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Visioni in TV

Nel pianeta dei film horror,personalmente visitato e osservato ormai da una vita,ne abbiamo viste di tutti i colori,case infestate,mostri,demoni in tutte le forme e sembianze possibili,esorcismi vari e via dicendo,ma questo “Relic”,lungometraggio australiano uscito nel 2020 e diretto da Natalie Erika James,è un qualcosa di diverso,un horror psicologico che lascia il segno,legato  a una delle malattie dell’anzianità più devastanti che ci possono essere,”l’alzheimer”,con la sua conosciuta progressività e le nulle possibilità di guarigione.La vicenda,di per se piuttosto semplice,ruota attorno a un’anziana e solitaria signora che dalla sua casa isolata improvvisamente scompare senza lasciare tracce.Si attivano dunque la figlia,una bravissima Emily Mortimer,con la nipote e dopo una breve ricerca,al mattino dopo,la donna improvvisamente ricompare,un po’ spaesata ma apparentemente in salute,tranne che per un grande livido scuro sul petto che richiama il colore della muffa nera che entrando nella casa le due donne avevano notato.Tutto il film da questo momento in poi procede velocemente osservando la donna,rimanendo attento ai suoi comportamenti,a volte dolcissimi,a volte piuttosto violenti-la vicenda dell’anello con la nipote-,legata da tempo ai suoi bigliettini sparsi per tutta la casa,in un crescendo di situazioni e colpi di scena che in alcuni casi fanno davvero paura e inquietano nel profondo.Senza voler anticipare il drammatico finale,da gustarsi tutto d’un fiato,”Relic” è un film che funziona e assolutamente consigliato,se non altro perché di fronte a questo tipo di situazione,oltre ad averne timore,riconosciamo la nostra impotenza,in sostanza è come lottare contro un perfido demone,e solo l’amore-espresso benissimo nelle ultime scene-riesce a dare un senso alla vita che rimane,con l’amarezza che spesso e volentieri l’ereditarietà della malattia purtroppo continua la sua corsa,un percorso che in questo caso coinvolge tre generazioni di donne. (11/10/2021) ****

Il regista americano Noah Hawley,conosciuto più che altro come direttore di serie TV tra le quali anche “Fargo” dal famoso film dei fratelli Coen,realizza nel 2019 questo lungometraggio “Lucy in the sky” con l’attrice Natalie Portman nel ruolo principale ispirato a una figura realmente vissuta,l’astronauta della NASA Lisa Nowack.Reduce da un viaggio spaziale particolarmente impegnativo,comunque andato a buon fine e in maniera impeccabile,la cara Lucy perde a poco a poco il contatto con la realtà,vede sgretolarsi il proprio matrimonio,cerca di valorizzarsi in qualche modo come donna iniziando una improbabile relazione con un suo collega che risulterà essere la goccia finale che traboccando dal vaso la condurrà a un inizio di follia non riconoscendo più il mondo che la circonda.Certo a vedere la nostra amata Terra da lassù,sentirsi importanti nel dominare l’universo,deve comunque fare il suo effetto e certamente il ritorno alle cose banali,pure sciocche,insomma alle faccende di tutti i giorni,può certamente pesare in qualunque individuo.L’errore di Lucy sta nel non accontentarsi,il sentirsi la migliore e la più brava di tutti a prescindere,di reputarsi una predestinata a dover continuare quel percorso a tutti i costi non preoccupandosi più del mondo che le gira attorno,pur bellissimo e invidiato,come un bel marito e una bella figlia e nulla che in realtà le manca.Il secondo errore di Lucy è quello di voler stravincere,sentirsi la numero uno anche intimamente come donna iniziando,senza riflettere sulle conseguenze,una storia con un fantomatico collega playboy che non esiterà a scaricarla per una sua collega più giovane.Ma si sa che tutto in questo mondo non si può avere e se Lucy avesse scelto in tutta serenità cosa per lei nella vita fosse veramente importante probabilmente non avrebbe avuto nessun tipo di problema.Per riflettere su tutti questi temi,l’alienazione,la solitudine,la mania di protagonismo,la gelosia e l’invidia,l’umiltà e la saggezza latitante nei momenti cruciali,”Lucy in the sky”-il titolo come omaggio alla song dei Beatles e scelta migliore non ci poteva essere-vale una visione e pur non essendo un capolavoro può essere molto apprezzato,oltre che per l’interpretazione vissuta e accorata della Portman,per guardarci un po’ dentro,per evitare di diventare nel nostro piccolo una figura simile a Lucy. (26/7/2021) ***

Una storia d’amore da finalizzare,una famiglia da costruire nella casa dei propri sogni,lo scorrere inevitabile della vita con le sue contraddizioni e le sue crudeltà,ma anche molto altro è rappresentato in questo lungometraggio-datato 2019 e presentato al Festival di Cannes nello stesso anno-del regista irlandese Lorcan Finnegan,già autore dei precedenti e poco conosciuti thriller “Foxes” del 2011 e “Without Name” del 2016.Così una coppia si reca in un’agenzia immobiliare in cerca di un futuro nido d’amore da acquistare e convinti dall’agente si recano in visita presso una nuova località residenziale dove sono presenti molte unità immobiliari,moderne,accattivanti,a misura d’uomo e una di queste,la numero 9-guarda caso il numero che identifica il sacrificio-,può benissimo fare al caso loro avendo tutto quello che si può desiderare da un’abitazione fino a quel momento solo sognata.L’agente scompare improvvisamente e per i due innamorati,non potendo uscire in alcun modo da quel labirinto di abitazioni tutte uguali e apparentemente disabitate,sarà l’inizio di un incubo rassegnandosi così a passarci la notte essendo rimasti pure senza benzina nel cercare invano la via d’uscita.Il giorno successivo l’arrivo di un pacco contenente un neonato da “crescere” se si vuole essere liberati,queste le istruzioni contenute nel messaggio accompagnatorio,amplia la storia che si trasforma in una vicenda che definire surreale è dir poco.Un film da vedere questo “Vivarium” e semmai anche rivedere per coglierne gli aspetti più cinici e controversi che in alcuni casi-ad esempio nel finale quando si osservano gli interni delle altre unità immobiliari fino a quel momento non visti-fanno davvero venire la pelle d’oca.In realtà riflettendo in maniera più serena e a mente fredda nel messaggio del regista viene rappresentata,certamente nella sua forma più estrema,la parte più importante della nostra vita,la formazione di una famiglia con la madre che ha come primo compito quello di crescere un figlio,il padre che lavora tutto il giorno-allucinante nel film il suo compito-,il tutto che poi col passare del tempo viene meno,col figlio ormai grande destinato a veder soccombere i propri genitori,solo che qui si va ben oltre l’immaginabile con la rappresentazione di un incubo che incuriosisce e allo stesso tempo spaventa sempre più ogni minuto che passa.Indovinati e bravi gli interpreti,il figlio si fa ricordare per la sua impassibile figura ma anche l’agente immobiliare che riappare alla fine ha un suo perchè.Semicapolavoro. (17/5/2021) ****

Il regista veneto Antonio Padovan,dedito in primis ai corti e alla pubblicità,esordisce nei lungometraggi nel 2017 con un giallo ambientato nella patria delle bollicine intitolato appunto “Finché c’è Prosecco c’è Speranza” e si fa subito notare con riconoscimenti vari e alcune candidature che lo mettono già in luce alla sua prima opera e direi con ragione perché il film pur non essendo certamente un capolavoro risulta godibilissimo,attento alle realtà locali di quel territorio,con una giusta e misurata suspence e interpretato benissimo da un Giuseppe Battiston a suo agio nei panni di un novello ispettore chiamato  a sbrogliare il bandolo della matassa di una serie di omicidi piuttosto misteriosi.Di ben altro spessore il successivo “Il grande passo” del 2019,dove accanto a un soggetto originale e per niente scontato-autore lo stesso Padovan-il regista indovina una direzione brillante e piacevole,accorpando insieme lo stesso Battiston con l’attore Stefano Fresi nei panni di due fratelli caratterialmente molto diversi tra loro che di fatto non si sono mai conosciuti,abbandonati in età giovanile dal padre che ha scelto di vivere in un’altra realtà familiare.Costretti per una questione di coscienza a ritrovarsi insieme e passata la prima fase di studio reciproco con svariati scontri che li porteranno quasi a dividersi nuovamente,troveranno invece la maniera di interagire anche grazie al fratello Battiston e al suo sogno di costruire in proprio un’astronave per andare sulla luna,un progetto a cui ha dedicato tutta la sua esistenza e condiviso fino a che ha potuto col padre stesso.Quello che il fratello Fresi considera una follia e la testa malata di un uomo che sembrerebbe fuori dalla realtà e quindi bisognoso di cure,magari in un istituto appropriato,sarà invece ciò che lo riavvicinerà al suo simile,guardandoli insieme direi anche per estetica,sostenendolo nel suo sogno e risultando essenziale nel suo epilogo,dal risultato superiore a ogni aspettativa.Un bel film questo di Antonio Padovan,colmo di buone intenzioni,pieno di bei concetti ed è stata veramente una sorpresa vederlo e per questo consigliato vivamente,ricordando che tutti noi abbiamo sogni più o meno grandi e con la costanza di crederci sempre,lottando per arrivare a vederli esauditi,basterà un passo,al contrario di quello di Amstrong nel 1969,forse piccolo per l’umanità ma immensamente grande per tutti noi. (15/3/2021) ****

Da sempre amante del genere thriller questo primo lungometraggio diretto nel 2019 da Milena Cocozza,da oltre vent’anni aiuto regista soprattutto dei Manetti Bros e presentato nello stesso anno al “Torino Film Festival”,si è rivelato un piccolo gioiello,una vera e propria sorpresa considerato che i bei film di atmosfera non sono facili a realizzarsi e anche per questo piuttosto difficili da far piacere al grande pubblico.Un ottima Carolina Crescentini,con un passato nelle commedie ma che qui si rivela essere anche attrice di emozioni,riesce a entrare molto bene nella parte di una dottoressa che in dolce attesa,con la piccola bugia di non segnalarlo,riesce a ottenere un posto di lavoro notturno all’interno di un ospedale pediatrico che ha nel suo passato più di un segreto.Tra visioni notturne,suggestioni,incubi su una collega che in sostanza le ha lasciato l’incarico perché suicida,la paura di una maternità che anche nella migliore delle ipotesi genera comunque inquietudine,colpe inconfessabili da parte della gestione ospedaliera che sa ma non dice,il film si sviluppa in maniera egregia mescolando in maniera intelligente diversi generi tra cui l’horror,il giallo,il soprannaturale,con risultati molto positivi facendo pure a meno di effetti ed effettacci tipici del genere,giocando invece sulla tensione del succede-non succede e del vedo-non vedo.Senza approfondire più di tanto e lasciando scoprire i misteri del luogo e della vicenda allo spettatore rimane più che giusto affermare che “Letto numero 6” vale senza dubbio una visione senza se e senza ma,riuscendo a incuriosire e a incollare allo schermo lo spettatore per tutta la durata del film,riservandosi pure alcuni colpi di scena davvero inattesi.Il merito principale va sicuramente alla sceneggiatura mai banale e un finale all’altezza oltre alla presenza di attori sempre credibili nelle loro interpretazioni e credetemi in film di questa natura già basta e avanza per ottenere un prodotto superiore alla media dei moltissimi simili in circolazione. (15/1/2021) ****

“Foxtrot-La danza del destino” è un film del 2017 diretto dall’israeliano Samuel Maoz,già regista di “Lebanon” che nel 2009 gli fruttò un “Leone d’Oro” a Venezia e anche quest’ultimo risulterà premiato sempre a Venezia con un “Leone d’Argento” nel 2017.Il suo trascorso giovanile è la storia di un soldato che a vent’anni è all’interno di uno dei primi carri armati che invadono il Libano nel 1982 e che sarà lo spunto per raccontarne la vicenda nel film omonimo.Un passato che comunque lo influenzerà profondamente anche in “Foxtrot” con un’osservazione piuttosto critica sulla vita militare che anche in tempo di pace crea a volte non pochi problemi.Venendo al film in oggetto,nel primo atto di tre,una coppia di coniugi si trova nella situazione di dover affrontare la terribile notizia che il loro figlio,in quel momento arruolato nell’esercito,risulta deceduto per cause non definite ma dopo un giorno di disperazione arriva la contronotizia che per un motivo di omonimia il loro figlio è vivo,quindi tutto risolto nel migliore dei modi.Ma come la danza del titolo che si basa su alcuni passi ben definiti per poi tornare al punto di partenza il destino ci mette lo zampino e dopo aver seguito il figlio nel suo posto di guardia in un checkpoint-praticamente tutto il secondo atto-si arriva al capitolo finale dove si chiarisce una volta per tutte come è andata veramente la vicenda di questo ragazzo.Davvero un bel film questo “Fotrot”,per riflettere non solo sul fato,talvolta invadente e indigesto,ma anche e soprattutto sull’assurdità e sulle stranezze della vita militare che inevitabilmente ha sempre bisogno di un nemico,questo ben presente nella parte centrale della storia con un episodio cinico ma tremendamente logico nella sua indifferenza e cattiveria.Consigliato davvero. (11/11/2020) ****

Diretto da Veronika Franz e Severin Fiala,una coppia di registi austriaci che nella vita sono anche zia e nipote,questo lungometraggio uscito nel 2019 sviluppa ulteriormente il tema del loro notevole “Goodnight Mommy” del 2014,un horror ben riuscito vincitore anche di alcuni premi,tutto basato sulla tensione sviluppata attorno a una coppia di figli dopo il ritorno della madre reduce da un operazione al volto che con lo stesso interamente bendato,oltre ai suoi strani e inusuali comportamenti,incute sui ragazzi tutta una serie di sospetti e molta paura sulla possibilità che la stessa non sia effettivamente la donna che aspettavano.”The Lodge” ripropone in parte quel filo conduttore con due adolescenti,una location piuttosto isolata come nel precedente film e una donna che questa volta non è la madre ma la nuova compagna del padre che assentandosi qualche giorno per lavoro lascia i tre in solitaria con il preoccupante tema di fondo che la nuova arrivata non è per niente gradita ai figli,ancora troppo legati alla madre deceduta da poco tempo,e a conoscenza che la stessa,una ex allieva del genitore con un passato di problemi mentali,non ha un gran bel trascorso da proporre come esempio.Una bella tensione quella che si svilupperà nel casolare di montagna,durante quella che doveva essere la vacanza natalizia per mettere tutti d’amore e d’accordo,oltretutto anche isolato a causa della neve che metterà a dura prova i tre abitanti con colpi di scena rilevanti e un finale forse in parte scontato ma efficace.Tutto questo rende “The Lodge” se non un capolavoro un film sicuramente da vedere almeno per gli amanti del genere. (18/8/2020) ***

Per i cento anni dalla nascita di Alberto Sordi,nato il 15 giugno 1920,abbiamo avuto occasione di vedere o rivedere gran parte dei suoi film,una filmografia che tra interpretazioni e regie copre un periodo che va dalla metà degli anni quaranta fino alla metà dei novanta ed è di questo periodo il film diretto da Ettore Scola nel 1995 “Romanzo di un giovane povero”,la sua penultima apparizione cinematografica seguita dalla sua ultima regia “Incontri proibiti” del 1998.Girato nello stesso palazzo di “Una giornata particolare” diretto sempre da Scola,il soggetto riflette la storia di un profondo disagio,quella di un giovane laureato in lettere ancora disoccupato-un ottimo Rolando Ravello all’inizio della sua carriera-stretto tra le spire di una madre apprensiva e attenta ai giudizi degli altri e il suo stato di profonda insoddisfazione per la sua situazione che non gli permette di vivere una vita serena neppure con la propria fidanzata proprio per il suo sentirsi uomo inutile e fallito.Rimarrà coinvolto in un caso di cronaca nera ai limiti della follia,complice un suo vicino di casa,lo stesso Sordi che,stanco da tempo delle vessazioni sempre più violente della moglie,una ex-ballerina un tempo bellissima ma che col tempo lasciandosi andare diventata irriconoscibile,proporrà al giovane di ucciderla in cambio di una consistente cifra di denaro che la donna custodisce gelosamente in casa.Il punto di forza del film sono le interpretazioni dei due personaggi principali,quella del giovane laureato incapace inizialmente di reagire alla sua situazione e successivamente alle accuse che gli vengono mosse,accettando così passivamente il corso degli eventi che si svilupperanno quando la donna viene effettivamente trovata morta,opposta a quella davvero disturbante del marito che ce la mette davvero tutta per creare i presupposti affinché la sua consorte sparisca per sempre per poi rimpiangerla ricordandola com’era una volta.Bravissimo Ravello ma nel film è Sordi che sorprende calandosi nella parte di un personaggio triste,spietato,bugiardo e disponibile a cambiare molte facce nel corso dell’inchiesta.Premiato a Venezia con la “Coppa Volpi” a Isabella Ferrari per l’intensa interpretazione nella parte della fidanzata del laureato e con la “Grolla D’Oro” ad Alberto Sordi,”Romanzo di un giovane povero” resta un film da riscoprire e rivalutare anche solo al fine di riflettere e osservare fino a che punto un essere umano può spingersi per cavalcare un proprio interesse personale e dall’altra parte quanta debolezza e rassegnazione esiste in quelle figure così perdenti nei confronti della vita,quest’ultime situazioni spesso ricorrenti che prontamente vengono sfruttate da una gran parte della cattiveria umana. (14/7/2020) ****

Diretto nel 2019 dal britannico Steven Knight già regista di “Locke” e di “Redemption” entrambi del 2013,”Serenity” resta un film molto affascinante.Due ottimi attori nuovamente insieme sul set dopo il cult “Interstellar” di Christopher Nolan cioè Matthew McConaughey e Anne Hathaway che assistiti dai pur sempre bravi Diane Lane e Jason Clarke sviluppano un soggetto particolarmente originale che riesce a mescolare i tratti del giallo classico-una donna che chiede all’ex marito di uccidere il nuovo compagno e di liberare così sia lei sia il loro figlio dalla violenza di lui-con i contorni di una vicenda virtuale,una sorta di gioco di ruolo,che si svolge sul computer del figlio stesso e di cui fanno parte tutti i personaggi della storia,la stessa ambientata in un isola immaginaria che sarà poi la chiave della bellissima parte finale quando si tirerà le fila di tutto quello che doveva o non doveva succedere.Film bello,misterioso,recitato in maniera convincente e credibile,riesce a tenere incollato allo schermo lo spettatore perché nonostante si capisca che qualcosa di strano e di poco logico ruota attorno all’intera vicenda si è veramente costretti ad aspettare il finale quando tutti i tasselli ritorneranno magicamente al loro posto.Poco visto e poco considerato alla sua uscita vale davvero la pena riscoprirlo. (4/3/2020) ****

Una grande conferma questo film diretto nel 2017 dal regista greco Yorgos Lanthimos dopo il fantascientifico “The Lobster” del 2015 e prima del suo pluripremiato “La Favorita” del 2018.Basato su alcuni elementi del mito greco del sacrificio di “Ifigenia” il film risulta crudo,essenziale,cinico e a tratti spiazzante,un thriller psicologico dall’inizio lento e poco interessante ma che cresce via via che il quadro della vicenda si compone riuscendo nell’ultima mezzora a essere perfino disturbante.La vita scorre tranquilla per il chirurgo Steven,davvero bravo Colin Farrel,che vive in completa serenità con la moglie,bella e brava Nicole Kidman,e i due figli ma che in realtà risulta macchiata da un grave episodio del passato,un intervento riuscito male in cui sembra abbia avuto delle responsabilità.Col passare del tempo la vicenda prende una brutta piega fino a esplodere in tutta la sua ferocia costringendolo a effettuare scelte estreme nell’attesa dell’inevitabile sacrificio finale.Girato con abbondante uso del grandangolo,i personaggi sembrano vivere la loro vita all’interno di un piccolo cosmo che in maniera quasi impercettibile,come un vero e proprio Grande Fratello,vaglia e analizza le loro esistenze.Un film bellissimo,realizzato con grande cura,dove nulla è lasciato al caso anzi il tutto rientra in un disegno ineluttabile al quale risulta impossibile fuggire.Capolavoro. (20/6/2019) ****

Un gran bel film questo secondo lungometraggio girato nel 2017 dall’accoppiata registica Fabio Grassadonia e Antonio Piazza dopo il loro esordio “Salvo” del 2013.Come la loro precedente opera siamo ancora in Sicilia e si parla ancora di mafia,per affrontare il rapimento e l’uccisione del piccolo Giuseppe di Matteo,sequestrato per cercare di non far parlare il padre,già pentito e collaboratore di giustizia.Come è andata lo abbiamo saputo successivamente,il padre dopo un primo momento di incertezza non si è piegato ai rapitori e non essendo Giuseppe mai stato ritrovato solo grazie alle testimonianze di chi ha confessato dopo alcuni anni si è saputo la sua tragica fine,tenuto segregato per più di due anni,ucciso e poi sciolto nell’acido.Il film è bellissimo e riesce grazie alla vicenda,vissuta con gli occhi della sua fidanzatina che non riesce ad accettare la sua scomparsa,a trasformare la dura realtà della cronaca in una fiaba nera,una sorta di ghost story che grazie alla bravura dei registi mescola molti generi,dal thriller al fantasy,con momenti di pura poesia sorretti da una fotografia a dir poco affascinante.Un film da non perdere assolutamente.  (17/5/2019) ****

Un bellissimo film questo “Chiudi gli Occhi” del 2016 diretto dal regista Marc Foster già visto all’opera nel 2008 in “Quantum of Solace” della serie 007.La storia di Gina,una bellissima Blake Lively,rimasta ipovedente in seguito a uno spaventoso incidente stradale che è costato inoltre la morte di entrambi i suoi genitori,nella sua condizione di completa dipendenza dal marito,riesce a riacquistare la vista da un occhio grazie a un miracoloso trapianto di cornea e tutto improvvisamente cambia.Il riappropriarsi della sua bellezza e della sua sensualità di donna gettano il marito in una profonda frustrazione e in un grande sconforto nella percezione che il suo ruolo principale sia venuto meno.Senza andare oltre nel racconto pieno di colpi di scena e senza anticipare il finale quello che colpisce resta l’evoluzione della storia dove prevale la cattiveria e l’egoismo del marito e il suo rifiuto di accettare la nuova situazione come anche gli eventi successivi che ne deriveranno.Con il bravo Jason Clarke nella parte del marito “Chiudi gli occhi” resta un film assolutamente da vedere e da rivalutare soprattutto per riflettere fino in fondo sul concetto di meschinità e vigliaccheria che spesso pervade la natura umana. (26/4/2019) ****

Affascinante questo film del 2016 diretto dalla regista francese Nicole Garcia,nato da un adattamento del romanzo scritto nel 2006 dalla scrittrice italiana Milena Agus.Interpretato dalla bravissima Marion Cotillard e coadiuvata dai convincenti Louis Garrel già visto nel cast di “The Dreamers” di Bertolucci e Alex Brendemuhl racconta la storia di una donna nata ribelle di nome Gabrielle costretta dalla famiglia a sposare un uomo che non ama con l’obiettivo di diventare finalmente rispettabile agli occhi del paese,smettendo di far parlare di se con comportamenti poco consoni a una giovane ragazza di una rispettabile famiglia.Sarà il suo ricovero presso una clinica specializzata nella cura dei calcoli,da qui il titolo del film,con il conseguente incontro con un reduce di guerra,il tenente Andrè,a far rinascere in lei la passione e la voglia di un amore desiderato,voluto e soprattutto assoluto anche se tutto purtroppo non sarà esattamente quello che sembra.Film bellissimo,dotato anche di una intensa colonna sonora,da vedere e perché no anche rivedere,come ho fatto io,per apprezzarne fino in fondo le sue innumerevoli sfumature. (19/1/2019) ****

E’ un film da vedere questo lungometraggio diretto nel 2016 dal regista statunitense Tate Taylor,qui alla sua prima esperienza importante,basato su un romanzo della scrittrice britannica Paula Hawkins.Un buon giallo dai canoni classici,con una discreta dose di erotismo grazie anche alle belle interpreti e con un giusto e apprezzato finale anche se le alternative arrivati a quel punto non erano poi moltissime.Grazie a un’Emily Blunt in ottima forma e nella storia alcolizzata quanto basta dopo una delusione d’amore,il film scorre molto bene,con i suoi momenti di tensione derivanti dalle vere o false realtà che l’interprete principale percepisce a causa del suo debole stato psicologico,nella sua personale indagine volta a risolvere un’omicidio.Consigliata vivamente una visione,si sono visti prodotti del genere ben più brutti e inutili. (12/12/2018) ***

Un film molto bello diretto nel 2014 dal sempreverde Clint Eastwood basato sulla storia di quattro ragazzi italoamericani del New Jersey che guidati da una voce fuori dalla norma,quella di Frankie Valli,raggiunsero un enorme popolarità sul finire degli anni 50 inizi 60 con il nome “Four Seasons”.Gli ingredienti per una buona storia ci sono tutti,l’entusiasmo iniziale e i primi successi,poi i problemi che iniziano con i primi guadagni,la testa matta di alcuni di loro che penalizzerà in parte la loro carriera,le vicende personali e familiari di chi ha scelto di farsi una famiglia difficile da mantenere essendo sempre in giro per tutta l’America.Molto bravi i giovani protagonisti,attori non molto conosciuti dal grande pubblico,mentre tra gli altri più navigati spicca un Cristopher Walken impeccabile,il tutto coadiuvato comunque da una regia che non esce mai dal seminato e riesce sempre a catturare l’attenzione.Una bella pagina della musica americana che continua ancora oggi con il musical,a cui il film rende omaggio,che andrebbe riscoperta anche da noi essendo poco conosciuta,insomma un’ottima occasione per ripercorrere quella storia gustandosi il film. (3/11/2018) ****

Un incidente nella notte,un ciclista investito e non soccorso,diventa lo spunto per scavare all’interno di due famiglie molto diverse tra loro ma legate dal rapporto sentimentale dei propri figli.Ottimo e davvero bellissimo questo noir diretto nel 2014 da Paolo Virzì tratto da un famoso romanzo americano.Tre capitoli,ognuno dedicato a un personaggio chiave del film oltre a quello finale che riunisce e chiude il cerchio.Tra gli interpreti bella e brava la Valeria Bruni-Tedeschi,sempre impeccabile ma qui un po’ sopra le righe Fabrizio Bentivoglio ma la vera rivelazione è Matilde Gioli,giovanissima attrice agli esordi,sicuramente destinata a una promettente futura carriera. (18/10/2018) ****

Apprezzato come regista fin dai tempi di “Confessioni di una Mente Pericolosa”,George Clooney raggiunge il suo l’apice con questo movie del 2011,asciutto,crudo,sprezzante nel descrivere il sottobosco dei compromessi durante le campagne elettorali americane e sempre molto critico verso la sua nazione devo ammettere e affermare a gran voce che qui coglie nel segno. (15/9/2018) ***

Nonostante sia un remake del lungometraggio diretto nel 2009 da Juan Josè Campanella e “Oscar Miglior Film Straniero” nel 2010 resta comunque una bellissima versione questa datata 2015 del regista Billy Ray.Tratto da un romanzo che porta lo stesso titolo,”Il Segreto dei suoi Occhi” annovera un cast eccezionale,basti pensare a Nicole Kidman nella parte di un’ambizioso avvocato destinato alla carriera giuridica oltre a una Julia Roberts davvero efficace nel ruolo di una madre in polizia a cui hanno violentato e ucciso la figlia.Tra loro si inserisce il personaggio principale Chiwetel Ejiofor già “Amistad” e “12 Anni Schiavo”,un ex-poliziotto che non riesce a dimenticare quell’orribile fatto di sangue di cui lui si sente un po’ responsabile,rimasto da allora senza colpevole.Il film si muove tra il desiderio di vendetta che non ha certamente scadenza e il punto limite fino a dove possiamo spingerci per ottenere la piena giustizia,sempre e comunque con il suo relativo prezzo da pagare.Il finale da brivido,davvero inaspettato,vale da solo la visione del film. (10/7/2018) ****

Sempre bellissimo questo affascinante film di Woody Allen diretto nel 2005.Seguire l’istinto o la ragione rimane uno dei veri dilemmi della nostra vita,sperando poi in ultima analisi che quando il rischio si fa alto la pallina,il titolo omaggia un riferimento tennistico,rimbalzi sul nastro e vada dall’altra parte,consentendo così in maniera fortunosa di ottenere il punto vincente.Semi capolavoro con una Scarlett Johansson mai così bella e intrigante. (22/4/2018) ****

Un vero e proprio gioiello questo film di Paul Thomas Anderson diretto nel 1997 con uno sguardo severo e critico rivolto al mondo del cinema a luci rosse tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta quando le prime cassette VHS e le sue relative registrazioni artigianali avrebbero rivoluzionato il settore.Cast straordinario e oltre a Mark Whalberg,nella parte di un possibile John Holmes che fu all’epoca star del genere,spicca un grandissimo Burt Reynolds nella parte del regista e giustamente super premiato per l’occasione. (5/3/2018) ****