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Passaggi

Per favore smettetela

Tutti noi credo sfiniti dal lock-down primaverile attendevamo l’estate convinti che come gli “esperimenti precedenti”perpetrati sulla specie umana anche questo ultimo prodotto di laboratorio se ne andasse col caldo lasciandoci liberi di vivere la nostra vita in santa pace.Così non è stato e dopo il macello estivo delle varie zone di villeggiatura dove a tutto si è pensato tranne che al virus siamo ancora qui con i “numeri della pandemia” che ogni giorno ci ripetono in sostanza,numero più numero meno,che questo Covid non se ne andrà mai,che si continuerà ancora per molto tempo con l’attenzione scrupolosa e ossessiva dei primi momenti,che fino al vaccino tutto questo non finirà e allora campa cavallo,il nostro obiettivo di liberazione si sposta come minimo alla metà dell’anno prossimo salvo imprevisti.Non essendo negazionista ma semplicemente obiettivo,almeno quando si può esserlo,spero che tutta questa macchina mediatica si fermi al più presto perché così continuando non si aiuta una nazione che ha già pagato un prezzo altissimo e che ancora non ha finito,probabilmente gli effetti reali li vedremo verso la fine dell’anno anche se spero mitigati il più possibile.Io che in primavera avrei chiuso la nazione solo il tempo di aggiustare il tiro sui posti di ricovero in ospedale e sulle terapie intensive-diciamo al limite un mese giusto per organizzarsi-oggi penso sia arrivato il momento di “sdoganare” il Covid considerandolo uno dei tanti virus influenzali in circolazione da decenni,certamente più contagioso e più cattivo quindi da trattare con attenzione e con la massima prudenza,ma che alla fine nulla potrà contro un mondo che ne ha passate di tutti colori,dal nucleare,alle molte guerre e ai conflitti più disastrosi oltre a tutte le altre pandemie e che davvero non si riesce a capire come lo stesso mondo si sia fatto infinocchiare da quest’ultimo arrivato,un genere umano che comunque vada ha tutte le carte in regola per affrontarlo sul campo e non con la paura addosso di uscire di casa e questo vale anche e soprattutto per il mondo della scuola in questi giorni alle prese sulla sua riapertura.Una “nuova normalità” dovrebbe essere la giusta parola d’ordine per i prossimi mesi,lasciando correre i contagi anzi arrivando a non conteggiarli proprio neanche più,prestando attenzione solo ai veri indicatori importanti cioè i ricoveri e le terapie intensive,curando dunque chi ha veramente bisogno di essere curato considerando gli asintomatici non certo dei malati come oggi si vuol far credere.Certo tutto può cambiare e peggiorare ma a oggi,visti i numeri in ballo,a livello italiano ma anche mondiale questa rimane l’epidemia dello zero virgola se si considera quanti siamo nel pianeta e non si riesce a capire come non si possa affrontarla in maniera più tranquilla e razionale,a meno che non ci sia un disegno dietro atto a far continuare questo terribile e disastroso status quo.Lo so rimane un’opinione personale certamente non condivisibile e un po’ estrema ma l’alternativa se ci pensiamo è sicuramente peggiore,continuare con questo stato d’ansia,di incertezza e di stallo riversato per intero sul mondo del lavoro,sul sociale,sulla scuola ancora per molti mesi rimane una prospettiva devastante sotto ogni punto di vista ricordando che il vaccino potrebbe anche non arrivare mai o se magari arriverà il virus avrà già cambiato faccia facendo dunque la fine dei numerosi prodotti antinfluenzali odierni e per tutto questo diamoci allora tutti una mossa soprattutto mentale perché molte volte ricordiamolo la toppa rimane soluzione peggiore del buco soprattutto se non è del giusto colore. (19/9/2020)

La norma e l’eccezione

Il viadotto “Polcevera” di Genova,noto anche come ponte “Morandi” dal nome del suo progettista,il 14 agosto 2018 crollava parzialmente a causa soprattutto della scarsa attenzione sulla manutenzione,il tutto sommato a problemi strutturali e di deterioramento negli anni che altri ponti simili-ad esempio in Libia e in Venezuela-hanno avuto.Metabolizzate le 43 vittime che rimarranno nella memoria di tutti,ancor più importante era dare un segnale di rinascita e di orgoglio non solo per la città Genova ma anche per l’Italia intera ed ecco che in poco meno di due anni un nuovo ponte denominato S.Giorgio,su progetto di Renzo Piano,viene inaugurato gridando davvero al miracolo in quanto rispetto agli standard davvero poco è stato il tempo a disposizione per costruirlo se si contano anche i tanti giorni spesi a demolire il vecchio compresi i palazzi che sopravvivevano in maniera piuttosto pittoresca al di sotto del ponte precedente.A questo punto un’osservazione arriva spontanea,tutto questo lavoro in così poco tempo fa piacere assai ma dobbiamo renderci conto che non è certo la norma ma una sporadica eccezione dovuta principalmente a motivi di interesse nazionale oltre che politici e che questo purtroppo in futuro quasi sicuramente non si ripeterà.Sappiamo quanto incide la burocrazia in Italia e quanti enti o uffici si devono contattare-per poi mettersi d’accordo-nel dare il via a un’opera,qualunque essa sia,quindi in futuro se si vuole dare un vero e duraturo segnale di cambiamento oltre che all’Europa anche a tutti gli investitori esteri che sono nel dubbio se investire o no in Italia bisognerà cercare in tutti i modi di invertire le due parole,la norma deve diventare l’eccezione e viceversa.Succederà questo a breve termine?No purtroppo,non con questo governo e soprattutto non con questa classe politica preoccupata più di tirare l’acqua al proprio mulino-come i tre fratelli e un cugino del detto toscano-che a pensare all’interesse del popolo e della nazione che dovrebbe essere il primo obiettivo di chi va a governare.Ci vorrà tempo,nuove figure in ogni campo sia politico che giudiziario,forse un governo nazionale di largo respiro per provare a riscrivere interamente tutte quelle leggi che possano permettere all’eccezione ponte “S Giorgio” di diventare la normalità e all’insieme delle varie tangenti,mazzette,aumenti di budget,progetti fermi sulle scrivanie dei falsi potenti e bloccati in attesa dei vari tornaconto di essere interamente declassato in eccezione sperando,io che ho quasi sessant’anni,di poter vedere questo cambiamento a breve prima di lasciare questo mondo,il tempo passa e quello a disposizione diminuisce sempre più. (8/8/2020)

Le mele marce

Ogni volta che viene fuori uno scandalo riguardante le forze dell’ordine,siano carabinieri polizia o altro,istintivamente si tende a catalogare l’accaduto come un episodio isolato e a classificare i personaggi interessati come elementi marci in un contesto generale da sempre considerato sano e al di sopra di ogni sospetto.Ma proprio come Gian Maria Volonté nel film di Elio Petri del 1970 nella parte di un commissario che sicuro della protezione di tutto il suo staff uccide la fidanzata e sparge prove a suo carico per sfidare i suoi stessi colleghi sicuro di farla franca solamente per il posto che occupa,anche questi carabinieri di Piacenza,in cronaca da giorni per tutta una serie di reati anche piuttosto gravi compiuti non in una settimana ma in diversi anni,devono aver avuto la sensazione di farla franca comunque,di non essere in alcun modo dei sospettati,sorretti dalla divisa che tutti i giorni indossavano e da un ambiente sicuramente protetto a tutti i livelli.Dopo il clamoroso caso Cucchi e la vicenda Aldrovandi,sommate a una serie di irregolarità che vanno dalle carceri di Torino a altri episodi più o meno gravi,parlare di mele marce risulta purtroppo riduttivo.A questo punto probabilmente è una parte del sistema che è impostato così e chissà quanti altri casi potrebbero saltare fuori se solo la reticenza che sopravvive all’interno delle caserme venisse meno.Certamente la stragrande maggioranza degli uomini delle istituzioni sono figure senza macchia ma il crescente numero di personaggi in divisa corrotti e pure criminali possono davvero mettere in crisi lo stato come l’intera sua credibilità e credo sia giunta l’ora di intervenire prontamente con indagini senza paura facilitando le denunce all’interno delle caserme,con condanne severe e rigorose che creino esempi da poter esibire a tutti coloro che verranno.Purtroppo decenni di democrazia,in alcuni casi mal gestita,possono creare una sorta di limbo intoccabile dove per chi è all’interno può risultare semplice perdere il controllo convinto che ogni cosa possa essere commessa e fatta e poi con gli avvocati giusti e i processi accomodanti pure perdonata.Questo se può essere sopportato in senso generale non lo è certamente all’interno delle istituzioni dove si presuppone che all’origine tutto sia svolto e compiuto a norma di legge garantendo doveri e diritti di tutti anche e soprattutto degli indagati,proprio come all’interno della chiesa fanno ribrezzo tutti quei sacerdoti che mettono le mani addosso su coloro che dovrebbero proteggere.La speranza resta quella che con questa ultima vicenda si sia varcato un limite importante dove a questo punto diventi un obbligo intervenire con forza a tutti i livelli,anche i più alti,in maniera che un veloce rinnovamento possa avvenire riflettendo che su chi veste una divisa,qualunque essa sia,gravano una serie di responsabilità,di attenzioni verso gli altri,di rispetto dei diritti e delle leggi di gran lunga superiore rispetto a noi comuni mortali ma evidentemente per qualcuno o per una parte del sistema non è più così,dobbiamo fare invece l’impossibile perché tutto questo non accada mai più e che le persone tornino a scandalizzarsi con forza sulla singola mela marcia invece di pensare che in fondo ormai tutto il mondo sia così e che non valga la pena credere più a nulla. (24/7/2020)

Lo sfogo mal indirizzato

Complice alcuni poliziotti americani che con i loro comportamenti ci hanno messo seriamente del loro assistiamo in questo periodo,già complicato di suo per gli strascichi del Coronavirus,a un movimento pressoché globale atto a distruggere tutti quei simboli che nel passato più o meno hanno avuto a che fare con il confronto-scontro tra bianchi e neri o comunque con i problemi razziali in genere.In una recente dichiarazione il noto giornalista e storico Paolo Mieli affermava che non solo condannava tutto lo sfogo rivolto prevalentemente alle statue e ai monumenti oggetto del contendere ma che addirittura dipendesse da lui vedrebbe positiva una legge in costituzione che ponesse tutto questo fuori legge e mi associo decisamente a tutto ciò ritenendo alquanto stupido e illogico distruggere quei simboli solo perché quel personaggio,nel suo contesto storico,tra le molte cose positive-non si capirebbe altrimenti l’istituzione di un eterno riconoscimento-risulta anche qualcosa di poco chiaro e/o discutibile almeno visto con gli occhi di oggi.Tutti i monumenti o statue di qualsiasi figura,anche se oggi scomoda in alcuni suoi comportamenti del suo tempo,ritengo giusto sopravvivano al loro posto se non altro per avere la possibilità di ricordarli e giudicarli ogni volta che li vediamo rileggendo a piacere il loro percorso,valutando i loro meriti e criticando i loro errori almeno per non ripeterli più e sarebbe già tanto questo.Purtroppo la storia è piena di fatti il più delle volte negativi-sono proprio quelli che fanno rumore-e se ci sfoghiamo con il nostro passato in questa maniera non svolgiamo un buon servizio alle nuove e future generazioni che dovrebbero venir su in grado di avere il giusto spirito critico per capire cosa è stato buono e cosa cattivo per l’umanità nel suo complesso senza mai giudicare solo un singolo aspetto delle varie vicende.Spero tutto questo passi presto,che i personaggi storici ritrovino la loro collocazione e che invece che sfogare la rabbia verso un passato che comunque vada rimarrà al suo posto questa sia invece indirizzata,sempre se possibile nelle giuste modalità,verso il nostro presente che oggi come allora non è per niente positivo e trasparente come sembra essendo zeppo di personaggi ambigui,sfruttatori del lavoro altrui,evasori,figure che vivono alle spalle degli altri,per non dire veri e propri criminali.Lasciamo per cortesia la storia nei libri da studiare a scuola e anche nell’insegnamento cerchiamo di non essere mai estremi ma di valutare i fatti nella sua interezza non in base a episodi isolati,lottando dunque con tutte le nostre forze affinché ogni evento del nostro passato sia utile soprattutto al fine di evitare in futuro quei comportamenti ambigui e che tutto il resto sia visto come protesta tanto per distruggere qualcosa che sia esso un negozio,un ristorante,una banca o appunto un monumento o altro e per questo a pieno titolo essere classificato come comune delinquenza.Onestamente nel mondo moderno,tralasciando le derive dittatoriali,non si è mai visto progredire e migliorare rovinando o spezzando ciò che non ci risulta simpatico soprattutto perché la nostra storia,anche nei suoi momenti più bui,merita di essere affrontata e giudicata ma mai e poi mai cancellata. (17/6/2020)

Stessa orchestra stessa musica

Abbandonando per il momento l’emergenza Coronavirus sono due i fatti che incidono più degli altri in questo mese con il primo che riguarda l’ennesima disputa Germania e paesi del nord europa contro l’Italia e gli altri sudisti a cui ultimamente si aggiunge in parte anche la Francia e il secondo sui dubbi e le perplessità a proposito di quelle figure spesso giovani donne che decidono di trasferirsi in paesi difficili per fare del bene sottoponendosi agli enormi rischi del caso.Iniziando dal primo la recente sentenza tedesca dove in sostanza si mettono in dubbio le politiche monetarie europee poco vale dal punto di vista tecnico ma risulta piuttosto rilevante da quello politico.Avere uno stato europeo che mette in dubbio la politica della stessa unione di cui fa parte sinceramente spiazza notevolmente e davvero in tanti cominciano a chiedersi se ne valga ancora la pena fare affidamento su questo tipo di Europa se non fosse per il fatto che indebitati come siamo per uscirne servirebbe passare di fatto da un altro dopoguerra e chiedere questo ai cittadini al momento già di per se in difficoltà non sembra possibile.Prendiamo atto comunque che la Germania mal ci digerisce,forse per i troppi film sulla mafia e delinquenze varie a nostro sfavore,forse perché abbiamo un clima migliore del loro o probabilmente perché abbiamo un risparmio privato elevato che ci consente uno stile di vita probabilmente superiore alle nostre possibilità che i tedeschi ci invidiano,vallo a sapere.Quello che invece dovrebbero sapere anzi ricordarsi riguarda la Conferenza di Londra del 1953 quando tutti i paesi europei-tra cui guarda caso anche la Grecia-per la paura e il timore dato lo stato di distruzione e povertà della nazione tedesca che si riaffacciasse un’altra dittatura come successe dopo la Grande Guerra decisero di cancellare metà del suo debito rimandando alla successiva riunificazione della nazione l’eventuale pagamento dell’altra metà.Il risultato come tutti sappiamo fu che non pagarono né la prima parte della somma né la seconda diventando nel tempo la forte nazione che tutti conosciamo.Certamente lavorando duramente e scialacquando poco,al contrario di noi che se anche fossimo partiti senza debiti avremmo con la nostra mentalità,da cambiare al più presto please,trovato il modo di ritrovarsi lo stesso nel tempo in difficoltà.Evidentemente però il passato non interessa ai tedeschi che di condividere i debiti non vogliono sentir parlare sapendo che solo con i titoli comuni europei l’Europa può proseguire il suo cammino e così confrontarsi nel migliore dei modi con le altre superpotenze,l’alternativa rimane piano piano quella di distruggersi.Concludendo giusto spendere due parole ma per carità solo due in quanto ho già ampiamente dato sull’argomento,rileggere i passaggi “Non sono eroi” e “Il ruolo delle famiglie” sulla ennesima vicenda dei sequestri in paesi stranieri e questa volta è toccato a una ragazza di Milano che con tanta buona volontà pensando di essere davvero utile alla causa è partita per l’Africa rientrando dopo quasi due anni convertita a un’altra religione e con il peso addosso,io sinceramente non so se riuscirei a vivere bene con questo fardello,di un riscatto che solo a rammentarne la cifra vengono i brividi.Non si discute il salvare un essere umano in difficoltà opera di per se sempre positiva ma di ridiscutere il senso di queste missioni dove anche gli stessi attori di queste fantomatiche associazioni non governative dovrebbero prendersi una parte consistente di responsabilità civile e penale.Lo stato non può pagare in eterno milioni di euro primo perché non è giusto-soldi di tutti che potrebbero risultare davvero utili in questi periodi difficili e non solo-e secondo perché così facendo si allunga una catena che se non si trova il modo di spezzarla continuerà all’infinito con il prossimo sequestro già in fase di programmazione e per questo mi appello a chi di dovere per trovare delle soluzioni e approvare delle leggi rigide e ferree per questo tipo di viaggi umanitari ricordando i sequestri degli anni settanta che non trovarono più terreno fertile con il blocco dei beni di chi doveva pagare fermo restando il filo conduttore di tutte e due le questioni discusse cioè stessa orchestra purtroppo stesso spartito e inevitabilmente stessa musica. (13/5/2020)

Quattro osservazioni e una vergogna

In piena emergenza Covid dopo le prime considerazioni sugli effetti che da sempre al mondo provocano questi eventi globali che spesso ne approfitta per riordinarsi,rigenerarsi e poter ripartire in maniera più giusta ed equilibrata corretti i vari eccessi,a fatti avvenuti,una serie di osservazioni nascono spontanee.La prima riguarda il sociale,il fatto che forse si poteva gestire il tutto in maniera più soft,diciamo a metà strada tra il rigore cinese e la libertà di movimento dei paesi del nord europa permettendo così ai cittadini di avere più libertà nei movimenti soprattutto a piedi e nel proprio comune sempre con le dovute precauzioni ma senza dover mostrare documentazioni oltretutto abbastanza ridicole e infantili.Inoltre alcune realtà commerciali potevano comunque rimanere aperte organizzandosi con prenotazioni ed entrando pochi o uno per volta,si poteva pensare di fare meno file davanti ai supermercati se ognuno entrava fin dall’inizio ben attrezzato rispettando il distanziamento sociale e l’uso dei dispositivi di protezione e se soprattutto si  obbligava la grande distribuzione ad attrezzarsi meglio e in maniera affidabile nelle consegne alimentari a domicilio,nel complesso forse così ci sarebbe stato un’alleggerimento generale della pressione e la nostra vita da reclusi sarebbe stata sicuramente migliore.La seconda di natura medica mi ripete che in questi casi come avvenuto in passato-si guardi i filmati video in b/n sull’influenza del 1969/70 che fece allora più di ventimila morti-la convivenza con i virus resta un fattore determinante la popolazione comunque prima o poi ne verrà sfiorata o colpita,dobbiamo solo avere dalla nostra una sanità efficiente,piani alternativi per le emergenze con strutture pronte e predisposte per essere attivate in pochissimo tempo con all’interno tutti i dispositivi medico-sanitari necessari,dopo di che si chiede solo al sistema sanitario di curare e salvare più persone possibili e ricordiamo che in tempi di guerra-perché di questo spesso si parla,di una vera e propria guerra-non tutti venivano salvati e molti soccombevano senza colpa di alcuno,questa rimane la vita ma quando la stragrande maggioranza delle persone sane sono rinchiuse in casa altro non si può pensare che solamente la paura di non poterle curare-negli anni tagli infiniti alla sanità e dimezzamento dei posti in terapia intensiva hanno di fatto creato i presupposti di ciò che è successo-fa si che l’unica soluzione ma non la più sensata sia scappare dal virus e non affrontarlo sul campo.La terza si sofferma sull’economia e saranno dolori visto il lock-down prolungato e per questo ora sarebbe il momento di riaprire gradualmente ma velocemente il tutto anche perché di fatto in diverse zone del nostro paese più del cinquanta per cento delle attività sono già aperte quindi tanto vale aumentarlo questo numero,inoltre sarebbe davvero questo il periodo una volta per tutte di tagliare le spese inutili della politica,snellire la burocrazia ormai insopportabile,recuperare i soldi dell’evasione fiscale in maniera più rapida e decisa e mostrarsi all’Europa forti e decisi nel tagliare i nostri costi e il nostro debito,ora o mai più.La quarta inevitabilmente riguarda la politica condannando a voce alta senza se e senza ma le sue divisioni e i suoi litigi ricordando che seppur giusto avere differenti visioni sull’emergenza non dovrebbero esistere in questi casi un governo e un’opposizione ma un’unica nazione in lotta con tutte le sue forze per il raggiungimento della risoluzione della crisi in atto,il conseguente bene dei propri cittadini e il far valere le proprie ragioni in Europa da sempre restia ad aprirti l’ombrello quando piove ma l’unità,la determinazione e la forza di un paese unito e importante a livello industriale come l’Italia può fare la differenza quando vai a chiedere alcune cose soprattutto se sono anche giuste.Rimane la vergogna,quello che non mi sarei mai aspettato in questo periodo a cavallo delle festività della Pasqua cioè l’assenza da parte della Chiesa delle benedizioni nelle case.Una cosa inaccettabile visto che gli stessi sacerdoti-dicono-sono da sempre in prima fila tra i malati-sembra che anche diverse decine di loro si siano ammalati per questa ragione per poi passare a miglior vita-e dove c’è bisogno di aiuto e di assistenza visto che molti di loro hanno pure esperienze estere in paesi difficili dove lì davvero si rischia la pelle e non solo per un contagio influenzale.Soprattutto rimane una decisione che non ho capito visto comunque lo scarso rischio che ci poteva essere nell’effettuare una benedizione su una porta di casa magari accompagnata da qualche parola di conforto che visto il momento e il periodo magari a qualcuno poteva essere di sollievo.Ma visto sentito e letto che nessuno ci ha fatto caso forse ha creato meraviglia solamente a me. (15/4/2020)

Il mondo si riordina

Ci aspetta un periodo economico difficile dopo che un virus misterioso non si sa se volutamente o casualmente è piombato sul nostro mondo,sulla nostra quotidianità che risulta in queste ore piuttosto stravolta.Il pianeta sempre in questi casi si rigenera,riprende fiato,taglia i rami secchi,corregge gli eccessi di un sistema per lo più occidentale che non può sempre crescere all’infinito non tenendo conto di tutti quelli che rimangono indietro,che non ce l’hanno fatta o che non riescono a tenere il passo per via di una serie infinita di esagerazioni che riguardano il sociale,il finanziario e pure il lato umano.Viviamo un po’ tutti,io non escluso,al di sopra delle nostre possibilità con stili di vita che spesso non ci riguardano e troppo spesso lo facciamo proprio a scapito di una parte della popolazione che prima o poi dovrà pure essere presa in considerazione.In questo periodo,all’interno della nostra bolla ricca e luminosa,probabile che per lo più si salvi chi con lungimiranza ha tenuto conto del risparmio e chi ha prestato attenzione ai propri cari più che a se stesso con una saggezza che virus o non virus dobbiamo tutti con l’occasione ritrovare dentro di noi.Non dobbiamo pensare di essere invincibili o potenti ma essere un po’ meno egoisti e più solidali perché come vediamo basta che si insinui in noi un essere piccolo e invisibile e tutto cambia,il valore della nostra vita improvvisamente crolla.In economia e in finanza forse la mossa che si aspettava,i mercati si puliranno dagli eccessi e da quanti pensavano di guadagnare all’infinito non considerando affatto la prospettiva del medio e lungo termine,cosa buona e giusta per gli investimenti e per una tranquillità che pure la loro famiglia merita.Insomma questa vicenda che ricorderemo in futuro questo è certo ci faccia riflettere e di conseguenza speriamo riflettano anche i nostri governanti quando in passato tagliando a più non posso la sanità-nel Lazio negli ultimi anni oltre dieci ospedali chiusi e abbandonati-oggi piangono che i posti disponibili scarseggiano e forse neanche basteranno.Basterebbe spendere bene i soldi dei contribuenti,eliminando tante spese inutili-e anche tanti di loro sarebbero da mandare a casa-facendola finita una volta per tutte con l’esaltazione del dio denaro e pensando di più a proteggere la gente che si sacrifica e paga da una vita anche per non essere lasciata al suo destino sperando di liberarsi presto da questo incubo e applicando in futuro ciò che di più prezioso abbiamo cioè la “ragione”,riservandoci in un secondo momento eventualmente di dissentire sui provvedimenti presi nello specifico e sul loro controllo,sulle politiche che hanno preso il sopravvento in un clima di paura come questo ma certamente ne riparleremo,ci sarà tempo almeno-ma speriamo di no-fino all’inizio dell’estate prossima. (13/3/2020)

Italia di rendita

C’è una riflessione da fare su questa nostra nazione che troppe volte denigriamo e indichiamo come entità povera mentre in realtà la nostra cara Italia è un paese piuttosto ricco solo che la sua ricchezza resta in mano a pochi,mal distribuita e ormai da tanti anni proveniente soprattutto dalle rendite di capitale più che dalla produzione di beni e servizi.Una nazione che da tempo si è fermata e ha preferito delegare alcune attività ad altri in altri paesi,l’immigrazione ha in parte coperto quei settori lavorativi definiti poveri e umili e ha inoltre da tempo smesso di lavorare cedendo o affittando alle nuove leve emergenti i propri beni di famiglia,gran parte della nostra gioventù non studia e non lavora e vive in casa dei genitori con la ricchezza familiare risalente al periodo d’oro degli anni 70-80 corrispondente al nostro vero boom economico con i suoi titoli di stato al quindici per cento annuo ma che è in fase di esaurimento da oltre un ventennio.Senza volersi soffermare su chi ha scelto la strada dell’illegalità per andare avanti e riconoscendo che esiste comunque un certo movimento nei negozi,nei ristoranti,nella spesa in generale e accettando il fatto che molte direi moltissime spese di oggi passano attraverso le fatidiche “rate” che ormai coprono ogni tipo di bene dobbiamo comunque affermare che gran parte di questo discreto livello di vita è coperto dalle rendite accumulate dalle famiglie in quegli anni oltre a una consistente e importantissima quota proveniente dalle pensioni degli anziani,alcune anche molto alte perché basate sul vecchio sistema retributivo ma tutto questo è destinato a finire prima o poi o comunque a ridursi sensibilmente.In questi casi il futuro arriva solo ed esclusivamente dalle politiche governative volte a garantire un lavoro certo e non precario ai nostri giovani almeno per cercare di limitare i loro trasferimenti all’estero sempre più frequenti corredato e ampliato da soluzioni economiche che privilegino la produzione più che la rendita diminuendo quindi il costo del lavoro alle imprese facilitando così le assunzioni che dovranno però essere più stabili e più affidabili.Il lavoro in grande misura si crea soprattutto facendo ripartire i cantieri e le grandi opere,semplificando le procedure e dando per legge scadenze di fine lavori così severe e certe da disincentivare i lavori infiniti a cui noi italiani siamo così tanto affezionati provocando così un effetto a cascata sull’intero mondo lavorativo.Un reddito di sussistenza più che di cittadinanza ci può anche stare ma dovrebbe essere volto solo ed esclusivamente a creare forza lavoro più che a mantenere uno status quo a cui la nostra natura italiana e il nostro carattere tiene tanto.Insomma evitare per quanto possibile il far si che l’accresciuta ricchezza dell’uno causi l’impoverimento dell’altro,prestando attenzione a tutto il quadro economico e sociale e riequilibrando di volta in volta il sistema anche se ciò può causare per i governi in carica e per le scelte prese una momentanea perdita di consensi,il beneficio e sicuramente in positivo ce lo ritroveremo più avanti nel medio e lungo periodo e sarà tutto a vantaggio delle generazioni future ma così continuando,il non scegliere e il non agire per non perdere voti,il percorso verso un baratro più o meno profondo resta quanto mai assicurato e questa è l’unica certezza. (21/2/2020)

Ritorno al passato

Con l’intenzione di quasi tutte le forze politiche di venirsi incontro con una nuova legge elettorale che preveda un ritorno al puro proporzionale qualcosa da festeggiare c’è ed è il triste ritorno al passato.In Italia purtroppo con l’infinita e assurda paura che qualcuno governi davvero e non eterni compromessi come adesso alle elezioni non riesce a vincere veramente nessuno con l’antico proposito di mettersi d’accordo dopo le elezioni invece che farlo come di logica prima.Sono sempre stato piuttosto contrario a questo tipo di legge elettorale fino dai tempi del referendum del 1993-vittoria netta del maggioritario-poi sensibilmente ridimensionato dalla legge Mattarella che prevedeva comunque un recupero proporzionale del 25% in modo da far rientrare dalla finestra tutte quelle forze che sarebbero state bocciate alle elezioni e quindi fatte uscire dalla porta principale.Lo so che in democrazia tutti dovrebbero aver diritto a un posto al sole e a far valere le proprie ragioni ma nel nostro paese ci prendiamo troppo gusto in questo e i distinguo fra le varie correnti di pensiero spesso e soprattutto negli stessi schieramenti politici si fanno talvolta imbarazzanti.Così vale tutto e il contrario di tutto oggi si propone domani si dispone domani l’altro si smentisce la settimana dopo si modifica e così via dicendo.Auspico per il bene della nazione che almeno si riesca a far passare uno sbarramento forte,almeno un cinque per cento,in modo da scoraggiare la formazione di tutti quei partitini e già ora se ne vedono gli embrioni che diciamocelo chiaramente rompono le uova nel paniere e basta non avranno la forza per fare mai nulla di decisivo in tutta la loro esperienza politica ma condizionano terribilmente ogni scelta parlamentare.Credo che già adesso all’interno del nostro panorama politico ci sia tanta democrazia e molti partiti,uno si dovrebbe riconoscere in uno di questi piuttosto che crearsi un proprio spazio personale e di conseguenza frenare o non far passare provvedimenti che molte volte sono voluti dalla maggioranza del paese.So che sarà difficile,si invocherà al sacrosanto diritto della democrazia,ma sotto sotto è la paura che qualcuno prenda il potere-il tanto citato al giorno d’oggi “uomo forte”-e che per cinque anni provi davvero a cambiare questo paese secondo la volontà del popolo italiano e in quel momento per contrastarlo seminare il terrore di una nuova dittatura all’orizzonte sarà inevitabile,per non parlare  della magistratura che sicuramente all’occorrenza si attiverà con le sue inchieste a orologeria senza riflettere che in una vera democrazia dovrebbero decidere i cittadini ma ad oggi tutto questo resta purtroppo una pura ed eterea illusione. (17/12/2019)

Bravi ragazzi

Parlando in genere di informazione tutti noi sappiamo che vale per essa molto di più mettere in copertina e valorizzare un albero che cade piuttosto che migliaia di foglie che nascono e crescono e tutto ciò che leggiamo sui giornali a proposito dei giovani d’oggi non è molto rassicurante.Quando non si stampano con la macchina di notte al ritorno dalla discoteca magari impasticcati o ubriachi si azzuffano in maniera violenta tra loro,quando non sparano a caso per un presunto torto subito se la prendono con la loro ex amata perseguitandola in molti modi fino al suo annientamento per non rammentare quella tragica notte di violenza a Roma dove un ragazzo reclutato per un possibile festino a base di droga e alcool non ne esce vivo sotto le grinfie di due sballati da paura.Osservando e riflettendo evidentemente c’è qualcosa che non va soprattutto perché nella maggior parte dei casi si corre quasi sempre a ripetere,come un disco rotto,che non c’erano segnali al proposito e che mai si sarebbe pensato a tutto ciò concludendo che in fondo tutto sommato si tratta di “bravi ragazzi”.Tutto questo evidentemente non quadra,i bravi ragazzi si svincolano a priori da fatti e situazioni del genere anche se resta il disagio per tanti di cadere dalle nuvole a cominciare dai genitori,parenti,amici e insegnanti.Certo la famiglia di oggi non compie più il suo dovere di educatore relegando alla scuola e alla società questo compito presa com’è a star dietro al suo mondo principalmente per far quadrare i conti ma anche diciamola tutta per mandare avanti i fatti loro.D’altro canto la scuola da anni non riesce a incidere più di tanto bloccata da questioni di privacy e da un meccanismo generale che nel tempo si è completamente ribaltato,un tempo gli insegnanti spesso si sostituivano alla famiglie e intervenivano quando vedevano che qualcosa non quadrava,oggi non possono più farlo perché verrebbero crocefissi ed esposti al pari di quello vero.Si è dunque allargata la forbice ed è in questo spazio che tutto questo disagio nasce,prolifera e si sviluppa e se non si riesce ad accorciare le distanze,a stringere la forbice,prevedo andrà sempre peggio in futuro.C’è bisogno dunque di una grande e nuova collaborazione scuola-famiglia,magari con incontri obbligatori in modo da monitorare meglio le situazioni che eventualmente preoccupano riuscendo magari in qualche caso a intervenire in tempo.Certo rimane sempre la giustizia che entra in funzione quando deve ma anche se molto severa rischia di non risolvere alla radice il problema,un po’ come l’air-bag che scatta quando è troppo tardi cioè a incidente ormai avvenuto. (23/10/2019)

La solitudine dell’anima

Anche se la notizia è gradualmente scomparsa dai TG e dai giornali continuo a pensare e a riflettere sulla vicenda di Andrea Zamperoni,lo chef lodigiano morto a New York in circostanze abbastanza documentate ma non del tutto chiarite.La domanda che mi pongo rimane sempre la stessa e cioè cosa ha spinto un ragazzo giovane e apparentemente senza grossi problemi a frequentare una figura femminile oscura come quella all’interno di quell’albergo malfamato,luogo di passaggio di personaggi dediti alla droga e alla prostituzione per ricercare chissà che cosa espressione rivolta a chi in prima analisi poteva farne anche ampiamente a meno.Dico in prima analisi perché evidentemente questo ragazzo,se ciò che ci hanno raccontato è vero,aveva sicuramente qualcosa che gli mancava,qualcosa che pensava di poter comprare con i soldi,qualcosa da provare anche solo una volta nella vita con il pensiero spesso fasullo di avere in mano la situazione e di poter smettere in qualsiasi momento.Per una persona come me che per natura ha timore anche della propria ombra rimane impensabile finire sotto le grinfie di una infima prostituta in un posto triste come quello dove anche se gira tutto per il verso giusto come minimo c’è il rischio di venire ripuliti di quello che in quel momento possiamo offrire,orologio,cellulare,soldi,oro e argenti vari.Quindi ci deve essere certamente qualcosa di più profondo alla base di tutto e questa cosa probabilmente si chiama “solitudine”.Puoi essere un responsabile ad alto livello di un ristorante importante,puoi guadagnare bene e puoi anche non avere problemi fisici evidenti di quelli che limitano la vita ma se ti senti solo e abbandonato dal mondo,insignificante e non attraente,imbranato e forse poco adatto a stare assieme ad una donna normale ecco che l’intera vita tua è costantemente messa in discussione.Bisogna essere forti e molto solidi per sopravvivere al mondo d’oggi,con i social che mitizzano e valorizzano in apparenza sempre i migliori e i più bravi,con le televisioni che fortificano e premiano comunque i belli e i vincenti lasciando così alle persone normali quasi sempre soltanto le briciole.Bisogna reagire fortemente alla solitudine creandosi delle passioni a cui dedicarsi,coltivando le giuste e misurate amicizie e pensando che comunque vada è sempre meglio stare un po’ da soli che andare a cercare il rischio e il pericolo,insomma non ne vale la pena.Ma per la solitudine più maligna quella dell’”anima” anche tutto questo può non bastare.Serve un profondo convincimento interiore e personale sul fatto che una persona importante e di valore non può assolutamente rischiare il noto per l’ignoto anche solamente per il fatto che il mondo e se non altro un gran numero di persone ha bisogno di lui,del suo lavoro,della sua competenza,insomma che esista e che la salute e lo stare bene della sua figura si riversa anche sugli altri ma purtroppo a differenza della maggioranza delle persone e con un grande dispiacere personale Andrea non l’ha capito o non se ne è reso conto,insomma per farla breve non ce l’ha fatta. (21/9/2019)

Il concetto di povertà

Non c’e giorno che i vari telegiornali insieme a quasi tutta la stampa non aprano i loro servizi sul tema dell’immigrazione,le ONG,i migranti salvati e affogati con gran parte di noi che non essendo d’accordo su come il tutto viene gestito il più delle volte vengono dipinti come insensibili o incoscienti,bastardi se non veri e propri “fascisti” e in questo caso la vera tristezza rimane l’uso distorto di questa particolare parola,quasi come se non si conoscesse il reale significato e ciò che rappresentò per l’Italia in quel particolare periodo storico ma debbo dire che succede spesso anche per altre affermazioni,un’altra è la parola “razzista” spesso usata troppo e male.L’anomalo e attuale governo dobbiamo ricordarlo è stato costituito innanzitutto come unico possibile ma anche e soprattutto perché incarnava allo stesso tempo l’attenzione del Movimento 5 Stelle sui temi eterni della corruzione,degli sprechi e del mondo del lavoro oltre ai temi cari alla Lega,sicurezza,lotta all’immigrazione clandestina,taglio delle tasse.Tutti e due stanno cercando di darsi da fare nei loro ambiti quindi anche la destra,piaccia o non piaccia,sta agendo verso quegli obiettivi e uno dei più difficili da trattare vista la grande opposizione in merito rimane quello di fare o non fare sbarcare tutti quelli che si presentano davanti alle nostre coste siano in solitaria o con l’appoggio delle ONG ricordiamo realtà ignote ai più,non si sa chi le finanzia,di sicuro si sa che sono in parte d’accordo con i trafficanti di uomini le prove in questo senso sono state ampiamente raccolte.Purtroppo l’Europa in questo senso risulta non pervenuta,tutta intenta a difendere i propri interessi individuali e indirizzata a trattare le vicende degli sbarchi volta per volta senza un vero programma alla base e arroccandosi sulla regola del primo sbarco e del porto sicuro alla fine sono sempre l’Italia oltre a Malta-che però fa orecchie da mercante-le figure che se ne devono sempre occupare.La vera realtà percepita da tempo dalla gran parte dei cittadini è che non è davvero possibile far entrare chiunque si presenti in questo modo indiscriminato,senza regole,senza avere un piano di cosa fargli fare,come e quando insegnarli la nostra civiltà e soprattutto dove mandarli ad abitare,possibilmente in una vera e propria abitazione evitando accampamenti zingareschi cercando di ridurre al minimo i disagi nelle varie zone preposte allo scopo.Ma soprattutto ciò che deve essere chiaro è che tutta la povertà e non riguarda solo la Libia ma almeno mezzo mondo,materialmente non riesce a inserirsi interamente in Europa,proprio non c’entra,quindi non rimane che pensare e cercare di attuare altri piani credibili di redistribuzione delle ricchezze come per esempio fu il piano Marshall nel dopoguerra.La sete di potere dei vari governatori e presidenti dei molti paesi interessati soprattutto africani,la loro ingordigia nello sfruttare le varie ricchissime risorse di quelle realtà fa si che loro si riempiano comunque le tasche di ogni ben di Dio e non esiste dittatore a cui non siano stati attribuiti tesori infiniti spesso depositati all’estero in posti sicuri ma le loro popolazioni soffrono la fame ed è qui il punto,dobbiamo invertire questa tendenza e assicurarsi che parte delle ricchezze derivanti dai vari accordi internazionali siano girate alle popolazioni come prima regola senza se e senza ma e pretenderlo in generale a priori.Per adesso continuando in questo malsano e improbabile percorso si rimane con il fatto certo della reale volontà di cercare di  impoverire i paesi occidentali importando manodopera a basso costo che non può far altro che livellare le paghe e i compensi di tutti,con lo scopo di approfittarne sempre più a scopo di lucro.Fosse per me non esisterebbero i due euro l’ora a nero per raccogliere i pomodori ma evidentemente chi deve controllare è impegnato a fare altro cioè mantenere il più possibile lo status quo e si può anche capirne il perché.Il concetto di povertà deve essere rivisto e ripensato a partire dalla nostra povertà casalinga,quella di chi ha perso tutto nel lavoro,chi per motivi famigliari si è trovato davvero con il culo per terra,i nostri anziani che vivono con poche centinaia di euro al mese per poi contestualmente affrontare con coscienza quella internazionale dove sicuramente c’è tanto da lavorare e da impegnarsi per cercare se non di cancellare almeno di alleviare il più possibile le condizioni di disagio dei nostri simili ma con metodo,con rispetto,con la ragione e con la consapevolezza che gran parte della povertà resta certamente provocata e voluta,non dobbiamo per forza noi sentirci in colpa per ciò che accade nel mondo come i vari messaggi televisivi e dell’informazione fanno giornalmente passare. (27/7/2019)

Avvisi mediatici

Chissà se altri avvisi di garanzia arriveranno ai vari esponenti politici da qui alle prossime elezioni europee e anche se spero di no l’ultima indagine sul sottosegretario della Lega,inquisito per una probabile mazzetta atta a favorire un esponente mafioso operante in Sicilia nel settore eolico,rischia di non rimanere l’unica proprio per l’avvicinarsi della “sentita” scadenza elettorale.Purtroppo per i giudici,ma anche per tutti noi,il più delle volte la vicenda finisce a “tarallucci e vino” non essendoci gli estremi per il rinvio a giudizio ma alle persone indagate questa esposizione mediatica,esagerata e amplificata da una stampa malata che sembra non cerchi altro,spesso costa la carriera e il lavoro di una vita intera.Personalmente,da tanto tempo lo sostengo,non do nessuna importanza agli avvisi di garanzia strumento tecnico appunto di garanzia,rivolto all’interessato proprio per avvisarlo che si sta indagando su di lui in modo così che possa difendersi e dimostrare la sua innocenza e magari la completa estraneità ai fatti e davvero spero tanto in futuro che questo cinico e inutile modus operandi finisca al più presto in primis evitando la loro pubblicazione e la loro diffusione e comunque vada garantendo l’incarico alla persona interessata almeno fino al suo rinvio a giudizio.Si eviterebbero così in sequenza sia lo sputtanamento in diretta del soggetto,già criminale ancor prima che venga interrogato,sia l’uso politico dell’avviso soprattutto a ridosso di appuntamenti elettorali importanti ben sapendo che nella maggioranza dei casi il tutto confluisce in una grande bolla di sapone gonfiata ad hoc in quel momento e/o per quello scopo ma destinata al nulla.Tutto il resto è noia direbbe Califano,io invece dico che tutto il resto rimane solo un grande spettacolo mediatico secondo la fredda logica del “mass-media style”. (19/4/2019)

Torniamo al cinema

Ormai tutti noi siamo sempre più schiavi delle fiction che invadono selvaggiamente i nostri spazi televisivi a deciso svantaggio e soprattutto penalizzando di molto la storica arte del nostro caro e amato “cinema”.Le serie televisive a puntate,derivazione moderna ma ormai senza più limiti degli sceneggiati del passato,imperversano a tutte le ore sui palinsesti a pagamento e non,toccando tutti i generi e gli argomenti possibili e immaginabili,negando la possibilità che alcune storie a volte anche belle e originali diventino degli ottimi film,impedendo a chi ama questa nobile arte di recarsi al cinema per gustarsi un paio d’ore di vero e intenso spettacolo perché certamente a casa tua potrai essere tranquillo quanto vuoi,avere una cuffia che ti isola dall’ambiente circostante,un mega schermo,ma mai e ripeto mai riuscirai a raggiungere la pace e l’effetto visivo delle immagini che puoi gustarti al cinema.Ma al di là di ciò la diluizione all’infinito della storie mi crea imbarazzo avendo la caratteristica personale di digerire malvolentieri una vicenda per quanto bella  e affascinante ripartita in dieci puntate o addirittura in più stagioni avendo da sempre la certezza che un buon bicchiere di vino non può migliorare aggiungendo ogni tanto un po’ d’acqua.Il ritorno finanziario della pubblicità quindi i soliti maledetti soldi e il tenere legati a se gli spettatori per settimane al giorno d’oggi giustificano sicuramente l’intensificarsi di queste operazioni ma il mio appello è rivolto agli addetti ai lavori affinché a poco a poco si rientri nei binari mantenendo comunque sempre uno spazio doveroso per le fiction televisive ma effettuando ogni sforzo necessario atto a far tornare le persone nelle sale evitando di peggiorare ulteriormente la situazione di un settore già oggi piuttosto in difficoltà e costretto ad aspettare “Zalone” per far quadrare i conti.Una bella storia,più un buon regista,più dei buoni attori corrispondono a un film spesso da non perdere e così anche le persone,con meno fiction,saranno in un certo senso stimolate a muoversi un po’ di più per gustarsi il film del momento e i frutti positivi di questo cambiamento col tempo certamente non tarderanno ad arrivare. (22/3/2019)

Il dubbio che rimane

Racconto in questo passaggio un episodio a me capitato durante il recente tour dell’Etiopia di fine d’anno per arrivare alla conclusione che nonostante i chiarimenti finali il dubbio mi è rimasto.Un argomento come l’astrologia risulta a rischio nei tour con le persone durante i viaggi in quanto come si sa alcuni sono interessati e hanno un approccio curioso,altri lo snobbano pensando che siano tutte fandonie per creduloni per arrivare a coloro che si impauriscono anche pensando che tu voglia spillargli dei soldi.Così è stato per un componente del gruppo che non si è limitato a manifestare la sua più completa incredulità ma rincarava la dose con risate e battute nonostante il mio tentativo di spiegare che l’astrologia studiata come si deve per come l’ho imparata io non ha nulla a che vedere con gli oroscopi e le previsioni del futuro ma studia la persona dalla nascita e per tutta la sua esistenza,la sua natura, il suo carattere, i suoi punti deboli e di forza,i suoi comportamenti,risultando quasi una sorta di derivazione della ben più nobile “psicologia”.Fin qui tutto nella norma ci sta insomma incontrare tali personaggi ma quando ho saputo che la sua professione è stata il giornalismo,oggi in pensione,qualche perplessità l’ho avuta e anche più di una.Mi aspettavo una reazione del genere alla materia da un qualsiasi altro signor nessuno non certo da chi avrebbe dovuto almeno far parlare le persone cercando di capirne un po’ di più.Insomma se hai l’anima di un vero giornalista cerchi di approfondire fare domande in fondo è il tuo mestiere,non hai preconcetti e soprattutto devi essere pronto a riconoscere che ci possono essere differenti e inaspettate sfumature su cui magari poter instaurare almeno un dialogo e già il fatto che lo precludi mi fa sospettare che non sei stato un buon giornalista.Piuttosto sarebbe da rivedere il modo di pensare troppo rigido con le idee che non sono disposte a cambiare,influenzando così anche il lavoro di ricerca,di accumulo di prove,per arrivare a una diversa verità,non necessariamente la propria che in molti casi risulta diversa dalla posizione di partenza.La speranza rimane quella che la mia esperienza verso ciò che è stato un personaggio del mondo dell’informazione sia isolata a questa figura dalla natura esageratamente scettica e dai pensieri troppo circoscritti e che il parco dei giornalisti annoveri altre realtà,ben più aperte e disponibili a parlare di tutto e di più,soprattutto quando come me si hanno le esperienze di anni di studio da portare come prove nella discussione.Comunque il dubbio che un certo giornalismo,malato,esageratamente di parte,poco disponibile ad aprire la propria mente e al confronto con gli altri non riesca a uscire dal proprio angolo in me si è insinuato e speriamo tanto che siano casi isolati e che per la maggioranza degli addetti ai lavori l’approccio risulti ben diverso da questo,il più possibile costruttivo,non solo per loro stessi ma per il bene di tutti. (23/1/2019)

La truffa mascherata

Si parla tanto di questi tempi del nodo pensioni,Fornero si Fornero no,quota 100 si o no,insomma un gran dibattito senza forse riflettere su una questione di fondo che riguarda ogni contratto finanziario di questa natura cioè quindi di riavere un giorno a rate o in un unica soluzione quello che si è versato nel corso di un periodo di tempo prestabilito a un certo ente che sia una banca o altro,in questo caso contributi in una vita di lavoro più o meno lunga.Tutto ruota intorno a una regola di base cioè che quello che viene accantonato sia di effettiva proprietà del lavoratore o del richiedente la prestazione e se davvero fosse così in ogni contratto di questa natura viene stabilito quanto si versa,si definiscono i tempi ad esempio dieci venti o trenta anni e alla scadenza si decide cosa fare,optare per per la restituzione del capitale versato maggiorato degli interessi o per la rendita vitalizia questa unica opzione possibile praticabile nel mondo del lavoro.Nel sistema pensionistico attuale non risulta però affatto chiara la scadenza che cambia a ogni governo,ma soprattutto cosa ancora più importante manca la libertà dopo un periodo di tempo magari determinato in anticipo di farsi fare il conto e essere liberi di accontentarsi anche della cifra che sarà,rispettosa comunque dei versamenti effettuati.Il colmo è che i soldi non dovrebbero essere un problema si attingerebbe al proprio tesoretto che in anni di oculata gestione sicuramente avrebbe aumentato sensibilmente il suo valore e il restituirlo a rate resta una ulteriore agevolazione per chi paga non dovrebbe essere un problema come invece sembra che sia.Invece si scopre che i soldi non ci sono si continua a ripetere che il sistema è a rischio che bisogna allungare sempre più i tempi per usufruire della prestazione senza reali e seri motivi a meno che non si faccia riferimento al titolo ammetto un po’ forte di questo scritto.Guardando al futuro e chiudendola qui altrimenti al sottoscritto viene il nervoso ma non credo solo a me auspico per il domani un sistema diverso che possa essere libero e flessibile di poter conteggiare il lavoratore in un qualsiasi momento,magari stabilendo una scadenza minima di risoluzione del contratto,per dare la necessaria garanzia all’altra parte.Starebbe poi al lavoratore decidere se fermarsi o andare avanti alla scadenza successiva continuando così a lavorare e a versare i contributi.In fondo una gestione attenta del tutto non faticherebbe a sostenere il sistema,basta pensare che a ognuno corrisponda un conto con i propri soldi al suo interno e regolarsi di conseguenza ma mi sa tanto che in passato e forse tuttora non sia stato e non sia affatto così e mi chiedo a che cosa sono serviti i miei trentacinque anni di versamenti,forse a tappare qualche buco di qua o di là o per accontentare qualche categoria diciamo un po’ più privilegiata della mia. (10/10/2018)

La forza di guardare oltre

Più di un terremoto,di un’alluvione,di un disastro naturale di qualsiasi natura,il crollo del viadotto Morandi a Genova il 14 agosto 2018 ha inferto una ferita profonda non solo negli abitanti della città ma in tutti noi.Quando la forza e l’imprevedibilità della natura si esprime ognuno se ne rammarica,si lecca le ferite,in pochissimi casi ci sono forse dei responsabili ma poi tutto finisce lì.Invece a Genova il solo pensiero che tutto quello che è successo si poteva davvero evitare ci fa sperimentare una sorta di rabbia talmente estrema da sconfinare nella cattiveria ed è per questo che in questi giorni sarebbe utile rimanere calmi e approfittare paradossalmente di questa tragedia per rivedere alcune cose che evidentemente così come sono impostate non funzionano.C’era un tempo in cui si affermava che i beni pubblici si dovevano affidare ai privati per farli funzionare al meglio in quanto lo stato per molti motivi non è capace di gestire bene le cose che gli vengono affidate e così piano piano si è invertito la tendenza con l’unico problema ma direi sempre lo stesso,i soldi,che queste private società devono generare per remunerare i propri azionisti dal momento che entrati in borsa il dio denaro prende purtroppo il sopravvento.Potrebbe anche andare bene in linea di massima tutto ciò se i beni di cui si parla non riguardano la sicurezza delle persone,quando si tocca questo tema il sentimento di fondo dovrebbe cambiare e poco contano i mega utili generati negli anni se gran parte di questi,non vengono reinvestiti nella sicurezza,nel controllo costante del territorio,nell’accurata manutenzione,arrivando semplicemente e preventivamente anche al punto di abbattere e ricostruire a nuovo strutture fatiscenti i cui aggiornamenti continui non convengono più.Necessario è ripensare il tutto a mente fredda lasciando perdere polemiche,battibecchi continui tra le varie forze politiche,colpe affibbiate a prescindere che non servono a Genova e neanche all’Italia intera,quello che serve adesso è un piano straordinario e profondo di controllo di tutte le strutture a rischio,una lista spese dei lavori urgenti da fare che esuli dai vincoli di bilancio europei,riformulare regole severe per chi è incaricato di fare il buon padre di famiglia,figura determinante del nostro codice civile e dare urgentemente una casa agli sfollati problema secondario non meno importante,infine rimboccarsi le maniche tutti insieme governo e opposizione al fine di risollevare al più presto la città specchio in questa circostanza dell’Italia intera e evitare in futuro per quanto possibile di cedere al bisogno impellente di risolvere per forza un problema.Per questo motivo si sono costruite in passato opere oscene,a ridosso di abitazioni,assurde solo a guardarle,oltre che pericolose fin dall’inizio della loro progettazione.C’era allora da soddisfare la necessità di agevolare il traffico su gomma volontà che all’epoca arrivava da Torino ma oggi fortunatamente possiamo anche prevedere un futuro alternativo ed è quello che io chiedo ai nostri governanti,il coraggio di scegliere un domani più responsabile,più pulito,se serve anche più severo,sicuramente quel domani che tutti noi aspettiamo da tempo. (20/8/2018)

Il silenzio necessario

Visto lo stallo politico delle ultime ore decretato dall’arroccamento che ogni forza politica esercita,oltre ai veti incrociati per le possibili alleanze,consueti nella campagna elettorale ma in gran parte di poco senso dopo le elezioni e di conseguenza facendo bollire ognuno nel brodo suo fino a prossime novità la mia attenzione in questi ultimi giorni si è spostata verso l’intervista apparsa in rete al professore Vittorino Andreoli,famoso psichiatra e scrittore che presentando il suo ultimo libro “Il silenzio delle pietre” coglie l’occasione per parlare di molti argomenti,alcuni devo dire attualissimi e in qualche modo a me molto cari.Innanzitutto il silenzio vero tema del suo scritto in cui evidenzia la condizione di ognuno di noi oggi più che mai costretti al rumore,alle troppe parole,agli infiniti messaggi che ci bombardano ogni giorno,per non dire ogni ora.L’elogio della solitudine mi trova molto d’accordo in quanto condizione indispensabile per potersi rigenerare,per poter ancora pensare,per far rinascere la fantasia,oggi secondo lui morta e sepolta.In effetti oggi connessi ventiquattro ore al giorno in maniera attiva o passiva poco tempo rimane per riflettere e agire,siamo solo dei banali recettori come afferma Andreoli e tutto ciò non può che essere altamente negativo.Poi l’attenzione si sposta sul recente scandalo di Facebook che secondo l’intervistato andrebbe chiuso,se non altro per aver tradito la fiducia di tutti in quanto dopo l’obbligatoria iscrizione secondo il concetto del tutto gratis scopri poi che dietro le quinte c’è un commercio vero e proprio di dati e numeri che fa impressione.La questione si sposta anche sulle fondamenta del social cioè che la persona esageratamente socializzata è privata della scoperta dell’altro,conosciamo molto e forse troppo dell’altro ancor prima di stringergli una mano e invece necessario rimane il fascino della scoperta e la magia dei primi incontri,solo così ci possiamo realizzare come esseri umani invece che adeguarci al volere della digitalizzazione.Il dottore rincara poi la dose affermando che i social hanno prosperato così tanto per un bisogno di esistere di figure già in parte morte e che sono fattore di compenso per le persone frustrate e oggettivamente devo dire che per molti è proprio così,con centinaia di amici all’attivo si pensa quindi di avere un piccolo potere e di essere importanti poi tutto inevitabilmente crolla sotto i colpi della cruda realtà,in quanto vivendo in una società di apparenze le aspettative spesso deludono le parti e anche di molto.Un altro aspetto che mi trova d’accordo col pensiero di Andreoli riguarda gli eroi del male in tutte le salse proposti in TV e a questo riguardo cito un mio vecchio passaggio ”Gomorra e i suoi fratelli” in cui ritenevo che il crimine a tutti i costi così esasperato e in quegli orari in fasce protette resta un errore,il male di per se ha da sempre un suo fascino che trova terreno fertile in tutte quelle persone che non riescono a realizzarsi nella normalità,soprattutto i giovani che spesso data l’età non riescono sempre a distinguere il virtuale dal reale,amando di più l’eroe negativo.Di pari passo internet e videogiochi vari a sfondo sessuale hanno completato l’opera attribuendo a tutto questo panorama gran parte della responsabilità della violenza giovanile di oggi.C’è poi infine la definizione dell’essere normali oggigiorno fuori contesto in quanto normalità per definizione equivale a equilibrio,coerenza,onestà,regole e oggi c’è la sensazione che nessuno ami essere normale perché i normali sono considerati noiosi e in questo contesto storico tutti vogliono stupire con effetti speciali,insomma come dice la canzone nessuno vuole essere Robin.Oltre che trovarmi d’accordo con tutte le risposte che il professore rilascia per la suddetta intervista l’ultima considerazione riguarda un particolare sul suo ultimo libro cioè averlo immaginato nel futuro come un piccolo stratagemma per poter esasperare certe condizioni,un po’ come fece Orwell nel ’49 quando scrisse “1984” e questo mi ha riportato immediatamente al mio “Futura infedeltà” ambientato nel 2180,direi questa la ciliegina sulla torta sul mio pensiero da sempre spesso controcorrente che oggi ha trovato una sponda importante,non potevo aspirare davvero a qualcosa di meglio. (8/4/2018)

La città velata

Rientrando da una visita di Napoli e dintorni era forte la curiosità di rivedere la città attraverso gli occhi di un ottimo regista come Ferzan Ozpetek,il quale guarda caso ha ambientato il suo nuovo film proprio nella località del famoso “Cristo Velato”,opera straordinaria e chi ha avuto la possibilità di visitarla può sicuramente darmi ragione,non credo esista niente di simile al mondo.Il trailer del film mi aveva intrigato,tenebroso e misterioso,con un incontro d’amore,una passione travolgente,un omicidio a seguire quindi con tutti gli ingredienti per un bel mistero.Poi le recensioni quasi tutte negative hanno aumentato il desiderio di capire per conto proprio di cosa si stava parlando e come spesso succede non ho sbagliato a fidarmi di me stesso.”Napoli velata” è un bellissimo film,dove si vede ciò che si deve vedere e si capisce solo quello che la città vuole farti capire,niente di più niente di meno.Dopo un bellissimo inizio con la rappresentazione di un rito tipico come “La Figliata dei Femminielli” una sorta di  iniziazione dell’effemminato,solitamente l’ultimo dei figli maschi,il cocco di mamma che nel tempo ha scoperto la sua vera natura,simulante il travaglio di un parto e contornato da una serie di soggetti che presi dal vissuto momento si immedesimano così tanto da far apparire l’evento come reale.Nasce tutto da un incontro in questo luogo,presumibilmente alle pendici del Vesuvio forse Torre del Greco,tra due persone che si piacciono,si amano appassionatamente la notte stessa e si danno appuntamento per il giorno seguente proprio nella sezione del “Museo Archeologico di Napoli” dedicata alla sessualità,quel “Gabinetto Segreto” custode di piccanti rivelazioni almeno per quei tempi ma la storia fra loro due si interrompe perché l’uomo,un convincente Alessandro Borghi,non si presenta,verrà trovato ucciso in maniera violenta e sarà la stessa donna una patologa,la bravissima Giuliana Mezzogiorno,nel corso dell’autopsia proprio a scoprirne per prima la sua identità.La delusione e il dispiacere oltre alla voglia di capirne di più sarà per lei così forte a tal punto da aver bisogno di cancellare e rimuovere un antico segreto del suo passato di bambina prima di risollevarsi e rinascere a nuova vita.Il mistero dell’omicidio così assume un’importanza secondaria,non serve sapere il nome dell’assassino,arrivando alla logica conclusione che non una o più persone ha ucciso l’uomo ma tutta la città intera perché probabilmente secondo la sua logica forse se lo meritava avendo compiuto un pesante sgarro.Per capirne un po’ di più serve ricordare che Napoli è una città che nella storia ne ha passate di tutti i colori,in tanti l’hanno invasa depredata saccheggiata e illusa con la promessa di un futuro migliore alla fine mai arrivato,così che col tempo si è formata degli anticorpi tali che di fronte alle promesse mancate,di qualsiasi natura siano,detti strumenti entrano in azione,spesso in maniera violenta e non serve conoscere i loro nomi o la loro natura,la città nella sua propria mentalità reagisce a certi comportamenti che sia giusto o sbagliato.Tornando al film oltre a una bella fotografia lo sguardo va anche al resto del cast di ottima qualità,quasi tutto al femminile,così come resta al femminile tutto il mistero che ruota attorno alla vicenda.E’ la madre che uccide e si suicida ed è la zia custode di questo passato segreto riguardante la bambina Mezzogiorno e sono due donne misteriose,complici l’una con l’altra,che si esibiscono in una sorta di legame indissolubile proprio con quella maschera incriminata.Il finale girato proprio nella “Cappella di Sansevero” luogo del “Cristo Velato” rappresenta la definitiva chiave di lettura del film e dell’intera città,come se si dovesse vedere o conoscere solo quello che basta,come se ci fosse sempre un velo che impedisca la completa visione dell’insieme e l’assoluta trasparenza di quello che si insegue.Alla fine la stessa protagonista quel finale potrebbe non averlo mai vissuto e questo chiude tutte le porte a chi cercasse di capire o insistere per ricercare la vera verità,in questo caso la città con i suoi solidi anticorpi non lo permetterebbe mai. (7/1/2018)

Cartellino rosso

Sono passati alcuni giorni dalla figuraccia mondiale della non qualificazione ai mondiali di Russia 2018 e ancora siamo a parlare di questo benedetto calcio che non va,che ha un sacco di problemi,che per rivitalizzarlo bisognerebbe azzerare tutto e rifondarlo da zero e chi più ne ha più ne metta.Purtroppo sono solo tante frasi inutili,buone solo a far lavorare i giornalisti e gli opinionisti di turno con ognuno di loro che ha la soluzione in tasca proprio come succede quando gioca la Nazionale,quando ogni personaggio ha una visione e una formazione diversa portando nel nostro paese a circa cinquanta milioni il numero dei commissari tecnici.Secondo me il nostro calcio poco cambierà in futuro e a parte l’allontanamento per un certo senso obbligato di Ventura credo che pochi altri faranno le valige perché alla fine sullo stile del “Gattopardo” è necessario che per far rimanere tutto inalterato bisogna che tutto cambi.Belli e memorabili quei tempi quando la Rai la domenica pomeriggio trasmetteva il secondo tempo di un incontro significativo della giornata calcistica,giravano sicuramente meno soldi e lo sport forse era più sport e meno spettacolo.Con l’avvento delle televisioni a pagamento e dei diritti televisivi,ripartiti tra l’altro in maniera discutibile,si è preso il volo in tutti i sensi arrivando a sopravvalutare in maniera esagerata il valore dei giocatori facendo passare implicitamente il concetto davvero poco edificante che a vincere siano i soliti noti perché se vince il campionato una squadra minore manca il ritorno economico,alla fine prevale in modo inequivocabile il potere dei soldi che è il concetto opposto del valore sportivo e questo si nota anche nella ripartizione delle risorse dove il calcio si prende tutto o quasi.Alcuni accusano i troppi stranieri nelle rose,beh che dire,anche se forse non è la soluzione di tutti i mali quando entrano in campo squadre con undici stranieri qualche riflessione dovrebbe arrivare a destinazione se si vuole far crescere i giovani e in Italia ne abbiamo tantissimi in attesa di emergere così da ritrovarseli in Nazionale al tempo dovuto,quindi ben vengano delle limitazioni secondo me almeno la metà dei giocatori in campo dovrebbe essere della nostra nazionalità.Il calcio definito malato ha poi un’altra incongruenza ed è quella dei cartellini,cioè delle proprietà dei calciatori da parte delle società,una cosa che io ho sempre criticato,mai capito e che andrebbe abolita,equiparando i calciatori a dei dipendenti a busta paga o a dei professionisti a partita IVA,rendendo trasparenti le entrate e uscite delle società che in questo modo zampetterebbero un po di meno e volerebbero leggermente più basso a vantaggio di tutto il sistema,riducendo al minimo l’attività dei procuratori e affini e conseguentemente la loro voce in capitolo spesso deleteria.Insomma ce ne sarebbe da metterne di carne al fuoco ma c’è davvero il rischio che non si accenda neanche la legna tanto è la voglia di riattaccarsi al campionato che in poche settimane troverà sicuramente gli stimoli per far dimenticare ai propri tifosi il colore azzurro e alla fine basterà un nome roboante per ricominciare la giostra,consapevoli che per accontentare gli italiani sul calcio non serve una  rivoluzione ma semplicemente tirare a campare. (18/11/2017)

L’erba voglio

Nella mia gioventù,quando ero piccolo,spesso sentivo ripetere dai miei genitori o nonni comunque dagli anziani che l’erba voglio non cresce neanche nel giardino del re.Io che come tutti i bambini invece volevo tutto e subito non solo non capivo ma pensavo che fosse più un’espressione di punizione piuttosto che di insegnamento.Col crescere e col tempo ho invece capito che volere si può volere tutto,nei limiti logicamente del possibile,ma il segreto è come si chiede e in caso di risposta negativa saper anche accettare il corso delle cose.Poi successivamente internet mi ha dato finalmente la possibilità di leggere la favola all’origine di tutto,del re che voleva a tutti costi che un’erba particolare con i suoi fiorellini gialli nascesse nella sua proprietà ma che solo l’insegnamento del mago Babalù l’avesse illuminato e da allora solo dopo la sua conversione si potette godere detta fioritura davanti al suo castello.Il segreto era la gentilezza,il modo di chiedere che dovrebbe essere sempre improntato al buon senso e mai all’arroganza di volere a tutti i costi qualcosa,spesso per motivi futili.Riportando questo aneddoto ai giorni nostri tanto ci sarebbe da dire ma l’avvenimento più importante riguarda una nazione a noi simile e vicina quale la Spagna che sta vivendo in queste ore momenti di incertezza e agitazione per la richiesta di indipendenza di una sua piccola regione la Catalogna.Fermo restando il fatto che secondo me è passata l’epoca delle divisioni e degli spezzatini perché in un mondo globalizzato conta e conterà sempre di più unirsi e condividere le forze,visto le potenze in campo quali la Cina,la Russia,l’America,l’India,senza contare l’Africa che sta crescendo in maniera esponenziale,quindi il piccolino anche se ricco poco potrà fare in futuro contro queste realtà,ma credo sia anche il modo di chiedere totalmente sbagliato e fa sorridere pensare che chi lo fa già gode di enormi vantaggi e privilegi come un proprio parlamento,una propria polizia e leggi ad hoc fatte su misura per la propria realtà.L’ideale sarebbe stato chiedere con calma un qualcosa in più,giusto per differenziarsi ancora maggiormente dalla realtà centrale,sulla scia del referendum italiano del Veneto e della Lombardia ma da qui a staccarsi completamente dal proprio stato ce ne corre e non vorrei che finisse nel sangue come da tanti paventato e in questo caso sarebbe una sconfitta per tutti ma si sa che alla stupidità e all’incoscienza non c’è mai fine.In sostanza domandare è lecito rispondere è cortesia ma intestarsi in un progetto probabilmente poco realizzabile e forse neanche per tutti conveniente resta priorità di persone poco lungimiranti,sulla scia di quel re che solo grazie all’intervento di Babalù ha capito,ma oggi non vedo maghi in azione nel quale l’Europa possa riporre le proprie speranze. (29/10/2017)

L’uomo forte

All’Italia dal dopoguerra in poi non sono mai piaciuti quelle figure che per carisma o per capacità personali sono capaci di attrarre consensi importanti,di conseguenza in tutti i modi si è cercato di dividere il potere in quante più mani possibili evitando così l’accentramento pericoloso atto a replicare quanto vissuto nel periodo del fascismo.Così siamo andati avanti per decenni cambiando i governi come le mutande,esagerando davvero con la democrazia,regalando al popolo l’illusione di vivere nella ricchezza,creando sempre più debito e raramente si è usato il pugno forte anche se sarebbe stato utile farlo.Ancora oggi da Berlusconi a Renzi,peraltro decaduti anche per i loro clamorosi errori,personaggi che hanno attratto folle e che incarnavano il potere di decidere si è notato che appena la loro forza aumentava dall’altra parte in tutte le maniere si cercava di screditarli e di rimandarli a casa e tutti in fila per fare in modo che mollassero,anche dai ranghi dei loro propri partiti.Insomma l’uomo che decide per tutti fa paura ma non si riesce a capirne il perché ritenendo davvero stupida,infantile e non credibile l’ipotesi del ritorno di una dittatura alla Stalin o alla Mussolini,per citare solo alcuni esempi.Ma se un leader forte prossimamente non arriverà il rischio di rivedere questi scenari resta alto perché quando la popolazione sarà sfinita per un’ennesima crisi o per vari motivi altro non gli resterà di fare che appellarsi a chiunque si imporrà,non importa se con la forza,ricordando che la storia tende spesso a ripetersi.In Italia ci sono da prendere decisioni forti anche e soprattutto impopolari se vogliamo salvarci da un declino certo e riguardano il nostro debito,l’immigrazione,la giustizia e i rapporti con l’Europa se vogliamo evitare di fare la Cenerentola a vita.Per l’immigrazione,ad esempio,è bastato Minniti del PD che ha puntato i piedi ed ha imposto delle regole sacrosante se non per risolvere almeno per calmare la situazione che davvero era fuori controllo,questo serve all’Italia,qualcuno che prenda delle decisioni e che le faccia rispettare senza se e senza ma difendendole almeno fino a prova contraria.Alla fine che sia Minniti o un altro poco importa,chi sarà avrà bisogno dell’aiuto di tutti,stampa,chiesa,magistratura,associazioni e opposizioni nel pieno interesse generale della nazione e scusate tanto ma l’alternativa non la vedo e non c’è,o forse c’è,ma non voglio pensare di vederla mai. (14/8/2017)

Vite spericolate

Fa riflettere la vicenda dell’attore Domenico Diele,assuefatto alle droghe da anni,che si è messo alla guida di un auto senza assicurazione e senza patente ritirata da tempo,con la complicità del cellulare ha provocato un tamponamento con la conseguente morte di una donna.Un fatto drammatico che fa pensare a quanto poco valore danno alla vita persone fortunate,famosi del mondo dello spettacolo o altro,ma allargando lo sguardo quante altre celebrità potevano far accadere una cosa simile solo che per destino o per fortuna ciò non è stato quindi sono apparentemente salve e benedette.Il primo personaggio che mi viene in mente,complice il recente mega concerto di Modena,è Vasco Rossi e chissà quante volte in gioventù ubriaco o sotto effetto di stupefacenti,anche arrestato per questo motivo,poteva essere al posto di Diele perché qualcosa una qualche sera andava storto.Alla fine della fiera la morale sbagliata che rimane è che se va tutto liscio sei un divo maledetto,un mito,una figura da imitare insomma uno tosto e giusto e se succede l’irreparabile sei per il mondo da pena di morte.La reale verità è che la cosiddetta mitica “vita spericolata” non è mai buona cosa in ogni caso,quindi per cortesia evitare caldamente di stracciarsi le vesti per l’uno o per l’altro perché se alcuni di loro sono ancora al loro posto,immacolati e osannati,a influenzare deboli  generazioni di ragazzi e adulti,cioè se nonostante tutto quello che hanno combinato in gioventù tutto è scivolato senza incidenti e senza danni non sono certamente da catalogare come più furbi o più bravi o più intelligenti degli altri ma solo e semplicemente più fortunati. (7/7/2017)

Le parole facili

Mi hanno sempre insegnato che più siamo importanti e famosi o si occupano posti di comando più si hanno responsabilità su ciò che si dice pubblicamente perché quello che si dice influenza fortemente le persone.Un conto se io anonimo privato cittadino affermo un mio pensiero,un conto se lo fa un presidente di una nazione o un premier di governo ma molte volte anche un semplice parlamentare,cantante o attore deve stare attento alle sue espressioni in quanto la cassa di risonanza esiste a tutti i livelli.Se poi parla il Papa,apriti cielo,allora si che l’attenzione alle parole dovrebbe essere massima ma spesso non è così.Ci si accorge che molto spesso i concetti da lui espressi sono a senso unico senza accorgersi che esiste anche tutto il resto.Se si parla,ad esempio,solo di chi fugge dalla povertà dimenticando apparentemente i diritti di chi quel paese lo ha vissuto e costruito,senza difendere una nazione dall’invasione di un numero di persone che spesso non conosce la legalità,senza inquadrare chi arriva in base alle regole che con tanta fatica i paesi cercano di far rispettare ogni giorno,si fa sicuramente un uso distorto della parola e non si fa un buon servizio a nessuno.Purtroppo e troppo spesso le parole che escono in questo periodo immaginano mondi impossibili ma la dura realtà resta sempre sovrana,non si riflette che se non si agisce all’origine non si andrà mai da nessuna parte e tutte le chiacchere sui ponti e sui muri strapperanno solamente qualche applauso in più.Intanto le parrocchie si svuotano,i sacramenti sono sempre meno considerati e la stessa Chiesa non sta al momento sorridendo,si rincorre insomma un buonismo troppo accentuato che accontenti tutti ma bisognerebbe invece avere il coraggio di guardare un po’ di più a casa propria e poi pensare ai diritti e ai doveri di tutto il resto del mondo.Sicuramente nel nostro paese ci sarà un posto anche per i tanti stranieri che lo cercano ma rappresentata oggi dalle “facili parole” purtroppo devo ammettere che la questione resta più che irrisolta soprattutto illusoria. (29/5/2017)

 

La sconfitta della pancia

Buffo il popolo inglese prima vota un referendum poi disperatamente se ne pente,raccoglie via web milioni di firme per poterlo rifare e se tornasse indietro rivoterebbe sicuramente in maniera diversa in quanto si rende conto di aver espresso l’opinione della pancia e non quella della testa ma soprattutto realizza di essere stato mal informato dai propri politici sulle conseguenze reali ed effettive di tale atto con immense conseguenze per le generazioni che verranno.Oltre tutto ci si mette di mezzo anche la Scozia e l’Irlanda che,non riconoscendo più il referendum di qualche anno fa,preme per iniziare un percorso che le divida definitivamente dal Regno Unito avendo votato oggi per rimanere in Europa.Certo la pancia premia la rabbia,il distacco,la distruzione di quello che c’è ma i vantaggi sono soltanto e unicamente per coloro che l’alimentano solo per un posto al sole e per qualche voto in più alle prossime future elezioni,non preoccupandosi certamente di ciò che potrebbe accadere in futuro che rimane tutto a carico della popolazione,sapendo che per far crollare qualcosa bastano pochi istanti ma per ricostruire ci vogliono anni e questo non lo si vuol capire,bisogna arrivarci con la sofferenza,con le crisi e con i sacrifici da parte di tutti ma tutto ciò che convenienza ha?Questa Europa non piace certamente a nessuno,l’egemonia tedesca presente in ogni suo atto è davvero troppa ma cercare di cambiarla al suo interno è sempre preferibile al distruggerla.Solo la politica deve dare le giuste risposte ed è auspicabile prendere questa occasione per fare arrivare dei messaggi chiari in tema di austerità,immigrazione,una maggior unione economica e bancaria,sicurezza e difesa dei nostri interessi  e territori,arrivare finalmente alla fine di questo percorso verso un Europa più credibile.Questo referendum inglese,in gran parte sorprendente in quanto non si è capito la sua utilità per il popolo britannico,deve essere il motivo del cambio di passo,dello scatto in avanti che metta a tacere una volta per sempre tutti i populismi possibili e immaginabili e che possa dare ai popoli dell’Europa un futuro credibile alla faccia di chi,per i loro interessi personali,pensa che i voti popolari e i referendum siano la panacea di tutti i mali.Il premier britannico l’ha capito tardi che è stato un errore indire quella consultazione popolare ma a parte le dimissioni non pagherà altro.Alla popolazione invece va il compito di soffrire e di subire un cambiamento in parte non capito e non voluto e questo sia di monito  e di insegnamento per il futuro,un appello rivolto a tutti i leader europei di ogni nazione. (28/6/2016)

Brexit

L’ora dell’amore

Dopo i recenti fatti di cronaca riguardanti ancora donne uccise non si può che farsi prendere dallo sgomento e chiedersi come tutto questo possa accadere.La violenza sulla donna viene dal passato essendo stato considerato un essere inferiore e al servizio dell’uomo e per questo passibile di violenze verbali,psicologiche e in ultima analisi anche fisiche di ogni tipo e natura.Ma nel tempo e col passare degli anni tutto è cambiato,la donna ha acquistato sempre più consapevolezza nelle proprie capacità,maggiore forza nella propria natura,piano piano si è allineata al suo simile e in alcuni casi  perfino superandolo come bravura.Qui si inserisce quello che sta accadendo oggi perché è un dato di fatto che l’uomo non riesce a vivere con tranquillità tale uguaglianza e/o superiorità e reagisce nel peggiore dei modi,io uomo sono quello che comanda il gioco e non può essere che così.Il fenomeno si sviluppa soprattutto in ottica sentimentale ed è chiara e determinante la non accettazione da parte dell’uomo del fatto che la sua metà decida di lasciarlo ed eventualmente scegliere un’altra persona.Purtroppo nel breve non esistono soluzioni se non applicare rigorosamente la legge nel senso di buttare via la chiave quando viene arrestato un colpevole di tali fatti,ma si potrebbe fare tanto nel medio e lungo periodo ripartendo dalle scuole,dagli adolescenti che iniziano proprio in quel periodo a relazionarsi con l’altro sesso e insegnare loro più che l’aspetto fisico,credo fin troppo conosciuto,quello psicologico e cioè formare dentro di loro gli anticorpi necessari che gli consentano di accettare la perdita,la sconfitta,la delusione insomma anche lo smacco di vedere l’innamorato tra le braccia di un altro non essendo egli stesso una proprietà da gestire a proprio piacimento.A scuola la soluzione si potrebbe chiamare “L’ora dell’amore” dove una persona esperta,uno psicologo o altro preposto allo scopo,magari una volta a settimana,spieghi come comportarsi con l’altro sesso e come rispettare il proprio simile nei suoi desideri e nella sua volontà e questo certamente vale sia per il maschio che per la femmina perché anche la donna,fin da piccola,deve imparare a gestire le emozioni e a non insistere in comportamenti talvolta umilianti o troppo espliciti e soprattutto ad abbandonare velocemente chi è troppo geloso o possessivo e di conseguenza denunciarlo prontamente perché si sa da sempre che alcune nature difficilmente cambieranno nel tempo anche se lo promettono.Ripartendo dai giovani si può sperare col tempo di invertire la tendenza per rendere chiaro il concetto che la persona che ti lascia ha il diritto di rivendicare questa scelta ma,diciamocelo chiaramente,alla fine possiamo anche convincerci noi tutti che la stessa può anche non essere la persona giusta per noi e allora in questo caso diventa una liberazione,una fortuna,di conseguenza un’occasione da prendere al volo. (14/6/2016)

Femminicidi

Gomorra e i suoi fratelli

Qualche giorno fa l’occhio si soffermava su un sondaggio on line,effettuato da un famoso quotidiano,che chiedeva ai propri lettori di identificare la pericolosità o meno delle varie fiction,di mafia,di camorra o comunque basate sulla visualizzazione della violenza come elemento principale e con un particolare riferimento a “Gomorra” la cui seconda stagione è recentemente iniziata su Sky e pur non essendo abbonato e non avendo visto la prima serie credo di aver ben presente ciò di cui stiamo parlando,una serie di vicende ispirate al famoso libro di Saviano e al film altrettanto premiato di Garrone.Beh che dire…se devo esprimere un mio parere credo che produzioni simili sono accettabili al cinema sotto forma di lungometraggio dove resta comunque primaria la scelta insieme alla volontà di vedere un determinato spettacolo e giudicarlo per quello che è differentemente dalla televisione,specialmente in certi orari,dove questi prodotti li ritengo pericolosi,inutili e non adatti al grande pubblico che in questo caso può comprendere anche minori,alla faccia del “parental control”,o persone non preparate alla visione di tale violenza.Intendiamoci non è censura la mia ma un pensiero personale di buon senso perché credo che le fiction di oggi a differenza dei prodotti del passato tendono troppo a  esagerare la violenza,a estremizzare e mitizzare i personaggi,facendone quasi degli esempi di vita  da seguire  e non è importante se alcuni di loro finiranno arrestati o anche trucidati,troppo forte è per alcuni la volontà di ripeterne i fasti con la voglia in certi contesti degradati di vivere al meglio sempre e comunque,da leoni come il famoso detto e di identificarsi con i potenti boss del momento,il loro potere,i loro soldi,le loro donne fanno gola e davvero poco vale il rischio di non raccontarla.Per la mia opinione uccisioni,torture,droga,prostituzione e tanti tantissimi soldi guadagnati velocemente,almeno così serviti su un piatto d’argento,non servono alla nostra gioventù in un epoca come la nostra,così difficilmente complicata,dove sembra molto più facile approvare quei percorsi piuttosto che vivere e lottare onestamente da mediocri per il sacrosanto principio del rispetto delle leggi. (31/5/2016)

Gomorra

Perfetti sconosciuti

Purtroppo non è una recensione dell’ultimo film di Paolo Genovese,tra l’altro indovinato e interessante,ma una riflessione sul rapporto genitori-figli,perfetti sconosciuti tra loro,visto i nerissimi e recentissimi fatti di cronaca romana.Sono sconosciuti i figli per i genitori che,spesso in preda ai loro adulti egoismi,li lasciano troppo liberi,senza controllo,senza obiettivi e con pochi insegnamenti,sperando che la vita o la società prenda il loro posto,sostituendo nella piena totalità la propria figura.Sono sconosciuti i genitori per i figli,non esemplari nei propri comportamenti,quindi in difetto e non in grado di dare quegli esempi necessari alla loro formazione,riversando problemi sulle loro spalle magari derivanti da azioni sbagliate e idee spesso personali per niente indirizzate al loro bene.Sembrerebbe dunque un risultato in pareggio,un cinquanta e cinquanta,ma anche se si può affermare che non sempre si può intercettare una tragedia in quanto comportamenti e intenzioni sono sempre imprevedibili,si deve comunque riconoscere che l’origine di tutto viene da lontano quando ai bambini prima adolescenti durante e uomini dopo si dovrebbe un insegnamento completo che comprenda la piena conoscenza del rispetto delle persone,come delle leggi e delle regole,in sostanza del prossimo,ma negli anni tutto questo è stato troppo trascurato,tirando a campare,sperando che la vita non ti presenti mai il conto ma quando però accade è spesso molto salato.Il genitore deve essere un esempio per i figli,trattandoli in egual maniera tra fratelli,senza avere simpatie e pretendendo dunque comportamenti,azioni e idee oneste e rette ma se è lui stesso che non le svolge diventa così poco credibile e quando c’è da alzare la voce per farsi ascoltare sarà allora che per i figli il genitore diventerà davvero un perfetto sconosciuto.Dall’altra parte c’è comunque da dire che il denigrare e umiliare i genitori a priori è diventato di moda,accusandoli di errori veri o presunti consumati in gioventù,di essere dei mezzi falliti solo perché in fondo semplicemente onesti rispetto ad altri esempi in circolazione furbi e vincenti.Insomma si sa che la colpa non è mai pienamente da una parte sola ma talvolta come genitori dire qualche volta no,giustificando in maniera seria e onesta quei no,credo sia vincente nel tempo in quanto non dovrebbe essere tutto dovuto ma anche e soprattutto meritato.Rimane il mondo profondamente cambiato negli anni che tende a estremizzare tutto,dando l’impressione che per essere qualcuno si deve per forza sballare e far casino,il tutto facendo leva sui caratteri più deboli o soli,senza quegli anticorpi inseriti dai genitori in gioventù,facendoli spesso arrivare sull’orlo del baratro,qualche volta facendoli sprofondare dentro. (14/3/2016)

Genitore di Foffo

Se questo è cinema

Lo devo ammettere,sono innamorato del cinema,di questa bellissima arte e fin dalla mia adolescenza ho sempre seguito i vari festival e le rassegne dedicate,incluso l’Academy con i suoi famosi Oscar,fino a Venezia con l’ambito Leone e la coppa Volpi infine Berlino dove è l’Orso il premio più ambito.Il cinema per me è sempre stato motivo di riflessione,occasione di sogno,fonte di insegnamento certo anche normale intrattenimento,riconoscendo la bravura degli attori e dei registi nell’interpretare e dirigere un soggetto,una storia,una vicenda spesso proveniente da un romanzo uscito in precedenza.C’è il cinema dell’animazione,quello musicale e quello appunto dei documentari che spesso circolano sul grande e piccolo schermo,soprattutto in TV,tutto nasce comunque da una cinepresa ma con il cinema vero e proprio hanno poco a che fare.Quando poi vincono premi molto importanti qualcosa non mi convince.Tutto è iniziato a Venezia nel 2013 con il Leone d’Oro assegnato a Gianfranco Rosi per il suo “Sacro Gra” primo e unico caso nella storia di questa manifestazione e anche riconoscendo senza se e senza ma la bravura del regista nel cristallizzare momenti di vita di alcune persone diciamo normali o nel puntualizzare quel totale realismo osservando con occhio sottile il disagio o il degrado che si manifesta ai margini del famoso raccordo anulare,come se l’anello stesso fosse una divisione tra mondi diversi e realtà differenti e anche ripercorrendo il suo passato rigorosamente documentaristico,piuttosto premiato a livello internazionale,ricordiamo “Below Sea Level” e “Il Sicario”,purtroppo però qualche dubbio mi viene.Con il recente “Fuocoammare” vincitore addirittura dell’Orso d’Oro a Berlino forse si passa un po’ la parte premiando in questo caso realtà che davvero dovrebbero rimanere confinate in altre categorie.Filmare e raccontare il viaggio,la fuga di queste persone,le loro facce,la loro sofferenza,le loro speranze,rimane un gesto nobile,sicuramente anche sincero e può perfino emozionare o colpire un po’ di più del già ormai visto in tutte le salse,ma ripeto per favore non mescoliamo e non paragoniamo tutto questo con il cinema e,detto ciò con tutto il cuore,spero vivamente che dopo questa pericolosa parentesi si torni a premiare il soggetto e la storia,l’interpretazione,gli attori insomma il “film”,quel qualcosa che a differenza del documentario può farci imparare quel qualcosa in più così che possa rimanere nel nostro bagaglio culturale ma soprattutto possa farci veramente emozionare. (27/2/2016)

Fuocoammare

Paesi difficili

Se penso agli ultimi momenti di vita di Giulio Regeni,giovane ricercatore,studioso e amante dei paesi arabi,in Egitto esattamente non si sa a fare cosa,mi vengono i brividi;prelevato mentre si recava a una cena,condotto in un appartamento e interrogato sulla sua misteriosa attività infine pestato e torturato per carpirgli chissà quali rivelazioni o segreti essendo stato probabilmente scambiato per una spia o qualcosa di simile.Certo un ragazzo giovane che parla benissimo l’inglese e l’arabo,che partecipa a riunioni sindacali a favore dell’opposizione contro l’attuale governo e che scrive articoli per vari giornali sotto pseudonimo,può creare qualche sospetto da parte degli apparati governativi,ampiamente totalitari,come sono quelli dell’Egitto.Il fatto è che certi paesi non conoscono e non applicano la democrazia come la intendiamo noi occidentali,quindi qualsiasi diritto che puoi avere o qualsiasi ragione che hai da dimostrare va inevitabilmente a farsi benedire perché dall’altra parte non c’è la volontà di capire ma solo quella di giustificare quello che loro già pensano e convinti che sia.In sostanza e in certi posti quando si mettono in testa una cosa per l’altro è finita,non c’è speranza di cavarsela,sia che uno confessi sia che uno faccia scena muta,la cosa a quel punto sfugge di mano e la sorte dell’ostaggio è quasi segnata in quanto scomodo testimone da eliminare.Non sto qui a sindacare se era giusto,sbagliato o imprudente quello che faceva Regeni,tanti giovani come lui partono da casa e svolgono attività all’estero,mossi dai più larghi e nobili ideali,quali i diritti civili ,la libertà,la giustizia sociale,lavorando spesso con le opposizioni che non ci dimentichiamo in alcuni paesi sono quasi bandite,dico soltanto che in questi casi i rischi sono notevoli e che spesso non vengono percepiti nella loro esatta gravità,basterebbe visitarle con occhio critico certe nazioni per capire che a parte fare il turista,il resto è una grande e pericolosa incognita,tutto è a proprio rischio e pericolo compreso il fatto di essere fraintesi e rischiare con ciò di fare una brutta fine come è successo a questo povero ragazzo.Intendiamoci,non solo l’Egitto è un paese a rischio ma segnalo anche quasi tutti gli altri paesi arabi,forse un po’ meglio il Marocco,i paesi sudamericani,gli asiatici in genere pensiamo alla vicenda indiana dei Marò,la stessa Cina dove se credi di andare controcorrente ti arrestano,ti portano in qualche posto sconosciuto magari fuori mano e alla faccia dei diritti democratici in un modo o nell’altro ti fanno capire che tutto ciò che stai facendo non è gradito,sperando solo che la soluzione finale scelta sia la meno dura possibile,purtroppo nel caso di questo nostro connazionale è stata la più estrema. (13/2/2016)

Giulio Regeni

Il dilemma del perdono

Quante volte leggiamo o ascoltiamo un fatto di cronaca molto grave,dove una o più persone perdono la vita o ne escono molto sacrificate per colpa grave,dolo o volontarietà di chi lo commette.Cosa pensiamo allora,ci lasciamo andare a comportamenti discutibili,auspichiamo una vendetta magari divina o ascoltiamo la nostra religione che ci parla del perdono?Già il perdono,questo straordinario strumento che consente al pentito sincero di uscirne assolto qualunque cosa sia stata commessa ma alla fine dei giochi siamo sicuri che sarà veramente così?La nostra religione è abbastanza morbida da questo punto di vista,mentre altre realtà sono un po’ più rigide,c’è chi prevede che il danno a persone venga comunque in ogni caso riparato e c’è chi si porta dietro il fardello dei peccati e nulla glielo toglie se non il compimento di buone azioni che andranno a diminuire nel tempo il suo peso ma su un punto però tutti concordano:solo Dio è libero di assolvere e purtroppo fino al giudizio finale sono solo discorsi,non c’è nulla di risolto.Francamente,per come la vedo io,credo che il perdono non sia di questo mondo e che non spetti a noi esseri umani elargirlo a destra e a manca,anche se talvolta questo ci permette di apparire buoni e di rimanere in pace con noi stessi.Di fronte a un fatto grave,appurata la colpa o la volontarietà,il segreto sarebbe rimanere in ombra,con toni sommessi,senza scivolare verso manifestazioni di alcun tipo,fermo restando che la giustizia terrena deve fare il suo corso,bisogna riflettere che il nostro passaggio in questo mondo non è un gioco,dobbiamo pensare che è toccato a noi e non a qualcun altro in maniera di accettare sempre quello che ci è destinato dal cielo anche se talvolta rimane parecchio difficile da mandar giù.Ci sarà comunque un sole invisibile,un Essere supremo,un Dio che al di là del giudizio degli uomini,perdonerà o condannerà e questa volta sarà per sempre,noi piccoli esseri chiamati uomini non abbiamo né le caratteristiche né le possibilità di farlo anche perché quello che ci succede sulla terra dura al massimo qualche decina di anni solo un granello di sabbia in una spiaggia se confrontato all’eternità. (10/8/2015)

Tabaccaia di Asti 2

Panche semivuote

Come frequentatore della messa settimanale non riesco a non vedere quanto negli ultimi anni è diminuito il numero di presenze,una disaffezione progressiva che piano piano ha eroso la platea complessiva che allo stato attuale delle cose merita alcune riflessioni.Innanzitutto non si può non fare caso al fatto che,come è successo alla politica,anche la chiesa stessa si è allontanata dalle persone e questo per lo più grazie ai vari scandali riguardanti sia i soldi che le persone disamorando così all’ennesima potenza i suoi sostenitori.Pedofilia e Ior sono due tumori per la chiesa che ancora oggi non sono stati curati al meglio e hanno poche soluzioni.Se poi si parla di immigrazione non mi risulta che con le possibilità infinite che la Chiesa ha contribuisca in maniera importante alla sistemazione e al sostentamento di queste persone,di fatto quindi delegando lo stato a questo compito per sua natura più soggetto a scandali finanziari come i recenti fatti riguardanti le varie associazioni che hanno lucrato vergognosamente su ogni migrante hanno dimostrato.Se si parla di omosessualità si alzano le barricate e nonostante le ultime aperture del nuovo pontefice siamo ancora allo stato di fatto in cui si vedono i diversi come lebbrosi senza rendersi conto che ormai il tema è sdoganato,irreversibile e progressivo come ci dimostrano gli altri paesi europei e stesso discorso per i separati,i divorziati,visti malissimo e privati di sacramenti in quanto in parte scomunicati.Si predica poi l’integrazione ma non ci si arrabbia più di tanto se i crocifissi saltano e finiscano nel cestino ma così la rassegnazione è totale,il futuro più che mai incerto,provare per credere a fare la stessa cosa con gli islamici e non si capisce perché si alza la voce in alcuni campi e non in altri se non altro per difendere quello che rappresentiamo da sempre.Inoltre è largamente conosciuta la reticenza a cui si va incontro quando si cercano risposte sui fatti di cronaca del nostro passato come il caso Orlandi o Calvi o De Pedis e tutte le volte che si cerca di approfondire tutto ciò negli anni dimenticato,mai chiarito,”Vaticano style”.Solo questo basterebbe a capire che senza chiarezza,trasparenza,verità non c’è futuro purtroppo neppure per la Chiesa e se ancora tutti gli affezionati alle funzioni non sono andati perduti questo si deve alla potenza della fede che in ultima analisi bypassa le persone e in parte le istituzioni,valorizzando momenti di riflessione personali,al di là delle scritture.L’ultima osservazione va al nuovo pontefice che,rammentando le parole di De Andrè ne “La guerra di Piero”,era partito per fare la guerra contro tutti e tutto ma che poi si è ritrovato a fare i conti con la cruda realtà di un sistema poco incline ai cambiamenti soprattutto se il punto di arrivo deve essere una chiesa povera per i poveri e non vorrei finisse il nostro pontefice come Bersani che volendo smacchiare il giaguaro non prese neppure un Grillo. (31/5/2015)

VATICAN CITY, VATICAN - MARCH 27: Pope Francis waves to the crowd as he drives around St Peter's Square ahead of his first weekly general audience as pope on March 27, 2013 in Vatican City, Vatican. Pope Francis held his weekly general audience in St Peter's Square today (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Il ruolo delle famiglie

Faccio un po’ fatica a  commentare gli ultimi avvenimenti nazionali che hanno ipnotizzato le TV e i giornali cioè il ritorno a casa delle due ragazze rapite in Siria durante una missione umanitaria che alla luce dei fatti odierni sembra nata morta e forse anche di dubbio valore.Non voglio saperne di riscatti pagati o no,cifre molto alte che anche se fossero vere per la metà farebbero imbufalire chiunque,fermo restando il fatto che salvare vite umane resta comunque e sempre la priorità.Vado oltre,indietro nel tempo e mi rivolgo alle loro famiglie semplicemente per capire se hanno svolto il loro ruolo fino in fondo cioè quello di far ragionare i figli,mettendoli davanti alle loro decisioni che in questo caso,a parte il loro rischio personale,riguarda la nazione intera.Gli hanno magari spiegato che per fare del bene o per aiutare il prossimo non serve andare all’estero,né tanto meno nei luoghi di guerra,basta adoperarsi nel proprio vicinato o al limite nella propria nazione e se poi uno vuole proprio andarsene da casa,perché talvolta sono delle vere e proprie fughe a tutti gli effetti per molteplici motivi,esistono luoghi lontani dove i rischi comunque sono molto più circoscritti,si può agire,essendo donna tra l’altro,con una certa sicurezza.Io confesso che come turista talvolta ho avuto paura di essere aggredito o derubato in posti relativamente quieti,come si può pensare di andare liberamente in luoghi di guerra dove la vita non vale un cent,dove sei possibile merce di scambio,dove se ti va bene stai sulle palle sicuramente a qualcuno che magari non vede di buon occhio il tuo intervento nella propria terra,visto in alcune realtà le innumerevoli bande rivali.Non ci vuole una laurea per arrivare a capire che questa è roba per individui coscienti del fatto che possono anche rimetterci la pelle e rimandare le loro spoglie strette nella bandiera perché sembrino intere,come diceva Fabrizio De Andrè ne “La collina”.Se aggiungiamo il fatto che siamo in presenza di due ragazzine intelligenti quanto vuoi nello studio ma molto ingenue nella vita reale,da pensare che il mondo è fatto solo e esclusivamente di persone riconoscenti,la frittata è già in tavola.Onestamente non so se le famiglie si sono fatte valere,se le hanno sufficientemente messe in guardia,se si sono imposte,io penso di no e comunque anche se fossero fughe,soggetti maggiorenni e vaccinati quindi non puoi muoverti più di tanto,lo stato dovrebbe intervenire legiferando contro questi comportamenti avventati.Sarebbe sufficiente far stipulare obbligatoriamente delle polizze assicurative da esibire alle frontiere che coprano i rischi che la persona  affronta in una terra straniera e vorrei proprio vedere quale compagnia ti assicura in quei luoghi di guerra soprattutto per incarichi tutti da verificare o comunque firmare una sorta di liberatoria dove ci sia scritto chiaramente l’assunzione di tutti i rischi a cui si va incontro,anche quelli più estremi che comunque consenta di responsabilizzare un po’ di più sia i giovani interessati sia quelle organizzazione più o meno umanitarie,di metterli tutti insomma davanti alla cruda realtà,se proprio lo vuoi fare almeno di farlo a proprio rischio e pericolo.In alternativa per affrontare i propri problemi familiari o personali si rimane a casa,ricordandoci che una soluzione c’è per ogni situazione anche la più delicata,in nessun caso mai disperare. (17/01/2015)

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Nero a meta’

Se ne è andato anche lui,Pino Daniele,personaggio della mia gioventù e cantautore dal bellissimo esordio l’album “Terra mia” del 1977,che precedette di tre anni il disco della sua consacrazione quel “Nero a metà” il suo maggior successo.A suo tempo mi incuriosì tantissimo questo personaggio che cantava in napoletano ma che aveva un sound e un ritmo che poco aveva a che fare con la tradizione partenopea,coadiuvato da ottimi musicisti quali Avitabile,De Piscopo,Amoruso e Senese iniziò la sua carriera con un disco fresco,attuale,giovane che per la prima volta univa l’anima napoletana con il blues,entrambi certamente nel DNA del cantautore e brani come “Na tazzulella ‘e cafè” e “Napule è” rimasero nella mente di tanti,me compreso,ma fu soprattutto con la seconda che rimase nella storia:un ritratto della sua città,vero,sincero,crudo,reale come solo un vero napoletano,uno che ama la sua terra può fare ciò che non è concesso a chi è di passaggio.Alla luce odierna si capisce tutto l’affetto di Pino per Napoli ma anche la rassegnazione di un nativo nel capire che probabilmente questo posto non cambierà mai,rimarrà sempre legato alle sue paure,alla sua natura di lasciar fare al prossimo giorno che sarà.La conferma del successivo album intitolato col suo nome,due anni più tardi,nulla aggiunse al precedente,solita freschezza e una serie di ottimi brani tra cui spiccava “Je so’ pazzo” e la splendida “Je sto vicino a te” che tanto ho ascoltato in quegli anni,una canzone d’amore incondizionato,seppure con le difficoltà che una coppia affronta ogni giorno.Arriva dunque nel 1980 il grande miracolo quando sembrava che il cantautore avesse già detto abbastanza se non tutto,”Nero a metà” spiazzò tutti per la sua completezza per il sound ancora più internazionale,per l’intensità e le emozioni che regalava ascoltandolo.Inutile rammentare i singoli brani,il disco era nel suo insieme molto bello,la sua vena creativa era in questo disco inesauribile e tutto questo contribuì a farlo diventare un vero e proprio capolavoro.Gli album successivi,la colonne sonora “Quando” per il film di Troisi,i concerti dal vivo,l’enorme umiltà e generosità del personaggio non hanno fatto altro che accrescere la sua fama anche a livello internazionale con le tantissime collaborazioni in giro per il mondo e gli innumerevoli duetti con i più grandi artisti come Eric Clapton giusto per fare un esempio.Rimane l’amarezza per aver perso un artista che ha saputo uscire alla grande dai confini e dai binari che la vita gli aveva indicato e che ha passato tutta la sua vita a studiare il suo amore,la chitarra,riuscendo a internazionalizzare una terra da sempre confinata alla canzone popolare e  tradizionale con non moltissime possibilità di evoluzione.Oggi leggendo la cronaca forse si capisce qualcosa in più del suo essere napoletano comprendendo che “Nero a metà” non era solo dedicato a Mario Musella,un musicista definito così per il padre americano e la madre napoletana,ma anche soprattutto a lui stesso:soffrendo forse troppo per i disagi della sua città,avendo vissuto una gioventù a contatto con quei problemi e capendo di non poter cambiare le cose la metà di lui non era già più di quei luoghi ma proiettata verso lidi e orizzonti più lontani. (6/1/2015)

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Cavallerizzi nel sistema

I nostri politici ormai non si possono più chiamare così,non sono diventati altro che cavallerizzi pronti a saltare sul cavallo vincente,abbandonando velocemente il precedente.Ecco che improvvisamente si cambia idea,si abbandona la propria a favore di un cavallo che promette,se non altro,la possibilità di rimanere in sella in tutti i sensi,allungando così la propria vita politica che altrimenti sarebbe finita da un pezzo.Ma un politico vero sa quando è l’ora di lasciare,come sa quando e come attaccare la propria opposizione senza speculare a tutti i costi su qualche notizia vera o presunta tale o su un fatto giudiziario capitato all’altro.Ma questo oggi i nostri carissimi politici se lo sono scordato da un pezzo e pur di rimanere al potere rinnegano tutto quello che c’è da rinnegare,fanno finta di non vedere di non sentire o di non conoscere,rimanendo così attaccati a quella spina che nessuno è più in grado di staccare.La chiave di tutto è dove operano,il famoso sistema,che è come un recinto e chiunque entra si adegua automaticamente alle sue misure e quante volte noi cittadini abbiamo pensato di poter modificare le cose facendo fuori politicamente questo o quel personaggio o questo o quel partito semplicemente non votandolo più,ma poi ci accorgiamo che poco cambia proprio perché è il dannato sistema che è così,sostituisce le persone senza cambiare nulla.Qui entra in gioco anche la corruttibile natura umana,in Italia diciamo siamo un po’ più professionali di altri e indipendentemente dalla provenienza politica,la persona eletta altro non può fare che adeguarsi al sistema magari ricevendo fin da subito le prime telefonate che altro non vogliono se non assicurarsi lo status quo delle cose.Forse anche ognuno di noi farebbe fatica a lasciare ai primi dubbi,non ne avrebbe la forza,alle prime paure di qualcosa di strano,di qualcosa che non va all’interno dei vari comuni o regioni.Ecco quindi che il cavallerizzo entra nel recinto,si adegua ai cavalli disponibili e inizia a operare all’interno di esso all’interno di quella struttura.Inutile dire che per combattere il malaffare e la corruzione con tutto quello che ci ruota attorno l’unica leva su cui agire è quella dei soldi che oltre a ricordarsi che sono di tutti andrebbero elargiti solo dopo controlli accuratissimi e solo dopo le firme di persone autorevoli da inserire nel recinto,con la speranza che alte personalità non si sporchino la carriera e le proprie mani in scandali che guarda caso,in tanti,sanno che a breve scoppieranno.Purtroppo dove il maneggio dei soldi non ha controlli e dove a firmare sono solo i pesci piccoli tutte le voglie arrivano al punto di non ritorno che sia un cena  lussuosa o rimborsi fasulli o arricchimenti privati.Detto tra noi penso che le  controfirme direttamente del capo di partito o qualcuno ancora più in alto avrebbero scongiurato lo scandalo in Regione Lazio e onestamente non so se sarebbe passato l’acquisto di una jeep solo perché stavano cadendo pochi centimetri di neve.Oggi la speranza resta una sola che possa entrare qualcuno nel recinto,o sistema che dir si voglia,un arbitro autorevole o una serie di persone qualificate come tali a cui non sfugga davvero niente e che possano controllare efficacemente ogni movimento di ogni singolo cavaliere. (8/12/2014)

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La difesa di noi stessi

Le parole più gettonate in questo periodo sui giornali o in televisione sono intolleranza,disagio,violenza,spesso anche razzismo.La verità è che per troppi anni è passato il messaggio che la nostra nazione è tollerante,debole politicamente,con leggi poco chiare e con uomini che le applicano in maniera benevola verso lo straniero o verso coloro che si insediano nel nostro paese,con diritto o meno,pretendendo anche cose che nella propria nazione sarebbero vere e proprie chimere.Sono veramente troppi anni che si lascia correre,non si controlla,si chiudono gli occhi,il naso,la bocca e gli orecchi pensando o calcolando a tavolino,ipotesi ancora peggiore,che il tempo piano piano metterà a posto tutto tanto i cittadini italiani persi ognuno a difendere il proprio orticello nel proprio egoismo tutto sopportano,lamentandosi certo ma neanche più di tanto.Grave errore questo della politica,a partire dai comuni stessi,pensare di mescolare razze,genti,usi e costumi molto diversi tra loro senza insegnamento,senza regole,senza scuola,senza ammonimenti anche severi,senza far rispettare la legalità ma sempre richiesta a noi cittadini abitanti di questo paese dalla nascita.Per non parlare dell’accusa di razzismo verso chi si arrabbia un po’ di più,cercando di far rispettare i luoghi,gli spazi,l’osservanza delle regole di giorno come di notte.Quando vedrò nelle nostre città la separazione netta e voluta tra razze diverse a partire dalle scuole,ai mezzi di trasporto e ai servizi in genere,allora si potrà parlare di un popolo razzista cioè di un popolo che divide bianchi da neri,stranieri da residenti,rifugiati da nativi del luogo.Nel frattempo non usiamo,vi prego,questa parola per la nazione Italia da sempre una delle più tolleranti al mondo e mi sento di dirlo avendo messo il naso un po’ in tutto il pianeta terra.Noi cittadini chiediamo solo di difendere il rispetto per le leggi e questo valga per tutti anche per coloro che a diverso titolo si trovano nel nostro paese e soprattutto valga anche nei tribunali,dove in alcuni casi non è proprio così.La difesa di noi stessi scatta quando non siamo più sicuri dentro la nostra città,dentro la nostra casa e credo che se questa tendenza a breve non si invertirà tutto ciò che vediamo e sentiamo non sarà altro che l’inizio di un processo molto più profondo e incisivo. (17/11/2014)

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Non sono eroi

Non lo sono i cooperanti umanitari che in maniera incauta e sotto il nome di fantomatiche associazioni rischiano di farsi sequestrare per qualche contropartita magari economica,da sempre una delle fonti  di finanziamento più gettonata dei terroristi e non lo sono i giornalisti che,per una qualche bramosia personale,scelgono di stare in prima linea rischiando quello che neanche si immaginano e non lo sono tutti quelli che non hanno niente a che fare con le guerre e che dovrebbero starne alla larga facendo operare solo persone preposte  e autorizzate ai luoghi dove ci si trova.Non so a voi,sarò anche diventato insensibile,ma a me non importa proprio più nulla di vedere scene in diretta di vittime di attentati o avere sempre il collegamento in tempo reale con le zone dei bombardamenti,spesso fase terminale di un giornalismo malato,schizofrenico e assurdo e sempre dentro la notizia a tutti i costi per poi assistere a dei bei funerali,meglio se in diretta TV,di questa o quella vittima oppure il rientro in patria di persone rapite con tanto di politici all’aeroporto ad attenderli dopo chissà quale trattativa da tenere rigorosamente all’oscuro della popolazione perché probabilmente qualcuno si potrebbe anche imbufalire.Purtroppo,ripeto purtroppo,la guerra è guerra,non ne esiste una tecnologica o intelligente o mirata,anzi paradossalmente tutto ciò ha anche peggiorato la situazione creando dispute che non finiscono mai anche perché in generale non si deve calcare troppo la mano altrimenti il mondo non lo accetterebbe.Al contrario il mondo si dovrebbe ribellare a situazioni non concluse,a guerre infinite dove si muore tutti i giorni per anni e anni.Per le persone poco adatte allo scopo che si recano nei luoghi di guerra ripeto di lasciare le guerre ai soldati,i commenti e le notizie ai responsabili dei relativi governi e infine per il bene da fare in certi luoghi consiglio di alzare la testa e dare un occhiata a casa nostra e guardarsi attorno per capire che c’è talmente tanto di quel bene da fare qui che è veramente superfluo usare il passaporto,lasciamolo magari nel cassetto per usarlo nei viaggi di piacere indirizzati verso zone più tranquille. (25/8/2014)

Pace e guerra

Magistratura in Val Padana

Certo quando ascolto o leggo che una persona condannata in primo grado a diversi anni di carcere viene assolta in appello con formula piena,pur riconoscendo che i gradi di giudizio ci sono per questo,qualche dubbio mi assale.Non credo possibile che a un analisi più attenta del caso e dell’eventuale reato si arrivi a dire che si è scherzato che ci siamo sbagliati,facendo scattare la formula dei famosi tarallucci innaffiati dal buon vino.Ricordiamo che i processi costano,che i soldi sono di tutti,ma soprattutto che si gioca con la vita delle persone che tra il primo grado e l’appello si sono già rovinati la vita,con poche speranze di redenzione,vista l’attitudine a considerare già colpevole un individuo che ha solo ricevuto un semplice avviso di garanzia e vista la lunghezza dei procedimenti giudiziari.Perlomeno limitiamo i danni cioè prima del rinvio a giudizio riflettiamo seriamente nel valutare bene se esiste un reato oppure no,se è il caso di proseguire o se liberare subito dal problema la persona e farla finita lì.Oltre tutto nei casi nazionali abbiamo anche la stampa e la televisione che ci marciano ed è grande la loro responsabilità quando affibbiano cartellini di colpevolezza anticipata a persone politicamente di pensiero opposto,senza riflettere che un conto è la simpatia e la lotta politica e un conto è se davvero una persona può essere veramente colpevole.Per questo la magistratura va riformata,ma non sarà facile quei poteri resisteranno fino alla morte,perché quello che succede oggi domani non succeda più,introducendo magari anche un minimo di responsabilità in modo che chi deve giudicare lo faccia con maggiore coscienza.Sono forse maturi i tempi in cui un vento nuovo possa spazzare via la nebbia che oggi avvolge i cervelli di alcuni giudici,facendoli ragionare in maniera più ampia,evitando di metterli in condizione di esprimere giudizi che spesso anche un profano capirebbe fuori dal mondo. (2/8/2014)

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Cadaveri e puttane

In un celebre film,”L.A.Confidential” del 1997,uno dei miei best,una delle battute più simpatiche arriva quando l’occhialuto tenente,impersonato da Guy Pearce,imponeva al sergente con cui collaborava,un ottimo Kevin Spacey,di andare a visionare un cadavere all’obitorio,mentre lui sarebbe andato a trovare la bellissima Kim Basinger,nel film una prostituta di alto livello e a quel punto Kevin sbottava bonariamente lamentandosi che lui andava a cadaveri e il tenente a puttane.Mettendo da parte quella scena riflettevo su quanto tutto ciò si può riportare all’oggi visitando i palazzi della politica e trovandoli ben zeppi di personaggi riferibili alle due categorie sopra elencate.Questi luoghi sono pieni di cadaveri e sappiamo quanti politici continuano a fare attività e a essere influenti pur essendo morti politicamente,oltretutto dimenticandosi di cadere per terra,rendendo difficile differenziarli dai veri cadaveri come quello del film.Sono persone che in quei luoghi non hanno più ragione di esistere ma sono ancora li da 20 o più anni per una serie di motivi che spesso esulano dalle loro capacità professionali,spesso sono riconoscimenti di partito a diversi livelli o altro e quando parlano tutti corrono ad ascoltarli ma non incidono ormai più di tanto non si sono resi conto che ultimamente il vento è cambiato,tanti giovani in gamba stanno affacciandosi alla politica che conta,ma non si rassegnano al loro destino che sarebbe quello di accelerare il rinnovamento oggi indispensabile per il nostro paese.Luoghi pieni anche di puttane e vediamo quanti politici si danno via per soldi,favori o riconoscimenti vari,per loro o per i propri cari.Cambiano spesso casacca appena eletti,il mitico gruppo misto,creando ancora più confusione come se non ce ne fosse abbastanza.La loro parola non è mai definitiva e sicura e valutano fino all’ultimo da che parte stare e con chi votare tenendo fede al proprio tornaconto personale più che politico o nazionale.Come le puttane conoscono solo la contropartita su cui trattare e non interessa minimamente quello che servirebbe veramente al paese per cercare almeno di migliorarlo un po’.Ognuno di voi può associare i volti e i nomi a questa o quella categoria,io lo evito per ovvi motivi,ma vi assicuro che il gioco risulta simpatico e via via che le caselle si completano i posti veri disponibili diminuiscono e basterebbe abolire queste due categorie per ritrovare parzialmente svuotati i palazzi che contano di tutta una serie di figure di cui si farebbe volentieri a meno,un’ottima soluzione per la agognata riduzione dei costi della politica. (22/7/2014)

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Rendete a Cesare…

Ne parlo solo con quelli che mi chiedono un’opinione e non ho mai scritto niente sul tema dell’immigrazione.Un tema spinoso,delicato,che ha riguardato in passato anche noi come popolo dove si corre il rischio di uscire dal seminato in un senso o nell’altro,ma tutto quello che sta succedendo sulle nostre coste non deve cessare perché siamo razzisti,cattivi o non disponibili all’accoglienza,ma soprattutto perché non è giusto.Non possiamo farci carico di tutto ciò per il motivo che dall’altra parte non c’è un numero limitato di persone che ancora aspettano di imbarcarsi ma forse milioni di uomini,donne e bambini che ormai,spinti dai trafficanti di persone,hanno capito che venire o transitare qui è comodo,agevole,non perseguibile avendo insomma ormai preso le misure alla nostra nazione e tra poco manca solo che li andiamo a prendere dall’altra parte,l’operazione “Mare Nostrum” in parte fa questo e resta lodevole dal punto di vista umano ma devastante è il messaggio che ne consegue.D’altra parte la logica direbbe che le persone sarebbe meglio aiutarle nei loro luoghi,nel proprio paese,lasciando porte aperte per una più sana immigrazione quella dedita al lavoro in base al reale bisogno di un paese,come suggerisce l’esempio tedesco.Ma la realtà tragica di quelle masse di persone che arrivano comunque e per principio,impone di capire che non tutti troveranno inserimento,non tutti avranno una collocazione nel nostro paese e forse sarebbe sufficiente farli proseguire nel loro viaggio verso il nord Europa ma questo si infrange contro il muro della stessa realtà europea dove,pensando ognuno per se,ci lasciano da soli a gestire una cosa più grande di noi.Con il mutare veloce delle situazioni governative lasciano il tempo che trovano anche gli eventuali accordi tra il nostro paese e quelli di origine,non reggono il tempo di una stagione,ci hanno provato più di una volta i tanti ministri dedicati ma con scarsi risultati.Tutto ciò si rivela un muro di gomma e quello che è certo e sicuro a questo punto è che serve una concertazione totale tra gli attori in gioco che sono Governo,Europa e Vaticano,si proprio lui se ricordiamo la prima visita del nuovo Papa proprio a Lampedusa ma dopo che è successo?…C’è il loro contributo?…Stanno facendo la loro parte?…Oppure tutto si è fermato a quel giorno dove i buoni propositi hanno lasciato il posto a orecchie da mercante.In sostanza con il sostegno,l’appoggio e l’aiuto di tutti c’è da marcare una linea,una sorta di fine corsa,da attuare prima o poi,perché se non è giusto dissuaderli con la forza a non venire qua,come qualcuno in extrema ratio invoca,non è neanche giusto rimanere passivi di fronte a questo spettacolo dove probabilmente a lamentarsi sono oltre a coloro che sbarcano dalle navi soprattutto gli immigrati regolari già inseriti nel nostro paese,in una lotta tra poveri sempre più evidente. (17/06/2014)

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Illusioni nazionali

Alla radio qualche giorno fa una voce disse:sono le illusioni nazionali il vero male dell’Europa e credo che frase migliore non si potesse esprimere.Pensare di fare da soli,di avere la propria sovranità monetaria e politica,oggi non ha più senso in generale e soprattutto non ha molto senso per noi Italia che fino dalla fine degli anni settanta siamo stati accreditati come il paese del bengodi,dalla futura Europa(vedi vignetta Fremura del ’77 presente sulla pagina “Sorrisi”),dove allora la CEE ci rimproverava di non fare fino in fondo il nostro dovere.Con le nuove sfide globali essere fuori dall’euro e senza la protezione europea per paesi come il nostro non ci sarebbe scampo in quanto abbiamo ahimè troppo debito accumulato e qualcuno lo deve pur comprare se vogliamo mantenere il nostro status quo.Oggi lo comprano in tanti ma solo perché siamo all’interno di una realtà comunitaria,mentre ci darebbero,secondo me,zero fiducia se fossimo da soli.Ma anche se il debito fosse azzerato come per magia la convenienza futura è quella di unificare gli sforzi e le spese,in nome di una realtà purtroppo a oggi ancora incompiuta,in cui ognuno debba fare la propria parte insieme a tutti gli altri.Quindi via libera a un esercito europeo,a una seria unione bancaria,a titoli di debito comuni,i famosi Eurobond,e soprattutto a un unico parlamento e conseguente parziale abolizione dei parlamenti nazionali che tanto costano,parlano,parlano ma alla fine concludono poco anche perché sostanzialmente è l’Europa che dà il via libera su tutti i più importanti provvedimenti,specialmente quelli di natura economico-finanziaria.Si tratta di mollare parte della propria sovranità in nome di qualcosa di più grande,per poter affrontare meglio le sfide globali che ci attendono.Conteremo meno ma meglio,e lo dico convinto,per diventare in futuro una realtà rispettabile in tutto il mondo,naturale evoluzione del processo in corso e di tutti i sacrifici che abbiamo fatto fino a oggi. (5/4/2014)

Tacchi under 18

Sono piene da giorni le pagine dei giornali per la scoperta di un giro di ragazze minorenni che a Roma per soldi avevano scelto di concedersi a destra e a manca.Siamo tutti d’accordo che colui o coloro che le hanno indirizzate al mestiere e quindi in sostanza protette e incassato parte dei guadagni debba essere punito in maniera esemplare e che di conseguenza anche coloro che ne hanno approfittato,si parla di mille contatti telefonici forse non tutti andati a buon fine,forse non sempre capendo quale età avevano di fronte debbano subire le conseguenze della legge che in questi casi non perdona,parliamo comunque sempre di minori.Ma purtroppo,come spesso accade in questi casi,poco si è parlato di queste ragazze che comunque sono grandi abbastanza per capire quello che fanno,intelligenti quanto basta per rendersi conto del rischio a cui andavano incontro nel trovarsi in intimità vicino a figure più grandi e sconosciute,però anche furbe il necessario per arrivare facilmente al “dio denaro”,quello che permette i bei vestiti,i telefonini ultima generazione e scarpe di moda.Ridurre tutto a una tirata di orecchi come se avessero rubato un rossetto al supermercato mi sembra oltre che stupido anche molto inutile.Se le famiglie non ci pensano e non se ne occupano sono le istituzioni che devono intervenire con condanne e/o punizioni esemplari,tali da creare degli esempi  per quelle che verranno quindi via libera ai lavori utili,percorsi di recupero e cure adeguate perché alla fine della fiera se una ragazza di quindici o sedici anni decide,non costretta da nessuno,di farsi tre o quattro clienti al giorno manifesta certamente qualcosa che non va,un forte disagio personale,e questo rimane pur sempre un comportamento da correggere soprattutto per le altre in desiderio di emulare quelle gesta e che devono aver ben presente quello a cui vanno incontro compreso anche la parziale perdita della propria libertà.In sostanza,e per finire,non solo vittime ma anche in parte carnefici,in un mondo dove tutto è permesso che difende in maniera eccessiva tali comportamenti,quasi scusandoli.Una ramanzina e via non basta,sapendo benissimo che solo con la paura delle conseguenze,pur non essendo bello,si alza un argine che vale veramente qualcosa. (23/3/2014)

L’Oscar della bellezza

Bastano pochi minuti per capire che siamo di fronte a qualcosa di grande,qualcosa che lascerà il segno,una città unica al mondo,una serie di personaggi in fuga dalla realtà,momenti di vita falsi e inesistenti.Si inserisce in tutto questo il protagonista,Jep,con la sua logica,la sua critica,la sua ricerca del senso della vita che,dopo un primo romanzo di successo e poi più niente,ha perso per strada e non ha più trovato.Ma Jep non si è smarrito come gli altri,è rimasto coi piedi per terra,single,disinteressato al sesso,elemento trainante del suo mondo,è un grande osservatore della grande illusione che lo circonda e in cui lui più non si riconosce.Consapevole di tutto quello che gli accade,compie un percorso che lo porterà a ricercare,nel passato della sua gioventù,la forza per sbloccarsi,ripartire e trovare gli stimoli giusti per scrivere ancora all’interno di un mondo che tende a distruggere più che a costruire e a relegare tutti a ruolo di semplici comparse.La spogliarellista,la santa,il suo impresario,sono tasselli che permettono a Jep di ricostruire il puzzle della propria vita e a reagire a tutto questo squallore che lascia ben poche speranze.Resta un gran bello spettacolo “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino,meritatamente premiato dall’Academy con l’Oscar,un opera unica,anche se rappresentazione di un mondo distante da noi anni luce,come una quasi fantascienza,dove non ci viene dato mai la possibilità di interagire,di partecipare allo spettacolo come avvenne invece anni fa nella “Dolce Vita” di Fellini,ma evidentemente i tempi sono davvero cambiati e forse decisamente peggiorati.Il riscatto,per noi comuni mortali,alla fine del film salendo a bordo di quella barca che nei titoli di coda non si ferma mai continua a passare sotto ai ponti,le tappe della nostra esistenza,alla ricerca di quella bellezza che tanti di noi nella propria vita devono ancora trovare. (11/3/2014)

Figli di troika

Ebbene si devo ammetterlo pure io sono un figlio di troika ma non c’entra mia mamma fortunatamente;sono una persona che ha creduto e crede nell’Europa,nell’unione tra stati e fin dall’inizio quando negli anni 90 si iniziava a parlarne con un certo scetticismo.Il passaggio nel 2001 alla moneta unica è stato un momento importante,in troppi sbagliando lo pensavano definitivo,tutto sembrava chiaro ma io avevo paura che ancora tanto rimanesse da fare ed ecco allora la grande crisi del 2008 iniziata non certo in Europa ma che da noi è esplosa con una violenza tale da pagarne ancora oggi le conseguenze;a chi possiamo dare la colpa se non a noi stessi che ci siamo fatti trovare impreparati agli eventi,con alcuni paesi vissuti per troppi anni al di sopra delle proprie possibilità e che sono crollati di fronte a un debito abissale accumulato nel tempo e giudicato non rimborsabile dal resto del mondo.L’euro doveva disgregarsi sotto i colpi degli speculatori ma rimaneva ben al di sopra della parità col dollaro e io già lì sorridevo perché non è così che funziona,avrebbe dovuto essere abbandonato da tutti;poi super Mario,ma non Balotelli per carità,senza spendere un euro ha decretato la fine della speculazione con una frase epica,l’euro è irreversibile,qualunque cosa verrà fatta per preservarlo e mi ha ricordato la scena finale del film di Alberto de Martino “L’Anticristo” del 1974,quando alla fine il prete affermava con forza che l’anticristo non sarebbe nato e così alla fine è stato.Si arriva dunque a capire che uno dei grossi problemi è la BCE nata zoppa e non in linea con i poteri delle altre banche centrali che in momenti di crisi hanno la facoltà di generare moneta;in sostanza oggi ci ritroviamo in mezzo a un fiume,insidioso e pericoloso,con l’acqua fino alle palle ma non possiamo tornare indietro,vediamo la riva opposta e ci manca la volontà di fare gli ultimi metri.Forse ai tedeschi,popolo da sempre di mentalità militare,va bene così ma non si ricordano che in passato sono stati definiti proprio loro i malati d’Europa e consiglio loro di non fare la voce troppo grossa;sono sicuro che al completamento di tutto quello che manca,un unione bancaria,una banca centrale adeguata,un titolo comune di debito europeo,un rientro dai debiti credibile,tutti noi avremo grandi benefici ripartiremo alla grande e le banche torneranno a fare il proprio lavoro e dopo questa fase sarà un orgoglio essere chiamati figli di troika. (3/3/2014)

La cultura dello scontro

Inutile dire che comunque ci si muova,a piedi o in auto,ogni momento è buono per litigare;il motivo può essere una fila,un passo carrabile,una precedenza dubbia o non data,ma il risultato è sempre lo stesso ci si manda a quel paese e in alcuni casi purtroppo si va anche oltre si arriva ad avvicinarsi all’altro cercando lo scontro,il contatto fisico,le mani addosso,chissà per quale scopo finale;che sia l’imporre la propria idea o la propria forza o un eventuale risarcimento da chiedere poco importa è il comportamento che conta,inutile e sciocco e oggi più che mai anche molto pericoloso;non sai chi ti può capitare davanti e quando succede la tragedia,creata o subita,non c’è giustificazione che puoi trovare sia per te stesso che per la tua famiglia o per i tuoi figli,sempre se riesci a rivederli perché la cronaca ci insegna che l’evento in alcuni casi,nato da motivi spesso futili,è definitivo.Impariamo dunque ad accettarsi l’un l’altro,a comportarsi al meglio,a fare un passo indietro,chiedendo anche scusa se ci troviamo in torto,sarebbe importante riconoscerlo,non ci sono purtroppo altre facili soluzioni per comportamenti che nonostante il nervosismo e la crisi dei nostri tempi non trovano alcuna giustificazione. (25/02/2014)