi nel mondo come i vari messaggi televisivi e dell’informazione fanno giornalmente passare. (27/7/2019)

Avvisi mediatici

Chissà se altri avvisi di garanzia arriveranno ai vari esponenti politici da qui alle prossime elezioni europee e anche se spero di no l’ultima indagine sul sottosegretario della Lega,inquisito per una probabile mazzetta atta a favorire un esponente mafioso operante in Sicilia nel settore eolico,rischia di non rimanere l’unica proprio per l’avvicinarsi della “sentita” scadenza elettorale.Purtroppo per i giudici,ma anche per tutti noi,il più delle volte la vicenda finisce a “tarallucci e vino” non essendoci gli estremi per il rinvio a giudizio ma alle persone indagate questa esposizione mediatica,esagerata e amplificata da una stampa malata che sembra non cerchi altro,spesso costa la carriera e il lavoro di una vita intera.Personalmente non do nessuna importanza all’avviso di garanzia,strumento tecnico appunto di garanzia,rivolto all’interessato proprio per avvisarlo che si sta indagando su di lui in modo così che possa difendersi e dimostrare la sua innocenza e magari la completa estraneità ai fatti e davvero spero tanto in futuro che questo cinico e inutile modus operandi finisca al più presto.In primis evitando la loro pubblicazione e la loro diffusione e comunque vada credo che si debba garantire l’incarico alla persona interessata obbligando a restare per legge almeno fino al suo rinvio a giudizio.Si eviterebbero così in sequenza sia lo sputtanamento in diretta del soggetto,già criminale ancor prima che venga interrogato,sia l’uso politico dell’avviso soprattutto a ridosso di appuntamenti elettorali importanti ben sapendo che nella maggioranza dei casi il tutto confluisce in una grande bolla di sapone gonfiata ad hoc in quel momento ma destinata al nulla.Tutto il resto è noia direbbe Califano,io invece dico che tutto il resto rimane solo un grande spettacolo mediatico secondo la fredda logica del “mass-media style”. (19/4/2019)

Torniamo al cinema

Ormai tutti noi siamo sempre più schiavi delle fiction che invadono selvaggiamente i nostri spazi televisivi a deciso svantaggio e soprattutto penalizzando di molto quella storica arte,il nostro caro e amato “cinema”.Le serie televisive a puntate,derivazione moderna degli sceneggiati del passato,imperversano a tutte le ore sui palinsesti a pagamento e non,toccando tutti i generi e tutti gli argomenti possibili e immaginabili,negando la possibilità che alcune storie a volte anche belle e originali diventino degli ottimi film,impedendo quindi a chi ama questa nobile arte di recarsi al cinema per gustarsi un paio d’ore di vero e intenso spettacolo perché certamente a casa tua potrai essere tranquillo quanto vuoi,avere una cuffia che ti isola dall’ambiente circostante,un mega schermo,ma mai e ripeto mai riuscirai a raggiungere la pace e l’effetto visivo delle immagini che puoi gustarti al cinema.Ma oltre tutto questo la diluizione all’infinito della storie crea imbarazzo e una vicenda per quanto bella  e affascinante ripartita in dieci puntate o addirittura in più stagioni si appaia a un buon bicchiere di vino che non può certo migliorare aggiungendo ogni tanto un po’ d’acqua.Il ritorno finanziario della pubblicità,quindi i soliti maledetti soldi,il tenere legati a se gli spettatori per settimane o per ore,sfruttando il demand che consente di vedere le puntate a piacimento,su vicende che non si concludono mai al giorno d’oggi giustificano sicuramente l’intensificarsi di queste operazioni ma il mio appello è rivolto a chi di dovere affinché a poco a poco si rientri nei binari,mantenendo un doveroso spazio per le fiction ma privilegiando il classico film,effettuando ogni sforzo necessario atto a far tornare le persone nelle sale,evitando di peggiorare ulteriormente la situazione di un settore già oggi piuttosto in difficoltà e costretto ad aspettare “Zalone” per far quadrare i conti.Una bella storia,più un buon regista,più dei buoni attori corrispondono a un film spesso da non perdere e così anche le persone,con meno fiction da seguire,saranno in un certo senso stimolate a muoversi un po’ di più per gustarsi il film del momento e i frutti positivi di questo cambiamento col tempo certamente non tarderanno ad arrivare. (22/3/2019)

La truffa mascherata

Si parla tanto in questi tempi della questione pensioni,Fornero si Fornero no,quota 100 si o no,insomma un gran dibattito senza forse riflettere su una questione di fondo che riguarda ogni contratto finanziario di questa natura cioè il riavere un giorno a rate o in un unica soluzione quello che si è versato nel corso di un periodo di tempo prestabilito a un certo ente che sia una banca o altro,in questo caso si parla di contributi versati in una vita di lavoro più o meno lunga.Sarebbe cosa buona e giusta stabilire se quello che viene accantonato è di effettiva proprietà del lavoratore e se fosse davvero così solitamente in ogni contratto di questa natura viene stabilito quanto si versa,si definiscono i tempi ad esempio dieci venti o trenta anni e alla scadenza si decide cosa fare,optare per per la restituzione del capitale versato maggiorato degli interessi o per una rendita vitalizia,questa unica opzione possibile praticabile nel mondo del lavoro.Nel sistema pensionistico attuale non risulta però affatto chiara la scadenza,cioè quando puoi chiedere indietro a rate il versato,essa cambia a ogni governo ma soprattutto cosa ancora più importante manca del tutto la possibilità,dopo un periodo di tempo magari determinato in anticipo,di farsi fare il conto e essere liberi di accontentarsi anche della cifra che uscirà dal conteggio,rispettosa sempre e comunque dei versamenti effettuati.Il colmo è che i soldi non dovrebbero essere un problema si attingerebbe al proprio tesoretto che in anni di oculata gestione sicuramente avrebbe aumentato sensibilmente il suo valore e il restituirlo a rate resta una ulteriore agevolazione per chi paga,non dovrebbe essere un problema come invece sembra che sia.Invece si scopre che i soldi non ci sono,si continua a ripetere che il sistema è a rischio che bisogna allungare sempre più i tempi per usufruire della prestazione senza un vero motivo a meno che non si faccia riferimento al titolo ammetto un po’ forte di questo articolo.Guardando al futuro e chiudendola qui,altrimenti al sottoscritto viene il nervoso e non credo solo a me,auspico per il domani una vera e propria riforma che renda il sistema libero e flessibile di poter conteggiare il lavoratore in un qualsiasi momento magari stabilendo una scadenza minima di risoluzione del contratto per dare la necessaria garanzia all’altra parte.Starebbe poi al lavoratore decidere se fermarsi o andare avanti verso scadenze successive continuando così a lavorare e a versare i contributi.In fondo una gestione oculata del tutto non faticherebbe a sostenere il sistema basterebbe pensare che a ogni lavoratore corrisponda un conto con i propri soldi al suo interno ma mi sa tanto che non sia stato e non sia affatto così e mi chiedo a che cosa sono serviti i miei trentacinque anni di versamenti,forse a tappare qualche buco di qua o di là o per accontentare qualche categoria diciamo un po’ più privilegiata della mia. (10/10/2018)

La forza di guardare oltre

Più di un terremoto,di un’alluvione,di un disastro naturale di qualsiasi natura,il crollo del viadotto Morandi a Genova il 14 agosto 2018 ha inferto una ferita profonda non solo negli abitanti della città ma in tutti noi.Quando la forza e l’imprevedibilità della natura si esprime ognuno se ne rammarica,si lecca le ferite,in pochissimi casi ci sono forse dei responsabili ma poi tutto finisce lì.Invece a Genova il solo pensiero che tutto quello che è successo si poteva davvero evitare ci fa sperimentare una sorta di rabbia talmente estrema da sconfinare nella cattiveria ed è per questo che in questi giorni sarebbe utile rimanere calmi e approfittare paradossalmente di questa tragedia per rivedere alcune cose che evidentemente così come sono impostate non funzionano.C’era un tempo in cui si affermava che i beni pubblici si dovevano affidare ai privati per farli funzionare al meglio in quanto lo stato per molti motivi non è capace di gestire bene le cose che gli vengono affidate e così piano piano si è invertito la tendenza facendo però piano piano affiorare il problema dei soldi che queste private società devono comunque generare per remunerare i propri azionisti dal momento che nei mercati finanziari il dio denaro prende purtroppo sempre il sopravvento.Si sopporterebbe in linea di massima tutto ciò se i beni di cui si parla non riguardassero la sicurezza delle persone,quando invece si tocca questo tema il sentimento di fondo dovrebbe cambiare e poco contano i mega utili generati negli anni se gran parte di questi non vengono reinvestiti nella sicurezza,nel controllo costante del territorio,nell’accurata manutenzione,arrivando preventivamente anche al punto di abbattere e ricostruire a nuovo strutture fatiscenti i cui aggiornamenti continui non convengono più.Necessario è ripensare il tutto a mente fredda lasciando perdere polemiche,battibecchi continui tra le varie forze politiche,colpe affibbiate a prescindere che non servono a Genova e neanche all’Italia intera.Quello che serve adesso è un piano straordinario e profondo di controllo di tutte le strutture a rischio,una lista spese dei lavori urgenti da fare che esuli dai vincoli di bilancio europei,riformulare regole severe per chi è incaricato di fare il buon padre di famiglia,figura determinante del nostro codice civile e nel caso specifico genovese dare urgentemente una casa agli sfollati,infine rimboccarsi le maniche tutti insieme governo e opposizione al fine di risollevare al più presto la città,specchio in questa circostanza dell’Italia intera.Si sono costruite in passato opere oscene,a ridosso di abitazioni,assurde solo a guardarle,oltre che pericolose fin dall’inizio della loro progettazione,c’era allora da soddisfare la necessità di agevolare il traffico su gomma,volontà che all’epoca arrivava da Torino ma oggi fortunatamente possiamo anche prevedere un futuro alternativo ed è quello che si chiede ai nostri governanti,il coraggio di scegliere un domani più responsabile,più pulito,se serve anche più severo,sicuramente quel domani che tutti noi aspettiamo da tempo. (20/8/2018)

Il silenzio necessario

In questi ultimi giorni la mia attenzione si è spostata verso un’intervista al professore Vittorino Andreoli,famoso psichiatra e scrittore,che presentando il suo ultimo libro “Il silenzio delle pietre” coglie l’occasione per parlare di molti argomenti,alcuni devo dire attualissimi e in qualche modo a me molto cari.Innanzitutto il silenzio,vero tema del suo scritto in cui evidenzia la condizione di ognuno di noi oggi costretti al rumore,alle troppe parole,agli infiniti messaggi che ci bombardano ogni giorno,per non dire ogni ora.L’elogio della solitudine mi trova d’accordo in quanto condizione indispensabile per potersi rigenerare,per poter ancora pensare,per far rinascere la fantasia,oggi secondo lui morta e sepolta.In effetti oggi connessi ventiquattro ore al giorno in maniera attiva o passiva poco tempo rimane per riflettere e agire,siamo solo dei banali recettori,come afferma Andreoli,e tutto ciò non può che essere altamente negativo.Poi l’attenzione si sposta sul recente scandalo di Facebook che secondo l’intervistato andrebbe chiuso,se non altro per aver tradito la fiducia di tutti,in quanto dopo l’iscrizione secondo il concetto del tutto gratis scopri poi che dietro le quinte c’è un commercio vero e proprio di dati e numeri che fa impressione.La questione si sposta anche sulle fondamenta del social cioè che la persona esageratamente socializzata è privata della scoperta dell’altro,conosciamo molto forse troppo dell’altro ancor prima di stringergli una mano e invece necessario rimane il fascino della scoperta e la magia dei primi incontri,solo così ci possiamo realizzare come esseri umani invece che adeguarci al volere della digitalizzazione.Il dottore rincara poi la dose affermando che i social hanno prosperato così tanto per un bisogno di esistere di figure già in parte morte e che sono fattore di compensazione per le persone frustrate e oggettivamente devo dire che per molti è proprio così,con centinaia di amici all’attivo si pensa quindi di avere un piccolo potere e di essere importanti,poi tutto inevitabilmente crolla sotto i colpi della cruda realtà,in quanto vivendo in una società di apparenze le aspettative reali spesso deludono le parti e anche di molto.Un altro aspetto che mi trova d’accordo col pensiero di Andreoli riguarda gli eroi del male in tutte le salse proposti in TV e a questo riguardo cito un mio vecchio passaggio ”Gomorra e i suoi fratelli” in cui ritenevo che il crimine a tutti i costi così esasperato e in quegli orari di fascia protetta resta un errore,il male di per se ha da sempre un suo fascino che trova terreno fertile in tutte quelle persone che non riescono a realizzarsi nella normalità,soprattutto i giovani che spesso data l’età non riescono sempre a distinguere il virtuale dal reale,amando o peggio idealizzando molto di più l’eroe negativo.Di pari passo un internet poco controllato e videogiochi vari a sfondo sessuale hanno completato l’opera attribuendo a tutto questo panorama gran parte della responsabilità della violenza giovanile di oggi.C’è poi infine la definizione dell’essere normali oggigiorno fuori contesto in quanto normalità per definizione equivale a equilibrio,coerenza,onestà,regole e oggi c’è la sensazione che nessuno ami essere normale perché i normali sono considerati noiosi e in questo contesto storico tutti vogliono stupire con effetti speciali,insomma come dice la canzone nessuno vuole essere Robin.Oltre che trovarmi d’accordo con tutte le risposte che il professore rilascia per la suddetta intervista l’ultima considerazione riguarda un particolare sul suo ultimo libro cioè averlo immaginato nel futuro,come un piccolo stratagemma per poter esasperare certe condizioni del presente,un po’ come fece Orwell nel ’49 quando scrisse “1984” e questo mi ha riportato immediatamente al mio “Futura infedeltà” ambientato nel 2180,direi questa la ciliegina sulla torta sul mio pensiero spesso controcorrente che oggi ha trovato una sponda importante,non potevo aspirare davvero a nulla di meglio. (8/4/2018)

La città velata

Rientrando da un tour di Napoli e dintorni era forte la curiosità di rivedere la città attraverso gli occhi di un ottimo regista come Ferzan Ozpetek,il quale ha ambientato il suo nuovo film proprio nella località del famoso “Cristo Velato”,opera di per se straordinaria e chi ha avuto la possibilità di visitarla può sicuramente darmi ragione non credo esista niente di simile al mondo.Il trailer del film mi aveva intrigato,una vicenda misteriosa con un incontro d’amore,una passione travolgente,un omicidio a seguire quindi con tutti gli ingredienti per un bel film.Poi la quasi totalità delle recensioni negative hanno aumentato il mio desiderio di capire per conto proprio di cosa si stava parlando e come spesso succede non ho sbagliato a fidarmi di me stesso.”Napoli velata” è un bellissimo film,dove si vede ciò che si deve vedere e si capisce solo quello che la città vuole farti capire,niente di più niente di meno.Dopo un bellissimo inizio con la rappresentazione di un rito tipico come “La Figliata dei Femminielli” una sorta di  iniziazione dell’effemminato,solitamente l’ultimo dei figli maschi,il cocco di mamma che nel tempo ha scoperto la sua vera natura,simulante il travaglio di un parto e contornato da una serie di soggetti che presi dal vissuto momento si immedesimano così tanto da far apparire l’evento come reale,l’incontro in questo luogo,presumibilmente alle pendici del Vesuvio forse Torre del Greco,tra due persone che si piacciono,si amano appassionatamente la notte stessa e si danno appuntamento per il giorno seguente proprio nella sezione del “Museo Archeologico di Napoli” dedicata alla sessualità,quel “Gabinetto Segreto” custode di piccanti rivelazioni almeno per quei tempi ma la loro storia è destinata a interrompersi perché l’uomo,un convincente Alessandro Borghi,non si presenta,verrà trovato ucciso in maniera violenta e sarà la stessa donna una patologa,la bravissima Giuliana Mezzogiorno,nel corso dell’autopsia proprio a scoprirne per prima la sua identità.La delusione e il dispiacere oltre alla voglia di capirne di più sarà per lei così forte a tal punto da aver bisogno di cancellare e rimuovere un antico segreto del suo passato di bambina prima di risollevarsi e rinascere a nuova vita.Il mistero dell’omicidio così assume un’importanza secondaria,non serve sapere il nome dell’assassino,arrivando alla logica conclusione che non una o più persone ha ucciso l’uomo ma tutta la città intera perché probabilmente secondo la sua logica forse se lo meritava avendo compiuto un pesante sgarro.Per capirne un po’ di più serve ricordare che Napoli è una città che nella storia ne ha passate di tutti i colori,in tanti l’hanno invasa depredata saccheggiata e illusa con la promessa di un futuro migliore alla fine mai arrivato,così che col tempo si è formata degli anticorpi tali che di fronte alle promesse mancate,di qualsiasi natura esse siano,detti strumenti entrano in azionee la città nella sua propria interezza e mentalità reagisce a certi comportamenti indipendentemente che sia giusto o sbagliato.Tornando al film oltre a una bella fotografia lo sguardo va anche al resto del cast di ottima qualità,quasi tutto al femminile,così come resta al femminile tutto il mistero che ruota attorno alla vicenda.E’ la madre che uccide e si suicida ed è la zia custode di questo passato segreto riguardante la bambina Mezzogiorno e sono due le donne che complici l’una con l’altra,si esibiscono in una sorta di legame indissolubile proprio con quella maschera incriminata oggetto del contendere.Il finale girato proprio nella “Cappella di Sansevero” luogo del “Cristo Velato” rappresenta la definitiva chiave di lettura del film e dell’intera città,come se si dovesse vedere o conoscere solo ciò che basta,come se ci fosse sempre e comunque un velo che impedisce la completa visione dell’insieme e l’assoluta trasparenza di quello che si insegue.Alla fine la stessa protagonista quel finale potrebbe non averlo mai vissuto e questo chiude tutte le porte a chi cercasse di capire o insistere per ricercare la vera verità,la città con i suoi solidi anticorpi non lo permetterebbe mai. (7/1/2018)

L’erba voglio

Quando ero piccolo spesso sentivo ripetere dai miei genitori o dai miei nonni che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re.Io che come tutti i bambini volevo invece tutto e subito non solo non capivo ma pensavo che fosse più un’espressione di punizione piuttosto che di insegnamento.Col crescere e col tempo ho invece capito che volere si può volere tutto,chiedendolo nei limiti del possibile,ma il segreto è come si chiede e in caso di risposta negativa saper anche accettare il corso delle cose.Poi successivamente internet mi ha dato finalmente la possibilità di leggere la favola all’origine di tutto,un re che voleva a tutti costi che un’erba particolare con i suoi fiorellini gialli nascesse nella sua proprietà ma che solo l’insegnamento del mago Babalù l’avesse illuminato e solo da allora si potette godere detta fioritura davanti al suo castello.Il segreto era la gentilezza,il modo di chiedere che dovrebbe essere sempre improntato al buon senso e mai all’arroganza di volere a tutti i costi qualcosa,spesso per motivi poco edificanti.Oggi una nazione a noi vicina quale la Spagna sta vivendo momenti di incertezza e agitazione per la richiesta di indipendenza di una sua piccola regione la Catalogna.Fermo restando il fatto che è passata da un pezzo l’epoca delle divisioni e degli spezzatini perché in un mondo globalizzato conta e conterà sempre di più unirsi e condividere le forze,visto le potenze in campo quali la Cina,la Russia,l’America,l’India,senza contare l’Africa che sta crescendo in maniera esponenziale.Il piccolino anche se ricco poco potrà fare in futuro contro queste realtà ma credo sia anche il modo di chiedere totalmente sbagliato e fa sorridere pensare che chi lo fa gode già di enormi vantaggi e privilegi come avere un proprio parlamento,una propria polizia e leggi ad hoc fatte su misura per la propria realtà.L’ideale sarebbe stato chiedere con calma un qualcosa in più,giusto per differenziarsi ancora maggiormente dalla realtà centrale,sulla scia del referendum italiano del Veneto e della Lombardia ma da qui a staccarsi completamente dal proprio stato ce ne corre e non vorrei che tutto finisse nel sangue come da tanti paventato senza poi arrivare a nulla e in questo caso sarebbe una sconfitta per tutti ma si sa che alla stupidità e all’incoscienza non c’è mai fine.In sostanza domandare è lecito rispondere è cortesia ma intestarsi un progetto irrealistico e forse neanche per tutti conveniente resta priorità di persone poco lungimiranti sulla scia di quel re che solo grazie all’intervento di Babalù ha capito ma oggi non vedo figure simili in azione nel quale l’Europa possa riporre le proprie speranze del caso. (29/10/2017)

L’uomo forte

Alla nostra cara Italia,dal dopoguerra in poi,non sono mai piaciuti quelle figure che per carisma o per capacità personali sono capaci di attrarre consensi importanti,di conseguenza in tutti i modi si è cercato di frazionare il potere in quante più mani possibili evitando così un accentramento pericoloso atto magari a replicare quanto vissuto nel periodo del fascismo.Così siamo andati avanti per decenni cambiando i governi come le mutande,eccedendo con la democrazia,illudendo il popolo di vivere nella ricchezza,creando sempre più debito e raramente si è usato il pugno forte anche se in molti casi sarebbe stato utile farlo.Ancora oggi da Berlusconi a Renzi,peraltro decaduti anche per i loro clamorosi errori,personaggi che hanno attratto folle e che incarnavano il potere di decidere si è notato che appena la loro forza aumentava dall’altra parte in tutte le maniere si cercava di screditarli e di rimandarli a casa e tutti in fila per fare in modo che mollassero,anche dai ranghi dei loro propri partiti.Insomma l’uomo che decide per tutti fa paura ma non si riesce a capirne il perché ritenendo davvero stupida,infantile e non credibile l’ipotesi del ritorno di una dittatura alla Stalin o alla Mussolini,per citare solo alcuni esempi.Ma anche se un leader forte prossimamente non arriverà,il rischio di rivedere questi scenari resta comunque alto perché quando la popolazione sarà sfinita dalle non decisioni,altro non gli resterà di fare che appellarsi a chiunque si imporrà,non importa se con la forza,ricordando che la storia tende spesso a ripetersi.In Italia ci sono da prendere decisioni forti anche e soprattutto impopolari se vogliamo salvarci da un declino certo e riguardano il nostro debito,l’immigrazione,la giustizia e i rapporti con l’Europa se vogliamo evitare di fare la Cenerentola a vita.Per l’immigrazione,ad esempio,è bastato Minniti del PD che ha puntato i piedi ed ha imposto delle regole sacrosante se non per risolvere almeno per calmare la situazione che davvero era fuori controllo.Questo serve all’Italia,qualcuno che prenda delle decisioni e che le faccia rispettare senza se e senza ma,difendendole almeno fino a prova contraria.Alla fine chi sarà poco importa ma in quel caso avrà bisogno dell’aiuto di tutti,stampa,chiesa,magistratura,associazioni e opposizioni nel pieno interesse generale della nazione e alternative non le vedo e non ci sono o forse ci sono ma non voglio pensare di vederle mai. (14/8/2017)

Vite spericolate

Fa riflettere la vicenda dell’attore Domenico Diele,assuefatto alle droghe da anni,che si è messo alla guida di un auto senza assicurazione e con la patente ritirata da tempo e con la complicità del cellulare ha provocato un tamponamento con la conseguente morte di una donna.Un fatto drammatico che fa pensare a quanto poco valore danno alla vita persone fortunate facenti parte del mondo dello spettacolo e non solo ma c’è da dire che allargando lo sguardo quante altre celebrità potevano essere causa di una cosa simile,solo che per destino o per fortuna ciò non è successo quindi sono apparentemente salve e benedette.Il primo personaggio che mi viene in mente,complice è Vasco Rossi e chissà quante volte in gioventù ubriaco o sotto effetto di stupefacenti,fu anche arrestato per questo motivo,poteva essere al posto di Diele perché qualcosa una sera qualsiasi andava storto.Alla fine della fiera la morale sbagliata che rimane è che se va tutto liscio sei un divo maledetto,un mito,una figura da imitare insomma uno tosto e giusto e se succede l’irreparabile sei da pena di morte.La reale verità è che la cosiddetta mitica “vita spericolata” non è mai buona cosa in ogni caso,quindi per cortesia evitare caldamente di stracciarsi le vesti per l’uno o per l’altro perché se alcuni di loro sono ancora al loro posto,immacolati e osannati,a influenzare generazioni di ragazzi e adulti cioè se nonostante tutto quello che hanno combinato in gioventù tutto è scivolato senza incidenti e senza danni non sono certamente da catalogare come più furbi o più bravi o più intelligenti degli altri ma solo e semplicemente più fortunati. (7/7/2017)

Le parole facili

Mi hanno sempre insegnato che più siamo importanti e famosi o si occupano posti di comando più si hanno responsabilità su ciò che si dice pubblicamente perché quello che si va ad affermare influenza fortemente le persone.Un conto se io anonimo privato cittadino affermo un mio pensiero,un conto se lo fa un presidente di una nazione o un premier di governo ma molte volte anche un semplice parlamentare,cantante o attore deve stare attento alle sue espressioni in quanto la cassa di risonanza risulta potente a tutti i livelli.Se poi parla il Papa allora si che l’attenzione alle parole dovrebbe essere massima ma spesso non è così,ci si accorge che molto spesso i concetti da lui espressi sono a senso unico senza accorgersi che esiste anche tutto il resto.Se si parla,ad esempio,solo di chi fugge dalla povertà senza trovare o proporre soluzioni di come sistemarlo al meglio,di come difendere una nazione dall’invasione di persone che spesso non conoscono la legalità,senza inquadrare chi arriva in base alle regole che con tanta fatica i paesi cercano di far rispettare ogni giorno ai cittadini,si fa sicuramente un uso distorto della parola e non si fa un buon servizio a nessuno.Purtroppo e troppo spesso le parole che escono in questo periodo e per questo argomento immaginano mondi impossibili ma la dura realtà resta sempre sovrana,se non si agisce all’origine non si andrà mai da nessuna parte e tutte le chiacchere sui ponti e sui muri strapperanno solamente qualche applauso in più.Intanto le parrocchie si svuotano,i sacramenti sono sempre meno considerati e la stessa Chiesa non sta al momento sorridendo,si rincorre insomma un buonismo troppo accentuato che accontenti tutti ma bisognerebbe invece avere il coraggio di guardare un po’ di più a casa propria e poi pensare ai diritti e ai doveri di tutto il resto del mondo.Sicuramente nel nostro paese ci sarà un posto anche per i tanti stranieri che lo cercano ma rappresentata oggi dalle “facili parole” purtroppo devo ammettere che la questione resta più che irrisolta soprattutto illusoria. (29/5/2017)

La sconfitta della pancia

Buffo il popolo inglese che prima vota un referendum poi disperatamente se ne pente,raccoglie via web milioni di firme per poterlo rifare e se tornasse indietro rivoterebbe sicuramente in maniera diversa in quanto si rende conto di aver espresso l’opinione della pancia e non quella della testa ma soprattutto realizza di essere stato mal informato dai propri politici sulle conseguenze reali ed effettive di tale atto con immense conseguenze per le generazioni che verranno.Oltre tutto ci si mette di mezzo anche la Scozia e l’Irlanda che premono per iniziare un percorso che le divida definitivamente dal Regno Unito avendo oggi prevalentemente votato per rimanere in Europa.Certo la pancia premia la rabbia,il distacco,la distruzione di quello che c’è ma i vantaggi sono soltanto e unicamente per coloro che l’alimentano solo per un posto al sole e per qualche voto in più alle prossime future elezioni,non preoccupandosi certamente di ciò che potrebbe accadere in futuro che rimane tutto a carico della popolazione,sapendo che per far crollare qualcosa bastano pochi istanti ma per ricostruire ci vogliono anni e questo non lo si vuol capire,bisogna arrivarci con la sofferenza,con le crisi e con i sacrifici da parte di tutti ma tutto ciò che convenienza ha?Questa Europa piace davvero a pochi,l’egemonia tedesca presente in ogni suo atto è davvero troppa ma cercare di cambiarla al suo interno è sempre preferibile al distruggerla.Solo la politica deve dare le giuste risposte ed è auspicabile prendere questa occasione per fare arrivare dei messaggi chiari in tema di austerità,immigrazione,una maggior unione economica e bancaria,sicurezza e difesa dei nostri interessi  e territori,arrivare finalmente alla fine di questo percorso verso un Europa più credibile.Questo referendum inglese,sorprendente in quanto non si è capito la sua utilità per il popolo britannico,deve essere il motivo del cambio di passo,dello scatto in avanti che metta a tacere una volta per sempre tutti i populismi possibili e immaginabili e che possa dare ai popoli dell’Europa un futuro credibile alla faccia di chi,per i loro interessi personali,pensa che i voti popolari e i referendum siano la panacea di tutti i mali.Il premier britannico l’ha capito tardi che è stato un errore indire quella consultazione popolare ma a parte le dimissioni non pagherà altro.Alla popolazione invece va il compito di soffrire e di subire un cambiamento in parte non capito e non voluto e questo sia di monito  e di insegnamento per il futuro,un appello rivolto a tutti i leader europei di ogni nazione. (28/6/2016)

Brexit

L’ora dell’amore

Dopo i recenti fatti di cronaca riguardanti ancora donne uccise non si può che farsi prendere dallo sgomento e chiedersi come tutto questo possa accadere.La violenza sulla donna viene da lontano essendo stato considerato essa stessa nel passato un essere inferiore e al servizio dell’uomo e per questo passibile di violenze verbali,psicologiche e in ultima analisi anche fisiche di ogni tipo e natura.Ma col passare degli anni tutto è cambiato,la donna ha acquistato sempre più consapevolezza nelle proprie capacità,maggiore forza nel proprio percorso,piano piano si è allineata al suo simile e in alcuni casi  come bravura perfino superandolo.Qui si inserisce quello che sta accadendo oggi perché è un dato di fatto che l’uomo abituato a comandare non riesce a vivere con tranquillità tale uguaglianza e/o superiorità e reagisce nel peggiore dei modi.Il fenomeno si sviluppa soprattutto in ottica sentimentale ed è chiara e determinante la non accettazione da parte dell’uomo del fatto che la sua metà decida di lasciarlo ed eventualmente scegliere un’altra persona.Purtroppo nel breve non esistono soluzioni se non applicare rigorosamente la legge nel senso di incarcerare e buttare via la chiave quando viene arrestato un colpevole di tali fatti,ma si potrebbe fare tanto nel medio e lungo periodo ripartendo dalle scuole,dagli stessi adolescenti che iniziano proprio in quel periodo a relazionarsi con l’altro sesso e insegnare loro più che l’aspetto fisico,credo fin troppo conosciuto,quello psicologico e cioè formare dentro di loro gli anticorpi necessari che gli consentano di accettare la perdita,la sconfitta,la delusione insomma anche lo smacco di vedere l’innamorato tra le braccia di un altro non essendo egli stesso una proprietà da gestire a proprio piacimento.A scuola la soluzione si potrebbe chiamare “L’ora dell’amore” dove una persona esperta,uno psicologo o altro preposto allo scopo,magari una volta a settimana,spieghi come comportarsi con l’altro sesso e come rispettare il proprio simile nei suoi desideri e nella sua volontà e questo certamente vale sia per il maschio che per la femmina perché anche la donna,fin da piccola,deve imparare a gestire le emozioni,a non insistere in comportamenti talvolta umilianti o troppo espliciti,soprattutto ad abbandonare velocemente chi è troppo geloso o possessivo e di conseguenza denunciarlo prontamente perché si sa da sempre che alcune nature difficilmente cambieranno nel tempo anche se col cuore in mano lo promettono.Ripartendo dai giovani si può sperare col tempo di invertire la tendenza per rendere chiaro il concetto che la persona che ti lascia ha il diritto di rivendicare questa scelta ma,diciamocelo francamente,alla fine possiamo anche convincerci noi tutti,uomini e donne,che la stessa può anche non essere la figura giusta per noi e allora in questo caso diventa una liberazione,una fortuna,di conseguenza un’occasione da prendere al volo. (14/6/2016)

Femminicidi

Gomorra e i suoi fratelli

Qualche giorno fa l’occhio si soffermava su un sondaggio on line,effettuato da un famoso quotidiano,che chiedeva ai propri lettori di identificare la pericolosità o meno delle varie fiction,di mafia,di camorra o comunque basate sulla visualizzazione della violenza come elemento principale con un particolare riferimento a “Gomorra” la cui seconda stagione è recentemente iniziata su Sky e pur non avendo visto la prima serie credo di aver ben presente ciò di cui stiamo parlando,una serie di vicende ispirate al famoso libro di Saviano e al film altrettanto premiato di Garrone.Beh che dire…se devo esprimere un mio parere credo che produzioni simili sono accettabili al cinema sotto forma di lungometraggio dove resta comunque primaria la scelta insieme alla volontà di vedere un determinato spettacolo e giudicarlo per quello che è differentemente dalla televisione,specialmente in certi orari,dove questi prodotti li ritengo pericolosi,inutili e non adatti al grande pubblico che in questo caso può comprendere anche minori,alla faccia del “parental control”,o persone non preparate alla visione di tale violenza.Intendiamoci non è censura la mia ma un pensiero personale di buon senso perché credo che le fiction di oggi a differenza dei prodotti del passato tendono a esasperare la violenza,a estremizzare e mitizzare i personaggi,facendone quasi degli esempi di vita  da seguire  e non è importante se alcuni di loro nella storia finiranno arrestati o anche trucidati,troppo forte potrebbe essere per alcuni in certi contesti degradati la volontà di ripeterne i fasti,vivere da leoni alcuni momenti anche se ciò non durerà e l’identificarsi con i potenti boss del momento,il loro potere,i loro soldi,le loro donne fa parecchio gola e davvero poco vale il rischio di non raccontarla.Per la mia opinione uccisioni,torture,droga,prostituzione e tanti tantissimi soldi guadagnati velocemente,almeno così serviti su un piatto d’argento,non servono alla nostra gioventù in un epoca come la nostra,così difficilmente complicata,dove sembra molto più facile approvare quei percorsi piuttosto che vivere e lottare onestamente da mediocri per il sacrosanto principio del rispetto delle leggi. (31/5/2016)

Gomorra

Paesi difficili

Se penso agli ultimi momenti di vita di Giulio Regeni,giovane e fantomatico ricercatore,studioso e amante dei paesi arabi,in Egitto esattamente non si sa a fare cosa e sarebbe interessante esplorare la fonte britannica come origine della missione,mi vengono i brividi.Prelevato mentre si recava a una cena,condotto in un appartamento e interrogato sulla sua misteriosa e presunta attività,infine pestato e torturato per carpirgli chissà quali rivelazioni o segreti,probabilmente scambiato per una spia o qualcosa di simile.Certo un ragazzo giovane che parla benissimo l’inglese e l’arabo,che partecipa a riunioni sindacali a favore dell’opposizione dell’attuale governo e che scrive articoli di giornale sotto pseudonimo,può creare qualche sospetto da parte degli apparati governativi,ampiamente totalitari,come sono quelli dell’Egitto.Purtroppo certi paesi non conoscono o non applicano la democrazia come la intendiamo noi occidentali,quindi qualsiasi diritto che puoi avere o qualsiasi ragione che hai da far valere qui non vale niente perché dall’altra parte non c’è la volontà di capire ma solo quella di giustificare quello che loro già pensano e sono convinti che sia.In certi posti quando si mettono in testa una cosa per chi è lì in quel momento è finita,non c’è speranza di cavarsela,sia che uno confessi sia che uno faccia scena muta con la cosa che a quel punto può sfuggire di mano con la sorte dell’ostaggio a quel punto quasi segnata.Non stiamo a sindacare se era giusto,sbagliato quello che faceva Regeni,tanti giovani come lui partono da casa e svolgono attività all’estero mossi dai più larghi e nobili ideali,quali i diritti civili,la libertà,la giustizia sociale,lavorando spesso con le varie fazioni in gioco,dico soltanto che in questi casi i rischi sono notevoli e che spesso non vengono percepiti nella loro esatta gravità,basterebbe visitarle con occhio critico certe nazioni per capire che a parte fare il turista,tutto il resto è una grande e pericolosa incognita,c’è il reale rischio e pericolo di essere fraintesi e rischiare con ciò di fare una brutta fine come è successo a questo povero ragazzo.Intendiamoci,non solo l’Egitto è un paese a rischio ma anche quasi tutti gli altri paesi arabi,i paesi sudamericani,gli asiatici in genere pensando alla vicenda indiana dei Marò,la stessa Cina dove se credi di andare controcorrente ti arrestano,ti portano in qualche posto sconosciuto ai più magari fuori mano e alla faccia dei diritti democratici in un modo o nell’altro ti fanno capire che tutto ciò che stai facendo non è gradito,sperando solo che la soluzione finale scelta sia la meno invasiva possibile,purtroppo nel caso di questo nostro connazionale è stata la più estrema. (13/2/2016)

Giulio Regeni

Il dilemma del perdono

Quante volte leggiamo o ascoltiamo di un fatto di cronaca molto grave,dove una o più persone perdono la vita o ne escono molto sacrificate per colpa grave,dolo o volontarietà di chi lo commette.Cosa pensiamo allora,ci lasciamo andare a comportamenti discutibili,auspichiamo una vendetta magari divina o ascoltiamo la nostra religione che ci parla del perdono?Già il perdono,questo straordinario strumento che consente al pentito “sincero” di uscirne assolto qualunque sia il fatto commesso ma alla fine dei giochi siamo sicuri che sarà veramente così?La nostra fede è abbastanza morbida da questo punto di vista,mentre altre realtà sono un po’ più rigide,c’è quella che prevede che il danno venga comunque in ogni caso riparato non solo da una sentenza e c’è quella che si porta il fardello dei peccati con se tutta la vita e solo il compimento di buone azioni andranno a diminuire nel tempo il suo peso,ma su un punto però tutti concordano,solo Dio è libero di assolvere e purtroppo fino al giudizio finale non c’è nulla di definitivo.Francamente credo che il perdono non sia di questo mondo e che non spetti a noi esseri umani elargirlo a destra e a manca,anche se talvolta questo ci permette di apparire buoni e di apparire in pace con noi stessi.Di fronte a un fatto grave che ci è capitato,appurata la colpa o la volontarietà,fermo restando che la giustizia terrena deve fare il suo corso,bisognerebbe riflettere che il nostro passaggio in questo mondo non è un gioco,dobbiamo pensare che è toccato a noi e non a qualcun altro in maniera da accettare sempre e comunque quello che ci è destinato da una volontà superiore,anche se talvolta rimane parecchio difficile da mandar giù.Ci sarà comunque un sole invisibile,un Essere Supremo,un Dio che al di là del giudizio degli uomini,perdonerà o condannerà e questa volta lo sarà per sempre.Noi piccoli esseri chiamati uomini non abbiamo né le caratteristiche né le possibilità di farlo anche perché quello che ci succede sulla terra dura al massimo qualche decina di anni e se confrontato all’eternità solo un granello di sabbia in una spiaggia. (10/8/2015)

Tabaccaia di Asti 2

Panche semivuote

Come frequentatore della messa settimanale non riesco a non vedere quanto negli ultimi anni sia diminuito il numero di presenze,una disaffezione progressiva che piano piano ha eroso la platea complessiva che allo stato attuale delle cose merita alcune riflessioni.Innanzitutto non si può non fare caso al fatto che,come è successo alla politica,anche la chiesa stessa si è allontanata dalle persone e questo per lo più grazie ai vari scandali riguardanti sia i soldi che le persone disamorando così all’ennesima potenza i suoi sostenitori.Pedofilia e Ior sono due tumori per la chiesa che ancora oggi non sono stati curati al meglio e hanno al momento poche soluzioni di guarigione.Se poi si parla di immigrazione non mi risulta che con le possibilità infinite che la Chiesa ha la stessa contribuisca in maniera importante alla sistemazione e al sostentamento di queste persone,di fatto quindi delegando lo stato a questo compito creando scandali finanziari come i recenti fatti riguardanti le varie associazioni che hanno lucrato vergognosamente su ogni migrante hanno dimostrato.Se si parla di omosessualità si alzano le barricate e nonostante le ultime aperture del nuovo pontefice siamo ancora allo stato di fatto in cui si vedono queste figure come lebbrosi senza rendersi conto che ormai il tema è sdoganato,irreversibile e progressivo come ci dimostrano gli altri paesi europei e lo stesso discorso vale per i separati,i divorziati,visti malissimo e privati di sacramenti in quanto in parte scomunicati.Si predica poi l’integrazione ma non ci si arrabbia più di tanto se i crocifissi saltano e finiscano nel cestino ma così la rassegnazione è totale,il futuro più che mai incerto,provare per credere a fare la stessa cosa con gli islamici a casa loro e non si capisce perché si alza la voce in alcuni campi e non in altri,se non altro per difendere almeno un po’ quello che rappresentiamo da sempre come religione.Inoltre è largamente conosciuta la reticenza a cui si va incontro quando si cercano risposte sui fatti di cronaca del nostro passato come il caso Orlandi o Calvi o De Pedis e tutte le volte che si cerca di approfondire tutto ciò negli anni dimenticato,mai chiarito,”Vaticano style”.Solo questo basterebbe a capire che senza chiarezza,trasparenza,verità non c’è futuro purtroppo neppure per la Chiesa e se ancora tutti gli affezionati alle funzioni non sono andati perduti questo si deve alla potenza della fede che in ultima analisi bypassa le persone e in parte le istituzioni,valorizzando momenti di riflessione personali,al di là delle scritture e dell’edificio stesso.L’ultima osservazione va al nuovo pontefice che,rammentando le parole di De Andrè ne “La guerra di Piero”,era partito per fare la guerra ma che poi si è ritrovato a fare i conti con la cruda realtà di un sistema poco incline ai cambiamenti soprattutto se il punto di arrivo deve essere una chiesa povera per i poveri e non vorrei che il nostro pontefice finisse come Bersani che volendo smacchiare il giaguaro non prese neppure un Grillo. (31/5/2015)

VATICAN CITY, VATICAN - MARCH 27: Pope Francis waves to the crowd as he drives around St Peter's Square ahead of his first weekly general audience as pope on March 27, 2013 in Vatican City, Vatican. Pope Francis held his weekly general audience in St Peter's Square today (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Nero a meta’

Se ne è andato anche Pino Daniele,personaggio della mia gioventù,cantautore dal bellissimo album d’esordio,“Terra mia” del 1977,che precedette di tre anni il disco della sua consacrazione quel “Nero a metà”,il suo maggior successo.Allora mi incuriosì tantissimo questo personaggio che cantava in napoletano ma che aveva un sound e un ritmo che poco aveva a che fare con la tradizione partenopea,coadiuvato da ottimi musicisti quali Avitabile,De Piscopo,Amoruso e Senese iniziando la sua carriera con un disco fresco,attuale,giovane che per la prima volta univa l’anima napoletana con il blues,entrambi certamente nel DNA del cantautore,brani come “Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è” rimasero nella mente di tutti noi ma fu soprattutto con la seconda che rimase nella storia,un ritratto della sua città,vero,sincero,crudo,reale,come solo un vero napoletano,uno che ama la sua terra,può fare ciò che non è concesso a chi è di passaggio.Alla luce odierna si capisce tutto l’affetto di Pino per Napoli ma anche la rassegnazione di un nativo nel capire che probabilmente questo posto non cambierà mai,rimarrà sempre legato alle sue paure,alla sua natura di lasciar fare al prossimo giorno che verrà.La conferma del successivo album intitolato col suo nome,due anni più tardi,nulla aggiunse al precedente,solita freschezza e una serie di ottimi brani tra cui spiccava “Je so’ pazzo” e la splendida “Je sto vicino a te” che tanto ho ascoltato in quegli anni,una canzone d’amore incondizionato,seppure con le difficoltà che una coppia affronta ogni giorno.Arriva dunque nel 1980 il grande miracolo quando sembrava che il cantautore avesse già detto abbastanza,quel ”Nero a metà” che spiazzò tutti per la sua completezza,per un sound ancora più internazionale,per l’intensità e le emozioni che regalava ascoltandolo.Inutile rammentare i singoli brani,il disco era nel suo insieme molto bello,la sua vena creativa era in questo disco inesauribile e tutto questo contribuì a farlo diventare un vero e proprio capolavoro.Gli album successivi,la colonne sonora “Quando” per il film di Troisi,i concerti dal vivo,l’enorme umiltà e generosità del personaggio non hanno fatto altro che accrescere la sua fama anche a livello internazionale con le tantissime collaborazioni in giro per il mondo e gli innumerevoli duetti con i più grandi artisti come Eric Clapton giusto per fare un esempio.Rimane l’amarezza per aver perso un artista che ha saputo uscire alla grande dai confini e dai binari che la vita gli aveva indicato e che ha passato tutta la sua vita a studiare il suo amore,la chitarra,riuscendo a internazionalizzare una terra da sempre confinata alla canzone popolare e  tradizionale con poche possibilità di evoluzione.Oggi leggendo la cronaca forse si capisce qualcosa in più del suo essere napoletano comprendendo che “Nero a metà” non era solo dedicato a Mario Musella,un musicista definito così per il padre americano e la madre napoletana,ma anche soprattutto a lui stesso.Soffrendo forse troppo per i disagi della sua città,avendo vissuto una gioventù a contatto con quei problemi e capendo di non poter cambiare nulla di quelle cose la metà di lui non era già più di quel luogo ma proiettata verso lidi e orizzonti diversi e più lontani. (6/1/2015)

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Non sono eroi

Non lo sono i cooperanti umanitari che in maniera incauta e sotto la bandiera di fantomatiche associazioni rischiano di farsi sequestrare per motivi economici,da sempre una delle fonti  di finanziamento più gettonata dei terroristi,non lo sono i giornalisti che per qualche bramosia personale scelgono di stare in prima linea rischiando quello che neanche si immaginano e non lo sono tutti quelli che non hanno niente a che fare con le guerre e che dovrebbero starne alla larga facendo operare solo persone preposte,preparate e autorizzate a rimanere in quei pericolosi luoghi.Non so a voi,sarò anche diventato insensibile,ma a me non importa proprio più nulla di vedere scene in diretta di vittime di attentati o avere sempre il collegamento in tempo reale con le zone dei bombardamenti,spesso fase terminale di un giornalismo malato,schizofrenico e assurdo,sempre dentro la notizia a tutti i costi per poi assistere a dei bei funerali,meglio se in diretta TV,di questa o quella vittima oppure il rientro in patria di persone rapite con tanto di politici all’aeroporto ad attenderli dopo chissà quale trattativa da tenere rigorosamente all’oscuro della popolazione perché probabilmente qualcuno si potrebbe anche imbufalire.Purtroppo,ripeto purtroppo,la guerra è guerra,non ne esiste una tecnologica o intelligente o mirata,anzi paradossalmente tutto ciò ha anche peggiorato la situazione creando dispute che non finiscono mai perché la regola è fare guerra ma non troppo altrimenti il mondo non lo accetterebbe.Al contrario il mondo stesso si dovrebbe ribellare a guerre infinite dove si muore tutti i giorni per anni e anni e non solo per quel periodo definito.Non finirò di ripetere di lasciare le guerre ai soldati,i commenti e le notizie ai responsabili autorizzati dei relativi governi e infine per il bene da fare in certi luoghi consiglio di alzare la testa e dare un occhiata in casa nostra e guardarsi attorno per capire che c’è talmente tanto di quel bene da fare qui che è veramente superfluo usare il passaporto e così lasciamolo magari nel cassetto per usarlo nei viaggi di piacere indirizzati verso zone più tranquille. (25/8/2014)

Pace e guerra

Magistratura in Val Padana

Certo quando ascoltiamo o leggiamo che una persona condannata in primo grado a diversi anni di carcere viene assolta in appello con formula piena,pur riconoscendo che i gradi di giudizio ci sono per questo,qualche dubbio inevitabilmente ci assale.Non credo possibile che un analisi più attenta del caso e dell’eventuale reato possa portare a dire che si è scherzato che è stato un errore,attivando la formula dei famosi tarallucci innaffiati dal buon vino.Ricordiamo che i processi costano e che i soldi sono di tutti,ma soprattutto che si gioca con la vita delle persone considerato che tra il primo grado e l’appello si sono già rovinati la vita,con poche speranze di redenzione,vista l’attitudine a considerare già colpevole un individuo che ha solo ricevuto un semplice avviso di garanzia e vista la lunghezza dei procedimenti giudiziari.Perlomeno limitiamo i danni,prima del rinvio a giudizio riflettiamo seriamente nel valutare bene se esiste un reato oppure no,se è il caso di proseguire o se liberare subito dal problema la persona incriminata e farla finita lì.Oltre tutto nei casi nazionali abbiamo anche la stampa e la televisione che ci marciano ed è grande la loro responsabilità quando affibbiano cartellini di colpevolezza anticipata a persone politicamente di pensiero opposto,senza riflettere che un conto è la simpatia e la lotta politica e un conto è se davvero una persona può essere considerata veramente colpevole.Per questo la magistratura va riformata,non sarà facile la resistenza sarà elevata,perché quello che succede oggi domani non succeda più,introducendo magari anche un minimo di responsabilità in modo che chi deve giudicare lo faccia con maggiore coscienza e più consapevolezza.Sono forse maturi i tempi in cui un vento nuovo possa spazzare via la nebbia che oggi avvolge i cervelli e le menti di alcuni giudici evitando di metterli in condizione di esprimere giudizi e sentenze anticipate che spesso anche un profano capirebbe piuttosto premature e troppo frettolose. (2/8/2014)

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Cadaveri e puttane

In un celebre film,”L.A.Confidential” del 1997,uno dei miei best,una delle battute più simpatiche arriva quando l’occhialuto tenente,impersonato da Guy Pearce,imponeva al sergente con cui collaborava,un ottimo Kevin Spacey,di andare a visionare un cadavere all’obitorio,mentre lui sarebbe andato a trovare la bellissima Kim Basinger,nel film una prostituta di alto livello e a quel punto Kevin sbottava bonariamente lamentandosi che lui andava a cadaveri e il tenente a puttane.Si può riportare tutto ciò all’oggi visitando i palazzi della politica e trovandoli ben zeppi di personaggi riferibili alle due categorie sopra elencate.Questi luoghi sono pieni di cadaveri e sappiamo quanti politici continuano a fare attività e a essere influenti pur essendo morti politicamente,oltretutto dimenticandosi di cadere per terra,rendendo difficile differenziarli dai veri cadaveri come quello del film.Sono persone che in quei luoghi non hanno più ragione di esistere ma sono ancora li da 20/30 anni per una serie di motivi che spesso esulano dalle loro capacità professionali,non incidono ormai più di tanto e non si sono resi conto che ultimamente il vento è cambiato,tanti giovani in gamba stanno affacciandosi alla politica che conta,ma non si rassegnano al loro destino che sarebbe quello di accelerare il rinnovamento indispensabile per il nostro paese passando la mano.Luoghi pieni anche di puttane e vediamo quanti politici si danno via per soldi,favori o riconoscimenti vari,per loro o per i propri cari.Cambiano spesso casacca appena eletti,il mitico gruppo misto,creando ancora più confusione come se non ce ne fosse abbastanza.La loro parola non è mai definitiva e sicura e valutano fino all’ultimo da che parte stare e con chi votare tenendo fede al proprio tornaconto personale più che politico o nazionale.Come le puttane conoscono solo la contropartita su cui trattare e non gli interessa minimamente quello che servirebbe veramente al paese.Ognuno di voi può associare i volti e i nomi a questa o quella categoria,io lo evito per ovvi motivi,ma vi assicuro che il gioco risulta simpatico e basterebbe abolire queste due categorie per ritrovare parzialmente svuotati i palazzi che contano di tutta una serie di figure di cui la nazione farebbe volentieri a meno,un’ottima soluzione per la agognata riduzione dei costi della politica. (22/7/2014)

L.A. Confidential movie image Kevin Spacey

Rendete a Cesare…

Ne parlo solo con quelli che mi chiedono un’opinione e non ho mai scritto niente sul tema dell’immigrazione.Un tema spinoso,delicato,che ha riguardato in passato anche noi come popolo dove si corre il rischio di uscire dal seminato in un senso o nell’altro,ma tutto quello che sta succedendo sulle nostre coste non deve cessare perché siamo razzisti,cattivi o non disponibili all’accoglienza ma soprattutto perché non è giusto.Non possiamo farci carico di gran parte del pianeta per il motivo che dall’altra parte non c’è un numero limitato di persone che ancora aspettano di imbarcarsi ma forse milioni di uomini,donne e bambini che ormai,spinti dai trafficanti di persone,hanno capito che venire o transitare qui è comodo,agevole,non perseguibile avendo insomma ormai preso le misure alla nostra nazione e tra poco manca solo che li andiamo a prendere dall’altra parte,l’operazione “Mare Nostrum” in parte fa questo,resta lodevole dal punto di vista umano ma devastante è il messaggio che ne consegue.D’altra parte la logica direbbe che le persone sarebbe meglio aiutarle nei loro luoghi,nel proprio paese,lasciando porte aperte per una più sana immigrazione,quella dedita al lavoro in base al reale bisogno di un paese,come suggerisce l’esempio tedesco.Ma la realtà tragica di quelle masse di persone che arrivano comunque e per principio,impone di capire che non tutti troveranno inserimento,non tutti avranno una collocazione nel nostro paese e forse sarebbe sufficiente farli proseguire nel loro viaggio verso il nord Europa ma questo si infrange contro il muro della stessa realtà europea dove,pensando ognuno per se,ci lasciano da soli a gestire una cosa più grande di noi.Con il mutare veloce delle situazioni governative lasciano il tempo che trovano anche gli eventuali accordi tra il nostro paese e quelli di origine,non reggono il tempo di una stagione,ci hanno provato più di una volta i tanti ministri dedicati con scarsi risultati.Tutto ciò si rivela un muro di gomma e quello che è certo e sicuro a questo punto è che serve una concertazione totale tra gli attori in gioco che sono Governo,Europa e Vaticano.Ricordiamo la prima visita del nuovo Papa proprio a Lampedusa ma dopo che è successo?…C’è il loro contributo?…Stanno facendo la loro parte?…Oppure tutto si è fermato a quel giorno dove i buoni propositi hanno lasciato il posto a orecchie da mercante.In sostanza con il sostegno,l’appoggio e l’aiuto di tutti c’è da marcare una linea,una sorta di fine corsa,da attuare prima o poi,perché se non è giusto dissuaderli con la forza a non venire qua,come qualcuno in extrema ratio invoca,non è neanche giusto rimanere passivi di fronte a questo spettacolo dove probabilmente a lamentarsi sono oltre a coloro che sbarcano dalle navi soprattutto gli immigrati regolari già inseriti nel nostro paese,in una lotta tra poveri sempre più evidente. (17/06/2014)

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Illusioni nazionali

Alla radio qualche giorno fa una voce disse che sono le illusioni nazionali il vero male dell’Europa e credo che frase migliore non si potesse esprimere.Pensare di fare da soli,di avere la propria sovranità monetaria e politica,oggi non ha più senso in generale e soprattutto non ha molto senso per noi Italia che fino dalla fine degli anni settanta siamo stati accreditati come il paese del bengodi,dove allora la CEE ci rimproverava di non fare fino in fondo il nostro dovere.Con le nuove sfide globali essere fuori dall’euro e senza la protezione europea per paesi come il nostro non ci sarebbe scampo in quanto abbiamo ahimè troppo debito accumulato e qualcuno lo deve pur comprare se vogliamo mantenere il nostro status quo.Oggi lo comprano in tanti ma solo perché siamo all’interno di una realtà comunitaria definita sicura,mentre ci darebbero zero fiducia se fossimo da soli.Ma anche se come per magia il debito fosse azzerato la convenienza futura è quella di unificare gli sforzi,in nome di una realtà purtroppo a oggi ancora incompiuta,in cui ognuno debba fare la propria parte insieme a tutti gli altri.Quindi via libera a un esercito europeo,a una seria unione bancaria,a titoli di debito comuni i famosi Eurobond e soprattutto a un unico parlamento con la conseguente parziale abolizione dei parlamenti nazionali che tanto costano ma alla fine,tranne per le vicende locali,concludono poco anche perché sostanzialmente è l’Europa che dà il via libera su tutti i più importanti provvedimenti,specialmente quelli di natura economico-finanziaria.Si tratta di mollare parte della propria sovranità in nome di qualcosa di più grande per poter affrontare meglio le sfide globali che ci attendono.Conteremo meno ma meglio,lo affermo convinto,per diventare in futuro una realtà quella europea rispettabile in tutto il mondo,naturale evoluzione del processo in corso e di tutti i sacrifici che abbiamo fatto fino a oggi. (5/4/2014)

L’Oscar della bellezza

Bastano pochi minuti per capire che siamo di fronte a qualcosa di grande,qualcosa che lascerà il segno con una città unica al mondo,una serie di personaggi in fuga dalla realtà,con i loro momenti di vita falsi e inesistenti.Si inserisce in tutto questo il protagonista,Jep,con la sua logica,la sua critica,la sua incessante ricerca del senso della vita che,dopo un primo romanzo di successo e poi più niente,ha perso per strada e non ha più ritrovato.Ma Jep non si è smarrito come gli altri,è rimasto coi piedi per terra,single,disinteressato al sesso elemento trainante del suo mondo,è un grande osservatore della grande illusione che lo circonda e in cui lui più non si riconosce.Consapevole di tutto quello che gli accade compie un percorso che lo porterà a ricercare,nel passato della sua gioventù,la forza per sbloccarsi,ripartire e trovare gli stimoli giusti per scrivere ancora all’interno di un mondo che tende a distruggere più che a costruire e a relegare tutti a ruolo di semplici comparse.La spogliarellista,la santa,il suo impresario,sono tasselli che permettono a Jep di ricostruire il puzzle della propria vita e a reagire a tutto questo squallore che lascia ben poche speranze.Resta un gran bello spettacolo “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino uscito nelle sale nel 2013 e meritatamente premiato dall’Academy con l’Oscar.Un opera unica,anche se manifesto di un mondo distante da noi anni luce,come una quasi fantascienza,dove non ci viene dato mai la possibilità di interagire,di partecipare allo spettacolo come avvenne invece anni fa nella “Dolce Vita” di Fellini,evidentemente i tempi sono davvero cambiati e forse decisamente peggiorati.Il riscatto per noi comuni mortali alla fine del film salendo a bordo di quella barca che nei titoli di coda non si ferma mai,continua a passare sotto ai ponti,le tappe della nostra esistenza,alla ricerca di quella bellezza che tanti di noi nella propria vita devono ancora trovare. (11/3/2014)

La cultura dello scontro

Inutile dire che comunque ci si muova,a piedi o in auto,ogni momento è buono per litigare.Il motivo può essere una fila,un passo carrabile,una precedenza dubbia o non data ma il risultato è sempre lo stesso ci si manda a quel paese e in alcuni casi purtroppo si va anche oltre si arriva ad avvicinarsi all’altro cercando lo scontro,il contatto fisico,le mani addosso,chissà per quale scopo finale.Che sia l’imporre la propria idea o la propria forza o un eventuale furbesco risarcimento da chiedere poco importa è il comportamento che conta,inutile e sciocco e oggi più che mai anche molto pericoloso.Non sai chi ti puoi trovare davanti e quando succede la tragedia,creata o subita,non c’è giustificazione a cui puoi appellarti sia per te stesso che per la tua famiglia o per i tuoi figli,sempre e comunque se riesci a rivederli perché la cronaca ci insegna che l’evento in alcuni casi,nato spesso da futili motivi,è definitivo.Impariamo dunque ad accettarsi l’un l’altro,a comportarsi meglio,a fare un passo indietro,chiedendo anche scusa se ci troviamo in torto,sarebbe importante riconoscerlo,non ci sono purtroppo altre facili soluzioni per comportamenti che nonostante il nervosismo e la crisi dei nostri tempi non trovano alcuna giustificazione. (25/02/2014)